«Consorzio di bonifica, dopo 20 anni basta con il commissariamento»

OZIERI. «La Regione mandi avanti il processo di democratizzazione dei consorzi di bonifica». Lo chiede la Cia al presidente della giunta regionale e agli assessori all'Agricoltura e alla Programmazione. Il problema riguarda in particolare il nord Sardegna il cui consorzio, con sede a Ozieri, si trova in regime commissariale da una ventina d'anni.
«L'attuazione della legge di riordino - scrive Eugenio Maddalon, presidente della Confederazione italiana agricoltura - è in forte ritardo, e oltretutto in essa non si prevede il ripristino del principio del diritto di rappresentanza delle organizzazioni professionali agricole nei Consorzi. Una omissione in contrasto con le norme generali del principio del diritto di rappresentanza, la cui osservanza è stata più volte richiesta, senza esito, da Coldiretti, Confagricoltura e Cia».
«Continua quindi la confusione sui modi e i tempi della fine del regime commissariale e della convocazione delle elezioni per il consiglio dei delegati - prosegue Maddalon - perché non viene imposto lo svolgimento delle elezioni entro cinque mesi. Ciò comporta il rinvio 'sine die", anche alla luce della nuova proposta di legge sui Consorzi».
A questo problema secondo la Cia sono legate altre urgenze, come «l'incertezza dei fondi regionali per la copertura dell'80 per cento delle spese di manutenzione e dei costi per l'energia (sollevamento dell'acqua), in cui si può incorrere nel rischio di un aumento delle tariffe per le utenze irrigue. Tale incertezza condiziona le scelte colturali al fine di una valutazione sulla convenienza economica».
Un altro aspetto è legato al piano di bonifica e riordino fondiario, «la cui messa in atto, in assenza di una reale partecipazione dei titolari dei diritti alla fase di formazione delle decisioni, cioé gli imprenditori agricoli e gli enti locali, può creare diversi problemi, compresi i conflitti tra i Consorzi e gli enti stessi. C'è inoltre il rischio - dice la Cia - che siano messe in atto piani di riordino fondiario che ignorino la non destinazione agricola dei deiPuc, rendendone quindi vana l'azione».
Per tutta questa serie di problemi, secondo la Cia, l'attuazione della legge sui Consorzi «risulta confusa e piena di contraddizioni e di fatto ha bloccato il processo di democratizzazione degli stessi».
Non è tutto. «In essa - dice Maddalon - si vuole reintrodurre un'imposta gabella per presunti benefici 'indiretti" degli imprenditori agricoli e dei proprietari di fondi rustici che non irrigano i terreni e non sono serviti con acqua a livello aziendale. Un'imposta illegittima che non condividiamo». L'associazione chiede «la convocazione di conferenze di servizi per i piani di bonifica e riordino fondiario e il ripristino delle competenze funzionali dei Consorzi, la riaffermazione del diritto di rappresentanza delle organizzazioni agricole, la tempestiva fine dei regimi commissariali, il ritorno della democrazia nelle campagne e dell'autogoverno degli enti da parte degli agricoltori».

Barbara Mastino