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«La ricotta rossa? Colpa del caldo»

 SASSARI. «Noi aspettiamo fiduciosi i risultati delle analisi di laboratorio». Al telefono, da Usmate, cuore della Brianza, uno degli amministratori della ditta produttrice dei 250 grammi di ricotta fresca diventata sorprendentemente rossa e maleodornate e finita sotto il naso dei Nas di Olbia che l’hanno sequestrata, è certo che non ci sarà nulla da contestare alla sua azienda.
 Appena saputo del sequestro - spiega l’ad Eugenio Cogliati - abbiamo provveduto a fare le nostre verifiche e inviato anche a un laboratorio d’analisi esterno una campionatura».
 Contemporaneamente i Nas hanno dato il via agli accertamenti su tutto il territorio nazionale e sequestrato nel supermarket di Olbia dove è stata acquistata la ricotta sospetta tutte le confezioni ancora sul banco.
 Ad occuparsi delle analisi, in sede locale, sarà l’Istituto zooprofilattico dell’Università di Sassari, ma fino a ieri pomeriggio i campioni non erano ancora stati consegnati.
 Il caso è nato dopo che una giovane donna di Olbia ha aperto una piccola confezione di ricotta acquistata in un market. Certa di aver messo sul tavolo un prodotto sano, con sorpresa si è trovata difronte un blob maleodorante. In altri tempi, forse, si sarebbe limitata a tornare indetro e fare reclamo alle casse, ma sull’onda del terrore-alimentare innescato dalle mozzarelle blu e della ricotta azzurra, è corsa a comporre il numero dei carabinieri che hanno immediatamente mobilitato i Nas.
 «Capiamo benissimo la rerazione del consumatore - dice Eugenio Cogliati - noi possiamo fare alcune ipotesi ma prima è necessaria una premessa».
 La premessa è che l’azienda, leader nel mercato dei latticini, 300 dipendenti, un indotto di altri 400, 200 quintali di materia prima lavorata ogni giorno, è certa che il prodotto sotto sequestro (un cucchiaio appena dei 20mila chili di ricotta quotidiani) sia uscito dagli stabilimenti in condizioni perfette.
 «Non dimentichiamo - spiega il responsabile dell’azienda - che stiamo parlando di uno degli alimenti più deperibili che esistano, è sufficiente che si interrompa la catena del freddo perchè vada perso. In questo caso, considerando che il 21 luglio scorso il termometro superava i 35 gradi e che le automobili erano roventi sotto il sole, non è eccessivo ipotizzare che il trasporto non idoneo possa essere la causa che ne ha provocato il deperimento. Del resto l’alterazione e la colorazione rilevate sono proprio tipiche di uno sbalzo di temperatura verso l’alto».
 Interruzione che potrebbe essere avvvenuta anche in uno dei passaggi delle confezioni dall’azienda al banco del market, così come non è escluso che l’involucro si sia bucato e sia entrata aria quando ancora si trovava sugli scaffali.
 Ipotesi, niente di più, che verranno valutate dagli inquirenti nei prossimi giorni alla luce dell’esito degli esami di laboratorio. Ad occuparsi delle analisi sara l’equipe del professor Antonio Fadda.
 Saranno necessari alcuni giorni per conoscere l’esito. -  

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