Asinara, festa per il lavoro che non c'è

ASINARA. Hanno una maglietta azzurra, c'è scritto 'Ravenna c'è". Sono sette colleghi della Vinyls romagnola, con loro anche due operai dello stabilimento di Porto Marghera. Stesse storie, stessa cassa integrazione che non basta neppure per pagare le bollette a fine mese. È per loro l'abbraccio più fraterno, nell'isola presa d'assalto il giorno della festa del lavoro. Ottocento persone sabato, poco più di un centinaio ieri. Dal deserto alla folla.
All'Asinara si celebra la festa del 'lavoro non c'è", che da mesi ha stravolto la vita di 130 operai e messo di fronte a un bivio l'esistenza di almeno 4mila famiglie. C'è un'azienda, la Vinyls, che viaggia verso il fallimento e trascina con sè nel baratro anche le due cooperative Eurocoop e Tecnicoop. C'è una multinazionale, la Ramco, che ha presentato la sua proposta per l'acquisizione dei tre stabilimenti Vinyls e dell'intero ciclo del cloro, e un'altra, l'Eni, che sembra vedere di buon occhio l'offerta. Mercoledi 5 Eni e Ramco si incontreranno: potrebbe essere quello il giorno decisivo. La storia è finita su giornali e tv di tutto il mondo dopo l'occupazione dell'isola dell'Asinara e della torre aragonese a Porto Torres da parte dei cassintegrati. Ma, tra gli 800 che il 1º Maggio varcano l'ingresso del carcere di Cala d'Oliva, forse non tutti la conoscono.
Il cortile della diramazione centrale si riempie come un uovo intorno a mezzogiorno, dopo lo sbarco dei visitatori dai 4 traghetti partiti da Porto Torres e Stintino. I cassintegrati sono li ad aspettare, rimangono senza parole di fronte alla folla: «Siete grandiosi», dice Andrea Spanu. Tantissimi i cappellini gialli di Legambiente, poco rosso Cgil, che pure è il principale sindacato di riferimento per gli operai. Lo fa notare Pierfranco Delogu, segretario territoriale Filctem-Cgil: quando lo chiamano sul palco insieme a Giovanni Tavera della Uil dice che è curioso che «i sindacalisti vengano invitati sul palco il 1º Maggio». Una polemica neanche poco sottile che però muore li, perchè, dicono i cassintegrati, «questa deve essere una giornata di festa». È festa è, con gli Istentales che cantano l'inno ufficiale «Isola ribelle» insieme agli operai con in braccio i loro bambini, mentre nel pubblico tutti applaudono, molti hanno le lacrime agli occhi e alcuni corrono ad acquistare il cd, nella bancarella apparecchiata dalla band barbaricina all'ingresso. «È una pausa che ci siamo concessi dopo due mesi di occupazione - dice Gianmario Sanna, cassintegrato di Siligo -. Ma sappiamo tutti perchè siamo qui: rivogliamo il nostro lavoro, ce lo riprenderemo». Tino Tellini e Pietro Marongiu ricordano l'appuntamento del 5, il tiranno si appella al governo, che ha il potere di regalare il lieto fine a questa lunga battaglia.
Lo sanno bene i colleghi Vinyls di Ravenna e Porto Marghera. Dice Michele Garofalo (Ravenna): «Noi viviamo la stessa identica situazione. Ma loro sono stati più bravi, perchè hanno messo in piedi una protesta cosi efficace da farci sperare che tutto si risolva». Se lo augura il sindaco di Porto Torres, Luciano Mura, che dal palco ribadisce che «industria e parco possono convivere. Dobbiamo renderci conto che in Sardegna il turismo da solo non basta». Annuiscono Vincenzo Tiana, presidente di Legambiente, e Giampiero Samuri, presidente nazionale Federparchi: loro, che l'industria l'hanno sempre osteggiata, dicono che l'occupazione dell'Asinara può essere occasione di rilancio per il parco nazionale.
In mezzo al pubblico ci sono anche i consiglieri regionali Luigi Lotto (Pd) e Claudia Zuncheddu (Rossomori), in giro si vedono assessori e consiglieri comunali. A pranzo tutti a Cala d'Oliva, pietanze preparate dalla Pro Loco di Sorso. Ieri nuovi sbarchi: la redazione dell'Unità, Renato Soru, Guido Melis, la musica di Enzo Favata.
Oggi si riparte, dita incrociate e occhi puntati sul calendario.

dall'inviata Silvia Sanna