Sulle tracce di Sisara, il capo degli Shardana terrore degli Israeliti


Portano dentro i confini odierni di Israele le tracce dei guerrieri Shardana, il popolo del mare strettamente legato ai sardi dell'antichità. Una tesi per molti versi già nota, che li vede protagonisti di episodi storici rilevanti in quello che allora - parliamo di oltre tremila anni fa - era l'estremo oriente, e confortata da numerosi studi. Una tesi che ora sembra prendere ulteriore forza con il lavoro di un archeologo israeliano, Adam Zertal dell'università di Haifa, autore di un libro su un mitico condottiero dell'epoca, Sisra in ebraico, intitolato «Il segreto di Sisara», appena pubblicato. Ma qual era il segreto di questo oppressore dei figli di Israele citato anche nella Bibbia? Secondo lo studioso, Sisara era il capo degli antichi Shardana, riuniti in un esercito alle dipendenze del re cananeo Labino, che poteva contare su ben 900 carri, con il quale teneva sotto scacco un vasto territorio che arrivava dalle colline del Carmelo sino al lago di Galilea. Un generale il cui predominio fini con una disfatta militare a Meghiddo, per mano del condottiero israelita Barac e della profetessa Debora. È sempre la Bibbia a dirci che quello stesso giorno Sisara fu ucciso a tradimento da una donna, Giaele, che riteneva amica.
Ora, a far luce su questo misterioso personaggio, tremiladuecento anni dopo, arriva la pubblicazione di Adam Zertal, frutto di vent'anni di scavi e ricerche in uno dei siti archeologici più enigmatici di Israele: le rovine di El-Ahwat, su una collina che dominava la Via Maris, l'arteria che già all'epoca dei Faraoni conduceva dalla costa mediterranea verso la spianata di Meghiddo (l'Armageddon delle profezie apocalittiche) e verso la Galilea. Dallo studio integrato di reperti archeologici, di geroglifici egizi, di vari documenti e del testo biblico, Zertal, in un'intervista rilasciata ieri all'Ansa, suggerisce che El-Ahwat fosse una cittadella fortificata nuragica - la più imponente della zona, al suo tempo - eretta dagli Shardana: appunto il popolo di navigatori e guerrieri giunti dalla Sardegna. Erano stati nemici degli egizi, che li rappresentavano con un elmetto su cui svettavano due corna. Ma poi, dopo che furono sconfitti e sottomessi, accettarono di diventarne servitori e presidiare per loro conto località strategiche. Diventarono, in una parola, mercenari.
Il nome Saisara, dice lo studioso israeliano, non è semitico ma anzi evoca radici shardana. A riprova di ciò, Zertal cita reperti nuragici di Creta che menzionano una figura religiosa chiamata Saisara. «Chi costrui El-Ahwat doveva essere un megalomane», dice Zertal, riferendosi alle peculiarità di questo sito di cui oggi restano solo rovine. Le sue mura erano spesse dai 5 ai 7 metri, la forma esterna ondulare, sconosciuta in quella regione. «Un'architettura del genere - dice l'archeologo - esisteva allora solo in Sardegna e in Corsica. Ne deduco che fu importata dai combattenti Shardana».
È davvero cosi? Non resta che girare la domanda all'archeologo Giovanni Ugas, dell'Università di Cagliari, autore di numerosi studi e pubblicazioni sugli antichi Shardana (l'editrice Fabula dovrebbe pubblicare un suo libro sull'argomento il prossimo anno). Una testimonianza diretta, quella di Ugas, perché verificata proprio sul campo, negli scavi di El-Ahwat, dove nel corso degli ultimi quindici anni l'archeologo cagliaritano si è recato più volte con un gruppo di studenti universitari. «Conosco bene quel sito - dice Ugas - perché abbiamo lavorato fianco a fianco con Zertal negli scavi di El-Ahwat. Purtroppo, la difficile situazione politica di quei luoghi ci ha costretto, una decina d'anni fa, a sospendere la nostra presenza sul campo, in particolare per l'incolumità degli studenti. Con Zertal comunque i rapporti sono sempre molto stretti, in seguito è venuto in Sardegna diverse volte. E io di recente ho pubblicato un saggio sugli antichi Shardana nel volume 'In the Hill-Country and in the Shephelah and in the Arabah (Joshua 12, 8)" edito a Gerusalemme».
Ma si può affermare, come fa l'archeologo israeliano, che ci troviamo in presenza di una fortezza nuragica a miglia e miglia di distanza dalla Sardegna? «La questione è abbastanza complessa. Ritengo che ci siano delle analogie - dice Ugas - ma è abbastanza comune, in quell'area orientale del Mediterraneo, trovare influenze in campo architettonico provenienti dal settore occidentale, e mi riferisco in particolar modo alla Sardegna e alla Corsica. E queste influenze sono avvenute in seguito ai movimenti dei popoli del mare, tra i quali troviamo appunto gli antichi Shardana. Quanto all'origine di questo popolo esistono diverse scuole di pensiero, io per quanto mi riguarda sostengo che provenivano dalla Sardegna». E Sisara, era davvero sardo-shardana? «Su questo tra studiosi siamo d'accordo. Lo era sicuramente».

Paolo Merlini