Un Sardinia Festival da record


SASSARI.Centoventi cortometraggi in concorso selezionati su oltre milleduecento opere provenienti da più di sessanta paesi. L'edizione dei record del Sardinia Film Festival si è conclusa ieri sera, nel cortile del Quadrilatero, con la premiazione dei film vincitori nelle varie sezioni.
La giuria di esperti formata da Lorenzo Saglio, presidente Nuovo circolo del cinema, Piero Livi, decano dei registi sardi, Massimo Maisetti, presidente della Federazione nazionale cineclub, Adriana Casu, Marino Canzoneri, responsabile Società umanitaria Iglesias e Nando Scanu, ha premiato come miglior film italiano «Uerra» di Paolo Sassanelli. Tra gli stranieri, invece, l'israeliano «Sinner» con la regia di Philip Meni da Ramat Gan. Miglior documentario è risultato «Anna Politkosvkaja concerto per voce solitaria» di Ferdinando Maddaloni. Tra i film d'animazione ha convinto più di tutti l'americano «Pigeon: Impossible» di Lucas Martell. Miglior film sperimentale il sudafricano «3 Sai: a rite of passage» di Paul Emmanuel. Oltre a questi cinque premi principali sono stati dati riconoscimenti a «Io sono qui» di Mario Piredda (vetrina Sardegna), «Sciola: oltre la pietra» di Franco Fais (premio Fedic Sassari), «Insuperabili» di Tiziana Spennacchio (premio Fedicscuola). Menzioni d'onore infine a «Salim» di Tommaso Landucci, «The perfect immigrant» di Sastre Rosa Rogelio, «Teclopolis» di Mrada Javier.
Insieme ai numerosi cortometraggi in concorso il Sardinia Film Festival in questa settimana ha proposto alcune proiezioni speciali. Documentari di grande rivelanza come «Ansia d'infinito», su Maria Lai, presentato con successo all'ultimo Festival del cinema di Roma. Pochi movimenti di macchina per lasciare spazio alla protagonista, alle sue parole, alle immagini delle sue opere che si sovrappongono e si dissolvono l'una nell'altra. Frammenti di vita, di una vita straordinaria. Quella dell'artista di Ulassai che Clarita Di Giovanni ha voluto raccontare in questo film ripercorrendo in circa cinquanta minuti la carriera di Maria Lai, oggi novantenne. Ci sono le opere, la concezione dell'arte («dove non c'è niente da spiegare. Bisogna essere incoscienti quando nasce l'opera, è questo il rapporto con l'infinito»), il racconto degli incontri con altri grandi sardi. Dal primo maestro, Francesco Ciusa, a Salvatore Cambosu. Da Giuseppe Dessi a Costantino Nivola. Il documentario è anche un'occasione per rivedere «Legarsi alla montagna», quell'installazione che tanto ha fatto parlare di sé. Chilometri di nastro azzurro utilizzati per unire tutte le case del paese di Ulassai tra loro e poi alla montagna che lo sovrasta. Un'opera effimera, ma la più amata.

Fabio Canessa