Quella chiesetta gotica abbandonata tra gli ulivi


La strada statale 200, che ha inizio a Sassari, col ponte Rosello, non è più nota, come un tempo, come la strada che conduce a Sennori, ma come la «strada di San Camillo».
La nuova denominazione ha preso piede a partire dagli anni Sessanta, quando i Camillini fondarono lungo il suo percorso un centro per la formazione professionale. Dopo poco lo abbandonarono, e i grandi edifici che sono rimasti hanno accolto alcuni reparti degli ospedali cittadini.
Una statua di San Camillo si affaccia ancora sulla strada, dal muro di cinta dell'insediamento: la si scorge quando, dopo aver attraversato la vallata di Logulentu, si percorre, a un paio di chilometri dalla città, la salita verso il pianoro di Taniga. E c'era anche un santo, San Giacomo, emarginato con la sua chiesetta campestre.
Per vederla si fa una piccola deviazione, prendendo a sinistra di fronte alla statua del suo concorrente; ci si inoltra tra gli uliveti un tempo ricchezza della città e se ne scorge ben presto la fiancata che spicca tra il verde col colore chiaro della pietra calcarea. Costruita nel XIV secolo, ha una facciata piuttosto elaborata, col portale sovrastato da una cornice, una finestra con rosone e un campaniletto a vela.
Ma attirano di più l'attenzione le piccole sculture alla base degli archetti che ornano la parte alta della facciata laterale. Sono per lo più volti umani: secondo Vico Mossa, che ha studiato le architetture dell'isola, raffigurano angeli e prelati. La corrosione della pietra ne ha risparmiato poche, ma in origine erano quasi cento: «Nessun'altra chiesa isolana ne possedette tante».
Al loro arrivo i Camillini provvidero anche al restauro di questo monumento che gli studiosi dicono sia l'edificio gotico meglio conservato dell'area sassarese.

Salvatore Tola