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La Maddalena, c’è paura che tutto si fermi


 LA MADDALENA. Nel cuore di tenebra dei lavori commissionati per il G8 s’intravede un pericolo in più. «I rischi sono che le opere restino a metà, che i complessi residenziali non aprano, che il porto non venga completato, che la Vuitton Cup finisca altrove». Lo dicono imprenditori e commercianti, ancora sotto schiaffo per il verminaio appena scoperto. Nonostante l’apparente tranquillità, le preoccupazioni si estendono alla Mita Resort. La società che ha rilevato l’ex arsenale con una procedura al centro di una controversia legale è subentrata con 6 mesi di ritardo, per lungaggini di altri, nel Main Conference, nell’hotel interno, in altre moderne e luccicanti strutture: 200 e più posti letto da ultimare, costo totale oltre 100 milioni. Ma se nell’arcipelago monta la protesta al grido di «riprendiamoci l’arsenale», il gioco per il gruppo Marcegaglia si fa pesante. Anche perché le tensioni si allargano, dilatandosi in un sistema gelatinoso come la corruzione, e arrivando a coinvolgere il poco o il molto di buono fatto con i 370 milioni destinati al summit tra i Grandi della Terra poi spostato all’Aquila.
 Compresi l’ex ospedale militare da 120 camere (senza arredi, deserta la prima asta) e la vicina Area Vaticano, con 12 casette semidiroccate da abbattere. Spiragli di luce inframmezzati da buio profondissimo. Sprazzi di progresso e panico per nuove strade oscure. «Vorremmo che l’ex arsenale diventasse il traino dello sviluppo», dice Marco Bittu, presidente dei ristoratori. «La Palm, che se ne occupa per conto di Mita, deve coinvolgere i disoccupati, interagire con la comunità, formare il personale, dar lavoro alle piccole aziende. A che servirebbe aver fatto tutto a tempo di record se i servizi non dovessero funzionare?».
 Stefano Zaghis, ad della Palm, in una fase dove ogni atto giudiziario dello scandalo minaccia di tramutarsi in boomerang incontrollabile, preferisce non rilasciare dichiarazioni. Circa le prospettive, la Mita, che in Sardegna possiede Forte Village e nel Senese Castel Monastero, punta sulle prossime iniziative, a partire dalla maxiregata. Marcegaglia vuole un lancio in grande stile. I programmi verranno presentati tra breve. Lo scandalo non li tocca, ma potrebbe avere ripercussioni oggettive sull’intero master plan.
 Così come su tutto l’insieme delle opere per la riconversione dall’economia militare a turistica e nautica. «Ci hanno imbrogliato e la realtà conferma quanto avessimo ragione noi del centrodestra a contrastare uno sviluppo del genere», osserva Franceschino Bardanzellu, in Comune consigliere di minoranza, ex di An oggi esponente della lista Forza La Maddalena. «La storia, le tradizioni, la cultura della nostra popolazione hanno sempre affondato le radici nella cantieristica - prosegue - In passato gli occupati in quel settore sono stati più di mille. Se l’ex arsenale fosse stato destinato a costruire barche e gli spazi interni ad accogliere insegnanti e allievi, noi avremmo adesso 750 posti per la nostra gente. Invece abbiamo dovuto assistere a questa beffa della gara aggiudicata alla Mita, nonostante i miei bisticci con Bertolaso». E mentre il dibattito sul futuro si fa incandescente, nonostante il nevischio sull’arcipelago, si aprono le scommesse sulle reali chance per la Vuitton Cup. C’è chi dice che i preparativi sono in fase avanzata e chi sostiene di non vedere niente di concreto nel porto di fronte all’ex arsenale che dovrebbe ospitare i partecipanti alla manifestazione velica.
 Un motivo di apprensione in più. Si cumula al depuratore che non funziona, facendo indignare l’assessore provinciale all’Ambiente, Pier Franco Zanchetta («Abbanoa non l’ha ancora preso in consegna e intanto le disfunzioni crescono»). Ai prossimi appuntamenti annunciati da Berlusconi, ma in queste condizioni già dati per saltati. Agli interventi genericamente ventilati a Caprera per i 150 dell’Unità d’Italia, anche loro considerati in stallo.
 Come commenta Pinuccio Farina, proprietario della sede in via Principe Amedeo prima data in affitto alla Us Navy per il comando a terra e poi al support office della Protezione civile, «ora attuare tutti i piani diventerà difficoltoso». «Con conseguenze pesanti - è la conclusione - Non ho dubbi sull’integrità di Bertolaso. Ma dopo l’addio americano e lo spostamento del G8 questa nuova faccenda non ci voleva proprio».
 Smantellamenti. Fughe. Ritirate strategiche. Dirottamento d’investimenti. Per La Maddalena le prospettive si fanno scoraggianti. «Se ripenso a quanta gente lavorava negli uffici della struttura di missione e come adesso di quella macchina fatta marciare a suon di milioni resti soltanto un piccolo ufficio nell’ex arsenale mi vengono i capelli dritti», mormora un amministratore. Lui, come altri, è convinto che dal cuore di tenebra si uscirà soltanto con l’appoggio della Regione e di tutti i sardi. Sempre che si riesca a evitare le reazioni da apocalips now innescate dal catastrofico valzer delle corruzioni dilaganti.
- dall’inviato Pier Giorgio Pinna