Il tesoro di Santa Petronilla

ORISTANO.Imprevisti che capitano quando si lavora di piccone e di pala dentro una vecchia chiesa. In quella dedicata a Santa Petronilla, poco più di un chilometro a nord ovest di Donigala, gli operai dell'impresa Camedda di Cabras dovevano soltanto rifare il tetto e dare una sistematina per rimediare a decenni di incuria e a qualche intervento poco felice del passato. Invece, andando a guardare sotto la vecchia pavimentazione, hanno notato qualche grossa pietra di basalto sistemata in modo strano. E cosi, tra vedere e non vedere, hanno segnalato la cosa a chi di dovere ed è finita che sono arrivati gli archeologi e in un mese di lavoro hanno tirato fuori i resti di un villaggio nuragico e di quello che potrebbe essere il cimitero della vecchia Gippa, il villaggio medievale abbandonato dai suoi abitanti nel XIV secolo.
I risultati dello scavo coordinato dalla Soprintendenza archeologica sono stati presentati ieri dagli archeologi Maria Lucia Pinna e Salvatore Sebis nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato anche l'assessore provinciale Renzo Coghe e l'impresario Raffaele Camedda. Lo scavo, hanno spiegato i due archeologi, ha permesso di evidenziare una struttura muraria ad andamento circolare realizzata con blocchi di basalto e alcuni tratti di pavimentazione. Una struttura, hanno spiegato ancora, che non appartiene a un nuraghe, ma a un villaggio nuragico databile in un'epoca a cavallo tra il Bronzo finale e l'età del ferro, quindi tra l'undicesimo e l'ottavo secolo avanti Cristo, quando ormai in Sardegna nuraghi non se ne costruivano più e sarebbe stata realizzata anzi proprio con materiali provenienti dalla demolizione di un nuraghe abbandonato. Con le sepolture trovate a ridosso della struttura nuragica sotto un leggero strato di terra gli archeologi hanno fatto un salto in avanti nel tempo di circa duemila anni. Difficile, però, dare una datazione precisa alle sepolture, che sarebbero comunque di epoca medievale. Complessivamente gli scheletri individuati sono poco meno di una decina, diversi dei quali appartengono a individui giovanissimi. Ed erano proprio di due bambini gli unici deposti in una bara di pietra. Tutti gli altri erano sepolti nella nuda terra, compreso quello di un altro bambino che era quasi abbracciato a quello che potrebbe essere stato lo scheletro di sua madre. Lo scavo, hanno spiegato ancora Salvatore Sebis e Maria Lucia Pinna, potrebbe certamente continuare intorno alla chiesa ma non aggiungerebbe molto a quanto è già stato accertato. E in ogni caso soldi per andare avanti non ce ne sono più.

Francesco G. Pinna