03 ottobre 2010 —
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sezione: Fatto del Giorno
CAGLIARI. Azzerata la giunta e aperta la crisi, Ugo Cappellacci si è chiuso ieri a Villa Devoto per esaminare due scenari politici. Primo: un nuovo esecutivo entro domani (la soluzione più probabile è la conferma della metà dei suoi assessori). Secondo: dimissioni e quindi elezioni anticipate. Le due ipotesi sembrano essere alla pari e nel centrodestra (ma pure nellopposizione) cè alta tensione.
Il possibile schema per la giunta. Il presidente si era lasciato con i partiti con questa proposta: 5 assessorati al Pdl, 5 agli alleati, 2 a tecnici uscenti (Andrea Prato e Ketty Corona). E improbabile che dopo il gesto forte di venerdì faccia marcia indietro, per cui la soluzione possibili della crisi sembra essere lo stesso schema. I 5 posti del Pdl andrebbero a Giorgio La Spisa al Bilancio e Antonello Liori alla Sanità (tra gli uscenti sono gli unici sicuri), quelli degli alleati andrebbero così ripartiti: sempre 2 allUdc (Giorgio Oppi e Sergio Milia), ancora uno a testa a PsdAz e Riformatori, uno (e sarebbe la novità) allUds per Mario Floris. Sinora PsdAz e Riformatori non hanno accettato di restare a quota uno, anche se giovedì avevano dato il via libera comunque, ma avvertendo che avrebbero confermato i loro tecnici (rispettivamente Angelo Carta e Sebastiano Sannitu) rinunciando allingresso dei politici. In questa situazione, ci sarebbe la conferma di sei uscenti: appunto La Spisa, Liori, Prato, Corona, Carta e Sannitu.
La scadenza di martedì con Maroni. Lunica cosa certa di questa crisi sembrano i tempi: rapidissimi. Il presidente ha assunto i dodici interim e, come ha fatto notare ieri Francesco Sanna (Pd), di fatto ha eliminato lintera giunta che è uno dei tre organi costituzionali della Regione. Cappellacci potrebbe convocare una riunione già da stasera, ma comunque ha fatto sapere che la decisione sarà assunta entro lunedì. Tra le altre cose, martedì a Villa Devoto arriva il ministro dellInterno per il vertice sugli attentati ai sindaci e il presidente non può certo presentarsi con una crisi ancora aperta.
La riflessione a Villa Devoto. Ieri Cappellacci è rimasto per tutto il giorno nella sede di rappresentanza della Regione. Dopo alcune visite istituzionali programmate da tempo, il presidente ha fatto allontanare anche i più stretti collaboratori e si è chiuso nella sua stanza. Nei contatti telefonici con le forze politiche, Cappellacci ha confermato lidea di dimettersi, o meglio, lidea di andare avanti solo se ci sono davvero le condizioni per unazione corale di tutto il centrodestra, senza più scontri sugli assessorati e sulle nomine. Ma, parlando con dirigenti nazionali (forse con il supervisore Romano Comincioli) ha anche spostato il tiro su Roma e in particolare su Palazzo Chigi: se dovesse decidere di restare in carica - ha fatto sapere - non esiterebbe a rivoltarsi contro Silvio Berlusconi visto che il suo è stato tuttaltro che un governo amico.
Gli sms politici inviati dal bunker. Lunico modo per comunicare con Cappellacci ieri erano i messaggini telefonici. Il presidente ne ha usato diversi per lanciare qualche messaggio: «E chi lha detto che presenterò la giunta?» ha risposto a chi gli chiedeva se lappuntamento era per lunedì o martedì.
Il Pdl sardo alza la voce a Milano. A dare man forte a Cappellacci sulla linea dura nei confronti del governo è stato già ieri il coordinatore sardo del Pdl, Mariano Delogu, che alla Festa della Libertà a Milano, ha esordito così: «Noi sardi sappiamo di essere isolani ma non intendiamo essere isolati». Dopo aver espresso «apprezzamento» per le decisioni di questi due anni a favore dellisola, Delogu ha detto che «ora occorre comunque aprire in tempi brevissimi un tavolo tecnico-politico tra governo e giunta onde giungere a una definitiva soluzione delle emergenze» (Alcoa, Vinyls, Legler e altre). Facendo riferimento ai discorsi di Berlusconi in Parlamento sulla fiducia, Delogu ha quindi affermato che «la Sardegna attende altri interventi in tempi brevi». E ha parlato proprio della Sassari-Olbia, della Carlo Felice, dei fondi Fas, le nuove entrate fiscali e la revisione del patto di stabilità. Il centrodestra e Cappellacci stanno cercando di scrollarsi laccusa di essere succubi di Berlusconi.
Riformatori e PsdAz disponibili. I due gruppi politici che hanno portato Cappellacci a bloccare la verifica e a ritirare le deleghe agli assessori hanno ieri voluto chiarire le loro posizioni e a dire soprattutto che «il nostro documento non era di rottura, anzi invitava il presidente a formare la giunta senza ulteriori trattative». Il capogruppo dei Riformatori, Pierpaolo Vargiu, è tornato su questo punto: «Sia chiaro che non faremo barricate sugli assessorati, ci andrà bene se saranno due, ci andrà bene se resterà uno. Le barricate in Consiglio vogliamo farle sugli otto punti programmatici contenuti nella lettera che abbiamo consegnato al presidente, dalla riforma sanitaria allabolizione delle Province e dei Consorzi industriali, dalla riduzione del numero dei consiglieri regionali alla riforma della spesa regionale e della scuola». Perché «la gente ci chiede di risolvere i problemi e secondo noi Cappellacci non deve rispondere con gli incarichi ma con le scelte di governo». E lipotesi delle elezioni anticipate? Vargiu: «Le emergenze sono tali da richiedere una Regione nella pienezza dei poteri, ma se il presidente dovesse ritenere che non ci sono più le condizioni per andare avanti, allora sarebbe meglio votare». Sulla stessa lunghezza donda il capogruppo sardista Giacomo Sanna: «Il presidente ha fatto bene ad azzerare la giunta perché questo gli consente una ripartenza più precisa per un rilancio». Non teme le elezioni anticipate? «No. Ma in politica quando si interrompe una legislatura - ha risposto Sanna - si dichiara il fallimento di una esperienza». Un messaggio chiaro al centrodestra per il futuro.
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