Sergio Staino e Bobo, tra crisi del Sessantotto e il bisogno di sognare

SAN SPERATE. Quando Bobo, pugno alzato e fazzoletto al collo, balzo in avanti felice, esce dalla penna di Staino sulle note de «Les Anarchistes» suonata dai Tete de bois, la figlia lo avvisa «Se ti vede Franceschini ti espelle dal partito». L'incontro letterario e il successivo concerto performance 'Tutto il potere alle biciclette", organizzati da 'Cuncambias" a Sansperate, raccontano un'amicizia fatta di scambi d'idee, visioni, ricordi tra due 'cronisti di volata".
In giro per l'Italia Sergio Staino, disegnatore «più col cuore che con gli occhi» e Andrea Satta, cantante, pediatra e scrittore, leader della band più anarchica e poetica che ci sia, reduci dall'Asinara dove sono stati insieme agli operai. Nel cortile di casa Brisu il padre di Bobo arriva con passo elegante e un bastone fatto per lui da Paolo Hendel. Rappresenta quella sintesi di «ironia e passione civile, capace di inventarsi un lavoro, un ruolo, un pezzo di libertà nella stampa italiana. Per me: un generoso» dice per presentarlo Satta. «Nel lavoro di creativi si tende a rinchiudersi - risponde Staino - Io non sono cosi, mi sono formato come animale politico sotto le bombe, nei rifugi dove regnava il collettivismo di guerra, poi nelle Case del popolo della Toscana, alle feste dell'Unità. Ora posso disegnare davanti a un foglio una, due ore, poi devo cercare qualcuno chiedergli 'leggi un po' qui...cosa ne pensi?". Anche quando ho fondato 'Tango" l'ho fatto soprattutto per fare una cosa insieme ad altri». Nato in un giorno di crisi, come caricatura di se stesso Bobo ha «un naso grosso che attira simpatia, mi sono immaginato ingrassato, con meno capelli, gli ho messo gli occhiali. I fumetti erano più incerti ma sinceri e Oreste Del Buono ha capito che incarnava la crisi di una generazione, la fine del'68». Nel microcosmo familiare di Staino, Bibi è la moglie, Ilaria la figlia portatrice di saggezza popolare «quella che dice che il re è nudo», Molotov «un ragazzo di Carbonia, Antonello Obino venuto a Firenze per fondare la rivista 'Ottobre" che durò un mese appena», l'amica di Bibi «una sintesi del peggio del femminismo che mi ossessionava e di cui ora, quando vedo la Gelmini e la Carfagna, sento nostalgia». Ma come parlare alle generazioni future? Staino: «Bisogna costruire un linguaggio e un sogno per questa generazione. La risposta di D'Alema sulla candidatura di Vendola è come quando ti indicano la luna e tu guardi il dito. Una politica antica fatta di ragionamenti statistici: il governo di transizione, fare entrare l'Udc, tenere buona la Lega...Ma che dire a quelli che non votano più essendo di sinistra? E a chi vuole ideali nuovi? Vendola non sarà il leader ideale ma riesce a comunicare che la sinistra ha qualcosa in più rispetto agli altri, crea emozione, partecipazione, perciò lo devi incontrare, ci devi parlare. Con Veltroni e D'Alema non andiamo da nessuna parte». «A me leggere d'Alema fa venire voglia di fare altro - gli fa eco Satta - andare in bici, per esempio. Veltroni però è riuscito a dimettersi da sindaco di Roma con un gradimento del 63% per perdere le elezioni e consegnare il comune a Rutelli che poi l'ha perso. Se si presenta a un concorso pubblico non lo vince».

Daniela Paba