08 maggio 2010 —
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sezione: Cagliari
CAGLIARI.Anche i preti qualche volta sognano. E il sogno di don Pietro Villasanta, vicario parrocchiale nella chiesa di santAmbrogio di Monserrato, è sorvolare le montagne di Medugorje (Bosnia-Ergegovina, ex Juogoslavia), volteggiare sul celebre santuario meta di continui pellegrinaggi, pilotando personalmente laereo. Un sogno forse irrealizzabile, ma soltanto per i costi e le autorizzazioni necessari, per il resto tecnicamente possibile perché don Villasanta da oltre 30 anni possiede il brevetto di pilota. Ultima esercitazione effettuata poco prima di Pasqua. «Sempre più raramente posso dedicarmi a questhobby, ormai diventato troppo oneroso», dice. Nei tempi doro, due-tre volte ogni mese, il sacerdote saliva su Cessna e Piper per una bella mattinata tra le nuvole: «Da Elmas sono arrivato fino ad Aiaccio e Tunisi, ho volato sul cielo di Roma. In Australia sono stato ai comandi di un idrovolante», continua.
Pilotare aerei e guidare pellegrinaggi a Medugorje ecco i due amori di don Pietro, 74 anni, cagliaritano di nascita (quartiere di san Bartolomeo), monserratino dadozione. «La passione per il volo - racconta il sacerdote - è nata da bambino osservando gli aerei militari atterrare e decollare dallaeroporto di Monserrato. Ricordo, in particolare, le evoluzione del generale Virgilio Gallus, che passava a bassa quota sopra le case. Nel 1943, nonostante la grande paura, contavo gli aerei che gettavano le bombe su Cagliari».
Il flirt con Medugorje è cominciato invece nel 1983 e prosegue ancora oggi. «La località è diventata famosa, perché dal 24 giugno 1981 la Madonna appare e si rivela a sei ragazzi. Io lho scoperta due anni dopo, durante un viaggio solitario, molto avventuroso, che mi ha fatto incontrare una grandiosa realtà di fede. Il vero miracolo della Madonna della Pace, così è chiamata la Vergine, è la trasformazione interiore dei pellegrini: chi va a Medugorje ritorna entusiasta e gli atei diventano credenti». Un fatto straordinario che supera ancora oggi le riserve della gerarchia ecclesiastica sempre molto cauta sulle presunte apparizioni. Soltanto qualche settimana fa è stata istituita, in Vaticano, una commissione, guidata dal cardinale Camillo Ruini, incaricata di studiare il fenomeno. «Ma Giovanni Paolo II credeva ai fatti di Medugorje», aggiunge il sacerdote-pilota.
Dal 1983 a oggi don Villasanta ha guidato decine di pellegrinaggi, almeno due volte ogni anno ha pregato in quel santuario, durante la guerra nellex Jugoslavia ha portato personalmente una quarantina di Tir con viveri e vestiario. Un amore religioso per quella località circondata dai monti che gli è costato anche larresto. «Nel 1984 la polizia locale mi ha fermato e, fino al giorno del rientro del mio gruppo Italia, rinchiuso nella cella di sicurezza della caserma di Citluk, dove non cera neppure una sedia». Laccusa nelle parole di un giudice tradotte in inglese da uninterprete: «Pregavi in un luogo pubblico. In Italia si può fare, ma qui è permesso solamente in chiesa». Uno spavento che ha moltiplicato in don Villasanta la voglia di tornare a Medugorje e di partecipare ad altre esperienze di forte spiritualità, come i raduni internazionali del movimento carismatico. Una montagna di sensazioni e impressioni che il sacerdote ha riportato nelle parrocchie, quasi sempre in Trexenta, a lui affidate. Le ultime in ordine di tempo: Suelli, Arixi e Siurgus Donigala.
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Mario Girau