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Rifiuti e appalti pilotati: undici indagati

 CAGLIARI. Scrivevano capitolati d’appalto per raccolta e smaltimento dei rifiuti con richieste che in controluce rimandavano la fisionomia di un’importante società piemontese, la Derichebourg San Germano. In due anni di indagini il nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Cagliari agli ordini del colonnello Alessandro Marin ha messo insieme un piccolo ma promettente puzzle di gare che potrebbero essere state pilotate in direzione dell’azienda piemontese. In qualche caso con successo, come a Carloforte, in altri no, come a Porto Torres.
 Ieri mattina Marin, coadiuvato dall’ufficiale che dirige il gruppo tutela economia del nucleo (il colonnello Joseph Santini), ha dato il via all’operazione «Clean Island», con 21 perquisizioni in Sardegna, ma anche in Piemonte e in Emilia Romagna, dove ha sede la Attima Service, titolare della gestione del cimitero di Carloforte, per la cui gara ci sarebbe il sospetto di una turbativa d’asta, stesso schema messo a fuoco sulla San Germano. Indagati per turbativa d’asta il sindaco di Carloforte, Agostino Stefanelli, gli assessori Salvatore Biggio e Sergio Rivano, poi i tre titolari dell’azienda piemontese, il titolare della ditta emiliana, i due intermediatori (Calvia e Del Rio) che avrebbero tenuto i contatti tra gli apparati locali sardi e la società piemontese, due membri del consorzio per i rifiuti che riunisce altri quattro piccoli comuni del nord Sardegna: Cargeghe, Muros, Tissi e Usini. Ieri mattina ci sono state perquisizioni anche negli uffici comunali di Porto Torres, ma in questo comune, al momento, non risultano esserci amministratori o funzionari indagati per turbativa d’asta. Quest’ultima vicenda è piuttosto singolare anche sul piano delle indagini: i militari della Guardia di finanza coordinati dal sostituto procuratore di Cagliari Emanuele Secci avevano addocchiato alcune presunte irregolarità nell’andamento delle procedure della gara che doveva individuare sul mercato la ditta cui affidare la gestione dei rifiuti.
 Alla fine, secondo la ricostruzione fatta dalle Fiamme Gialle, avrebbe vinto una società diversa dalla Derichebourg San Germano non per un guizzo di legalità della commissione appalti ma perché (nella valutazione della Guardia di finanza) sarebbe stato commesso un errore e quindi la ditta «favorita» sarebbe rimasta tagliata fuori. Frutto di aste condotte al di fuori della legalità sarebbero gare che, assieme, raggiungono un importo di 16 milioni di euro.
 Il punto centrale dell’inchiesta, però, non sono soltanto le turbative d’asta le cui tracce i militari adesso cercheranno anche nella documentazione e nei file sequestrati negli uffici e nelle abitazioni perquisite. Così il comunicato stampa delle Fiamme Gialle: «Le investigazioni in corso sono volte a portare alla luce gare d’appalto pilotate che sarebbero state aggiudicate ai predestinati vincitori decisi ‘a tavolino’, aggirando le procedure previste dalla vigente legislazione ed eludendo le procedure volte a garantire una lecita e paritaria concorrenza, rimasta tale, quindi, solo sulla carta». Nel comunicato si parla di un vero e proprio «comitato d’affari che vede coinvolti pubblici amministratori comunali sardi e imprenditori locali e del Continente». Dunque, come avrebbe agito, secondo la Gdf, il gruppo che in qualche modo si è raccolto attorno al faccendiere in grado di tessere i rapporti e al «collega» che si occupava degli aspetti più tecnici? Questi sarebbero due professionisti, uno continentale, l’altro sardo, molto attivi nel favorire la buona conoscenza delle qualità delle ditte rappresentate. Come facevano questi accorti intermediari a «turbare» il regolare svolgimento delle aste? Dal riserbo trapela che ci sarebbe stato forse un giro di soldi, ma anche di altre «utilities». Ipotesi: in piccole realtà sociali soltanto sponsorizzare un’attività sportiva può servire a mettere sotto una luce migliore la ditta che si candida per gestire un servizio; poi ci sono le proposte di lavoro vere e proprio, magari attività non particolarmente remunerative ma stabili, capaci di risolvere una o più situazioni personali e quindi creare una riconoscenza su cui portare la memoria del beneficiato e della sua famiglia al momento del voto. Gli oltre ottanta finanzieri che ieri sono arrivati all’alba in vari uffici e case dell’isola e della Penisola cercavano le prove dei contatti tra i vari indagati. Mail di risposte, sollecitazioni, richieste di chiarimenti, insomma tutto quello che dimostra un rapporto non necessario quando c’è da gestire la gara per un servizio importante e lucroso come la gestione dei rifiuti. Su come la Guardia di finanza sia arrivata a sollevare il coperchio di tali gare al momento resta riservato. Ma a Carloforte ieri non era un mistero per nessuno il fatto che tra vecchia e nuova giunta comunale ci siano stati importanti dissapori con conseguenti azioni forti e che il tema rifiuti nella bella isola di San Pietro sia particolarmente scottante e l’anno scorso c’erano state parecchie lamentele sulla qualità del servizio.
 La montagna di materiale informatico e documentazione sequestrata adesso deve essere presa in esame. Ci vorrà un po’ di tempo, ma l’inchiesta si mantiene viva e promette sviluppi sul nuovo fronte: gli accertamenti avviati in altri comuni. -