12 luglio 2010 —
pagina 07
sezione: Sardegna
Sacerdoti, certo. Votati alla cura animarum come usa con i preti. Ma soprattutto persone che - sotto la spinta della Rerum Novarum di Leone XIII - vivevano e soffrivano la povertà della Sardegna dei primi anni del Novecento. E che «non potevano annunciare il Vangelo se prima non collaboravano a costruire lhabitat umano». Come dire: meglio avere prima ledificio scolastico, lacquedotto, per la chiesa si vedrà. Leader politici, programmatori, sociologi dello sviluppo, insomma. Non solo. Poteva un parroco, un curato di campagna e di montagna, non rendersi conto delle stragi, dei delitti allarma bianca che insanguinavano la Sardegna? Il vescovo Serafino Corrias, figura di maggiore spicco dellepiscopato ozierese a cavallo fra l800 e il900, vedeva Logudoro e Goceano devastati socialmente. In una lettera al Ministro dei Culti, nel 1872 scriveva: «Ho trovato paesi lacerati da intestine discordie, da odii privati, da ire antiche ed invelenite, altri dediti al vizio, al gioco, al malfare, dappertutto malcostume e se non perso certo illanguidito il principio dellautorità e il rispetto alle leggi». Cita due paesi di faide, Ittireddu e Nughedu San Nicolò.
Brani tratti dalle 371 pagine che monsignor Tonino Cabizzosu, di Illorai, direttore dellarchivio storico della diocesi di Cagliari, racchiude in Pastori e intellettuali nella Chiesa sarda del Novecento. Lo fa da studioso, da esperto visto che è professore ordinario di Storia della chiesa alla facoltà teologica della Sardegna. È lui che con Francesco Atzeni dirige due collane: Magistero dellepiscopato sardo e un Dizionario biografico. Sono di Cabizzosu i tre volumi su Ricerche socio-religiose sulla Chiesa sarda tra 800 e 900. In questo nuovo libro (4 parti, 20 capitoli) emerge un secolo di storia sarda con venti ritratti di parroci con elevate antenne sociali. Cerano i sacerdoti-pastori che si occupavano di «evangelizzazione, istruzione scolastica, promozione su ambito rurale e agrario, educazione alla solidarietà». Il canonico Priamo Maria Spano, parroco di Escalaplano, il 18 luglio 1927, in pieno fascismo, ottiene dal ministero dellAgricoltura un corso per potatori. Scriveva Spano: «Sono convinto dellutilità di questo lavoro che assicura un meraviglioso cespite dentrata alla Nazione, a questo popolo può fruttare oltre un milione allanno, poiché innestando i 200mila olivastri che vegetano in questo territorio, producendo ogni pianta anche solo due litri dolio, ne avrà 400mila litri che i quali venduti a solo lire tre ne avrà un milione».
Parroci che inizialmente inneggiano al fascismo ma non tardano a ricredersi. A Nuraminis cè Attilio Spiga, nativo di Sestu. Gli sfollati arrivano a centinaia da Cagliari. Il 20 luglio 1943 unincursione aerea devasta anche Monastir e Samatzai. Scrive: «Molte case ed alcune strade e piazze sono state inondate di pallottole perforanti ed esplosive». Cade il fascismo. Lorrore della seconda guerra mondiale. Anche i parroci si convertono: «Chi avrebbe creduto ciò? La più grande sventura si è abbattuta sulla povera Italia».
Anni difficili. Con preti coraggio. Chiesa ma anche società. Fedeli ma anche gente comune. Nel Gerrei si distingue lopera di Giuseppe Francesco Antonio Piga. Nasce ad Armungia. Lotta contro lanalfabetismo. Viene trasferito a Silius dove combatte unaltra battaglia: «Lera pessima che domina in Silius è il concubinaggio, male inveterato per lesempio dato dai grandi negli anni andati». E la fede? Male. È la fine della prima guerra mondiale. Nel Liber Chronycus nel 1919 annota: «Il ritorno dei militari dalla guerra pare che abbia accresciuto maggiormente lindolenza e lapatia per i santi sacramenti»: Cabizzosu: «Insieme a lutti e sofferenze la guerra del 15-18 offrì anche uno stimolo: aprire gli occhi sul dinamismo della società internazionale».
Nella prima parte si staglia la figura di Giovanni Ortu «uno dei più acuti pensatori del Logudoro e del Goceano negli anni 60 e 70 del Novecento». Nato a Dorgali nel 1928, morto a Ozieri nel 1994, pubblica nel 1968 un Magistero dellepiscopato sardo. Un contributo originale e inconsueto. Ortu entra nella schiera di parroci formatisi a Cuglieri che fa fare «al clero sardo un salto di qualità attraverso una formazione più consona ai nuovi tempi».
Da Cuglieri, afferma Cabizzosu, «uscì un clero isolano rinnovato nella preparazione intellettuale, disciplinare, pastorale». E Piga è «una delle figure più significative di quellesperienza». Perché? «Recepì gli aspetti più significativi delle istanze teologico-pastorali che andavano proiettandosi sotto i pontificati di Pio IX e Pio XII» dando «attenzione al mondo agro-pastorale e allemigrazione, promozione del ruolo della donna, divulgazione degli ideali artistici e culturali attraverso la stampa». Cabizzosu non ha dubbi: «In Ortu si potrebbe trovare in filigrana il travaglio della coscienza di un presbitero isolano che visse, con mazzolariana inquietudine, il trapasso da una ecclesiologia tridentina intrisa dei concetTi legati al sistema di cristianità, a quella del Vaticano II da lui anticipata durante gli anni di apostolato giovanile e nella maturità».
Di sacerdoti che hanno costruito la storia della Sardegna ce ne sono tanti altri: il lombardo Felice Prinetti che opera a Cagliari e che vuole «la promozione sociale della donna». E poi Giovanni Battista Manzella (Soncino di Cremona 1855- Sassari 1937), diventato sassarese nellanimo e nello spirito. E ancora Salvatore Vico a La Maddalena, Livio Urru a Desulo e monsignor Virgilio Angioni, leader della chiesa di Quartu SantElena. Figure da giganti anche gli altri personaggi di Cabizzosu: il frate-archeologo Vincenzo Mario Cannas di Tertenia, Pietro Casu (Berchidda) che predicava in limba, Damiano Filia di Illorai, Agostino Saba di Serdiana e Felice Putzu di Selargius. Lultimo capitolo è sui giornalisti. Bastano i nomi: Giovanni Battista Demelas (di Buddusò, parroco di Osidda), Gesuino Mulas, Giuseppe Lepori (Serramanna, direttore del Quotidiano Sardo), Flavio Cocco (Gairo, preside a Lanusei) e Francesco Brundu di Chiaramonti. Pagine da leggere. Quei preti-giornalisti non amerebbero la sintesi.