«Dalla torre non cadranno gli operai»

PORTO TORRES.Da metà gennaio a tanti quesiti ha cercato di avere risposte, fra gli altri, un gruppo di deputati sardi del Pd: Guido Melis, Amalia Schirru, Giulio Calvisi, Paolo Fadda, Siro Marrocu, Arturo Parisi, Caterina Pes, Antonello Soro. Ma sinora non hanno avuto successo. La loro interrogazione, per quanto urgente e firmata dallo stesso capogruppo nella commissione attività produttive, Ludovico Vico, pugliese di estrazione sindacale, non ha avuto seguito. «Con tecniche dilatorie il dibattito è stato evitato o rinviato», dicono. I firmatari volevano che la maggioranza di governo spiegasse le ragioni dell'omertà nei confronti della chimica. Eppure, il ministro per lo Sviluppo economico si è guardato dal fornire i chiarimenti.
Nell'elencare le tappe della lunga vicenda, il commissariamento e il fatto che la Vinyls è «parte integrante della filiera del cloro», i parlamentari ricordano come «gli impianti dovessero ripartire il 15 dicembre, dietro il presupposto che la società avrebbe intanto ottenuto fidejussioni». Dall'autunno, invece, la sorte dei 137 dipendenti diretti e di altre migliaia collegati è appesa a un filo. «Il Governo in primis avrebbe dovuto esercitare una moral suasion sulle banche - sostengono i deputati - Ma nessuno ha chiesto il rispetto degli impegni. Mentre l'Eni, fornitore unico della materia necessaria alla produzione Vinyls, nella delicatissima fase ha concorso al perdurare delle difficoltà: prima col fissare prezzi iniqui e in seguito rifiutando ogni forma di garanzia che non comportasse l'evidentemente impossibile finanziamento».
Nel frattempo la Regione, tramite Sfirs, ha concesso fidejussioni sino a 20 milioni. Ma, dato che lo stanziamento è soggetto al parere della Commissione europea e che i tempi di valutazione si sono dilatati, la situazione è precipitata nonostante la mobilitazione sindacale e le lotte degli operai asserragliati nella torre aragonese.
Da tutto ciò Guido Melis argomenta una conclusione: «I chimici sardi sono qualificatissimi, la loro professionalità è indiscussa, il settore rimane strategico. Meraviglia allora la latitanza delle banche. Cosi come la posizione di governo ed Eni. Insomma, è come un cane che si morde la coda: come si può tornare all'ordinario senza crediti? Siamo di fronte per l'ennesima volta ai soliti castelli di parole sul rilancio dell'economia e sulla promozione delle nostre aziende, quando di fatto si smantella pezzo dopo pezzo l'industria chimica».
«Per non parlare della Sardegna, regione che dopo le elezioni è stata abbandonata - prosegue in ultima analisi Melis - E non ci vengano a dire, come fa oggi qualcuno per spiegare i ritardi sull'interrogazione, che prima si devono risolvere i nodi Alcoa. Questo è il gioco delle tre carte: alluminio e chimica hanno pari dignità, non possono venire messi sullo stesso piano perché i maggiori stabilimenti si trovano nell'isola. Nessuno scambio: non saranno gli operai Vinyls a venire buttati giù dalla torre». (pgp)