Eugenio Meloni, il talento che ha sfidato il passato nel nome del padre Andrea


SASSARI.Il grande allenatore russo Vladimir Dyachkov, che plasmò l'immenso talento di Valery Brumel, una volta disse a un giornalista americano che il salto in alto è una poesia nevrotica. Forse. Ma forse può essere anche il contrario e cioé che il salto in alto è una nevrosi poetica. È un gesto, un momento, nel quale convivono la leggerenza di una danza composta e il desiderio violento di una liberazione che è poi quasi il tentativo di vivere l'illusione del volo. Ma può essere anche solitudine. Perché il saltatore in alto è l'atleta che più di tutti vive la competizione più come misura di se stesso che come espressione della furia agonistica contro gli altri. E governa intimi equibri nervosi ed esistenziali nei quali si incontrano dolcezza e tristezza, ma anche gioia e frustrazione.
Nessuna specialità dell'atletica è perciò capace di regalare storie complesse e bizzarre come il salto in alto. Storie nelle quali si possono incrociare destini e sentimenti, introversioni ed egoismi. Storie nelle quali c'è una ricerca sofferta, ma anche un desiderio non detto di essere riconosciuti e capiti.
E poi c'è il talento, combinazione misteriosa di geni e di passione. La storia delle stelle del salto in alto dimostra che qui, più che in altre specialità, la natura conta quanto, se non più, del duro lavoro e dello studio della tecnica. Dal divino Volodia Yashenko (forse il più dotato di tutti) a Valery Brumel (il più grande), da Richard Fosbury a Javier Sotomayor la costante è che tutti hanno 'toccato il cielo" in giovanissima età, cioé quando la leggerezza del talento prevale sulla fatica dell'allenamento.
Storie bizzarre, si diceva. Ebbene proprio nei giorni scorsi se ne è vissuta una proprio qui, in Sardegna, a Oristano. In pedana la grande promessa del salto in alto sardo, Eugenio Meloni, classe 1994. Cioé appena 16 anni. Lo scorso anno, con soli dieci giorni di allenamento, è salito fino a 1.85. Poi, una progressione impressionante che l'ha portato, ad ottobre, a vincere i campionati nazionali cadetti a Desenzano del Garda, toccando l'1.94. Migliore misura italiana della categoria. Quest'anno il giovane Meloni, sotto la guida di Giovanni Lai ha continuato a crescere. A Oristano è volato sull'asticella posta a 2.05, vincendo cosi i campionati italiani di società. Grande prestazione, ma soprattutto evento che merita un approfondimento che poi regala una storia. Prima di tutto è giusto ricordare che il giovane Meloni è un figlio d'arte. Suo padre, Andrea, è infatti il primatista sardo dell'alto con quel 2.15 ottenuto nel 1987 con la maglia dell'Esperia di Cagliari. E la madre ha un curriculum atletico di tutto rispetto. È infatti Tiziana Vecchio, un record di 1,83, e più volte nazionale nel salto in alto, fu costretta al ritiro a soli 22 anni in seguito a un grave infortunio. Con due genitori cosi, Eugenio Meloni sembra quasi un predistinato. Il suo unico problema sarà magari quello di dover gareggiare con le ombre del passato, le ombre dei suoi genitori. In fondo, un destino comune a quello di altri talenti che stanno esplodendo in questi anni, Come Roberto Azzaro, classe 1990, che lo scorso anno è salito fino a 2.15. Il padre, Erminio, è stato primatista italiano con 2.17 e la madre è l'ex primatista del mondo Sara Simeoni (2.01). O come Gianluca Tamberi, junior da 2.15, che insegue il padre Marco, capace nel 1983 di 2.27 all'aperto e 2.28 indoor.
Essere 'figli d'arte" nel salto in alto è certo una rarità, ma è sicuramente unica la combinazione creatasi sulla pedana di Oristano il 15 maggio scorso. Perché Eugenio Meloni si è trovato tra gli avversari un 'signore" che è un pezzo importante della storia del salto in alto in Sardegna. Guarda caso, l'uomo che condivide con il padre il record regionale di 2.15. Si trattava infatti di Ivan Spini che, a 42 anni suonati, ha ancora voglia di sfidare la forza di gravità. Spini ha conquistato un onorevole terzo posto con un più che dignitoso 1.70. È stata quasi una nemesi: Eugenio Meloni ha gareggiato contro i ricordi del padre e Ivan Spini si è trovato in pedana a competere con il figlio del suo storico avversario. Combinazione incredibile, un'emozione che solo il salto in alto poteva regalare.
Eugenio Meloni, intanto, continua la sua ascesa. Ai Giochi delle isole, a fine maggio, ha rosicchiato un altro centimetro al cielo ed è salito a 2.06 e a Mosca, con 2.05, ha staccato il biglietto per le Olimpiadi giovanili. E Ivan Spini? Se continuerà cosi finirà per ripercorrere l'incredibile carriera dell'americano John Dobroth, grande straddler degli anni Sessanta e Settanta (un personale di 2.265) diventato poi un giudice della contea di Ventura, in California. Oggi infatti, all'età di 69 anni, attacca la toga al chiodo e corre allo stadio dove riesce a valicare ancora con il suo stile straordinario m. 1.64. Lui, però, mai tentato dal 'dolce stilnovo" di Fosbury, è sempre fedele al ventrale più ortodosso.

Piero Mannironi