21 ottobre 2010 —
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Sassari
SASSARI. Finti badanti sopresi a lavorare in nero nei cantieri edili. Donne delle pulizie abbandonate sulle scale dopo un infortunio perché nessuno ficchi il naso negli affari dei datori di lavoro. Lavoratori con contratto a tempo indeterminato licenziati e subito sostituiti con maestranze extracomunitarie, che il contratto neppure osano sognarlo. Ancora: lavoratori assunti con contratto part time, però costretti a fare turni di dieci ore. Accade di tutto sotto il cielo della crisi. Spazio dei diritti negati dove aumenta il tasso di disoccupazione, soprattutto giovanile.
Rispetto al 2008, in Sardegna è stato registrato un incremento dell1,1 per cento e del 2,1 nel nord dellIsola, con un picco di 5,3 in Gallura. In questo cielo plumbeo, non stupisce che rapaci avventurieri facciano i soldi con la disperazione altrui e con il pretesto che «di questi tempi così fan tutti».
È sconsolante la realtà fotografata ieri dagli enti di vigilanza e dalle forze dellordine durante la riunione semestrale del Cles, il Comitato provinciale per lemersione del lavoro sommerso. Annalisa Massidda, energica timoniera della Direzione provinciale del lavoro, ha elencato cifre che il prefetto Marcello Fulvi alla fine della mattinata ha commentato pragmatico: «Non mi sembra che siamo fuori dalla crisi, anzi la mia impressione è che il nord Sardegna continui a scivolare verso il basso». Il rappresentante del Governo non è pessimista. E infatti ha esortato il Cles a proseguire il cammino arduo, ma ricco di risultati, sul fronte della vigilanza. «In momenti delicati come quelli che stiamo vivendo - è stato lincoraggiamento del prefetto - è ancora più importante far rispettare la legalità e tutelare i soggetti più deboli». Prevenzione e vigilanza sono le uniche armi cariche.
Per il resto, infatti, sul fronte della crisi non ci sono schiarite in vista. Lo provano le violazioni accertate nei primi dieci mesi dellanno dagli ispettori della Dpl, dellInps, dellInail, dello Spresal della Asl. In mezzo cè di tutto: omissioni contributive, lavoro nero, distacchi illeciti, orari arbitrari, violazioni plateali delle norme per la sicurezza. Le irregolarità sono sempre state un termometro efficace per misurare la febbre di un territorio affamato di lavoro. Quando la fame diventa insostenibile, i diritti sono il companatico al quale molti rinunciano. I primi a pagare sono i lavoratori. Lo ha detto chiaramente Franca Sabino, sindacalista della Cgil, in premessa di alcuni esempi concreti. Come quello, appunto, della dipendente di una coop abbandonata sulle scale dai datori di lavoro dopo un infortunio. Laltro esempio laveva fatto Annalisa Massidda quando ha raccontato dei lavoratori extracomunitari, regolarizzati come badante, trovati al lavoro in alcuni cantieri edili. Ovviamente senza alcun contratto e senza protezioni antinfortunistiche. Che la crisi abbia investito il territorio è una convinzione di Giansimone Masia (Confindustria), del rappresentante Confcommercio, dellassessore comunale alle Attività produttive Gianni Carbini.
Ecco perché nessuno, nel Cles, si stupisce del fatto che in Sardegna oltre la metà delle aziende sarde siano irregolari. Su 4377 imprese ispezionate dalle Dpl, 2300 sono risultate irregolari, pari al 52,5% del totale. Su oltre 26mila posizioni lavorative verificate, sono 6300 i dipendenti irregolari e 1580 in nero. In edilizia, la quota di aziende fuori norma è del 62,7% (686 su 1093), con un terzo degli addetti non a norma, tra irregolari e in nero.
Il nord Sardegna non fa eccezione. Nel Sassarese e in Gallura, il dato sulle aziende irregolari ricalca il trend sardo (706 su 1328, pari al 53%). Mediamente ogni azienda ha 1,4 lavoratori non in regola e unazienda su due ha almeno un addetto completamente in nero. Ma quel 47 per cento di apparente regolarità non deve trarre in inganno, riflette Massidda: «il termine regolarità deve essere spesso letto come regolarità solo formale». La flessibilità introdotta dalla legge Biagi ha infatti messo nelle mani dei datori di lavoro strumenti che spesso vengono utilizzati per nascondere il sostanziale (ma difficile da provare) aggiramento delle regole.
La situazione è drammatica nei cantieri edili, dove il 98% dei cantieri non è norma e dove sono risultate irregolari 287 posizioni lavorative su un totale di 1.228. Il dato è ulteriormente peggiorato rispetto allo stesso periodo dellanno scorso, quando i cantieri fuori norma erano 91 su cento. Solo un terzo delle aziende ispezionate nel settore edile è regolare.
Complessivamente, nei primi dieci mesi dellanno gli ispettori della Dpl hanno recuperato crediti e premi evasi per 1.789.356 euro.
Impressionanti anche i dati forniti dallInps, illustrati al Cles dal direttore Antonello Angius. Dati in continua evoluzione, visto che in poco più di un mese gli ispettori dellIstituto della previdenza sociale abbiano recuperato quasi un milione di euro in più rispetto agli 8.260.000 scovati fino ad agosto nelle tasche di datori di lavoro disinvolti. Su 474 accessi ispettivi, nei primi dieci mesi dellanno lInps di Sassari ha scoperto 347 lavoratori in nero e 158 aziende e autonomi non iscritti. A fare schizzare verso lalto le statistiche, ha spiegato Angius, hanno contribuito le ispezioni nelle aziende turistiche. «La crescita del lavoro irregolare impatta inevitabilmente sulla sicurezza - avverte il direttore dellInps -. Bisogna che tutti capiscano che i lavoratori in nero di oggi saranno i senza casa di domani».
Luca Dessantis, direttore dellInail, ha illustrato i risultati degli accertamenti eseguiti dagli ispettori del suo istituto. Nel 2010 in Sardegna si sono finora registrati 21 infortuni mortali, cinque in meno dellanno scorso, soprattutto nel settore agricoltura, di cui quattro in itinere. Nel nord Sardegna le morti bianche sono state otto: cinque nel Sassarese e tre in provincia di Olbia-Tempio.
Essenzialmente quattro i settori nei quali si sono concentrati gli specialisti dello Spresal del Dipartimenti di prevenzione dellAsl di Sassari: chimica, porti, amianto e agricoltura. Teresa Marras ha spiegato che nei primi dieci mesi del 2010 si è passati dai 114 interventi su aziende e cantieri ai 134, con un incremento del 18 per cento. Le imprese controllate sono state 140 contro le 119 del 2009, i sopralluoghi effettuati sono stati 223 contro i 186 dello scorso anno (più 20 per cento). Aumentate anche le sanzioni nei confronti delle aziende inadempienti, che da 36 sono passati a 43 con un incremento del 19 per cento.
Le sanzioni dello Spresal in edilizia hanno riguardato 28 cantieri su 85 ispezionati e nel 71% dei casi le sanzioni hanno riguardato il mancato rispetto delle norme più elementari sui ponteggi. Da settembre è operativa una sezione staccata dello Spresal per Ozieri e il Goceano. «Si tratta - ha commentato Marras - dellavvio di un presidio in un territorio difficile». Limpressione è che tutto il nord Sardegna sia diventato una zona ad alto rischio.