03 febbraio 2010 —
pagina 09
sezione:
Cagliari
ORISTANO. «Ho tanta voglia di piangere che non escono le lacrime». A dire il vero qualche lacrimuccia ha rigato il volto sempre sorridente di Elisabetta Sechi. Nella casa del centro storico, in via delle Orfanelle, lattesa durata 37 anni finisce poco prima di mezzogiorno.
La giovanissima Elisabetta Sechi raccoglie il testimone che idealmente le passa Annadina Cozzoli, unica donna nella storia recente della Sartiglia ad aver avuto lonore di guidare la giostra. Allora, nellormai lontano 1973, furono i contadini a scegliere unamazzone. Questa volta è toccato ai falegnami.
La campana della Cattedrale sta per battere i rintocchi di mezzogiorno, quando il presidente del gremio, Mauro Licheri, viene accompagnato dal frastuono dei tamburi e dagli squilli delle trombe. È un giorno speciale di una sartiglia che si annuncia diversa.
Ad attenderlo, accanto al componidori della giostra del martedì di carnevale, ci sono anche Anthony Maccioni e Nicola Piredda, i compagni di pariglia del capocorsa.
Le parole, come sempre avviene nel giorno della candelora e al momento della consegna dei ceri benedetti, sono rare come certi fiori. Poche per descrivere unemozione che non si riesce a raccontare. Nemmeno chi lha già provata riesce a trattenere la commozione. «La sento più oggi rispetto alla prima volta in cui ho fatto il presidente», racconta Mauro Licheri, mentre il profumo di vernaccia si mischia al sapore dei dolci e al suono incessante di tamburi e trombe.
La magia del carnevale irrompe. Colma il centro storico, vola qualche centinaio di metri più in là, a SantEfisio, in un altro dei quartieri dove i sogni di Sartiglia hanno contorni del tutto speciali. È lo stesso rullare e squillare che si ripete da decenni. Dirompente e trascinante.
In via Palmas, a casa di Mauro Secci, il presidente del Gremio dei contadini, Amedeo Pireddu, arriva puntalissimo. Le campane della vicina chiesa di SantEfisio hanno da poco suonato il mezzogiorno quando Pireddu varca la porta e sale al primo piano dove la pariglia che guiderà la corsa dellultima domenica di carnevale attende insieme a una piccola folla.
Il salone è pieno: amici, fotografi, operatori tv, politici. I tamburini sono costretti a suonare sulle scale e riescono a trovare uno spazio al piano superiore solo quando un po di gente va via. Ma è un elemento della festa anche questo: la ressa, la gente che spinge, la gara a trovare un posto tra la ristretta cerchia degli intimi. Tutti elementi che creano il clima giusto, quella tensione che fa piangere come un bambino un cavaliere ormai navigato come Federico Fadda.
«Santu Giuanni tassistada!»: con la formula di rito il majorale dei contadini consegna il cero benedetto a Mauro Secci e poi a quelli che saranno i suoi aiutanti in campo: Francesco Castagna e Federico Fadda. Gli abbracci, i baci, gliu auguri, le foto di rito che fissano le immagini di una giornata che i protagonisti non dimenticheranno. Le interviste, le parole che tentano di narrare unemozione che non si può raccontare. Frasi prese da altre Candelore, dalle emozioni di altri capicorsa, per una ricorrenza sempre uguale che si rinnova ogni anno. E poi cè la folla, giù in strada, che reclama la sua parte di festa. Mauro Secci accontenta tutti: scende nella via, e stringe ancora tante mani e riceve tanti auguri, abbracci, baci.
Da domani si fa sul serio: tra pochi giorni è Sartiglia.
Ma la festa della Candelora non ha coinvolto solo gli adulti: alle 10 il presidente della Pro loco, Giorgio Colombino, ha consegnato il cero benedetto a Salvatore Carrus, designato dallassociazione a guidare la Sartigliedda.
-
Enrico Carta e Roberto Petretto