30 gennaio 2010 —
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sezione: Fatto del Giorno
PORTO TORRES. Sessanta croci bianche nel prato sottostante la torre aragonese, quasi a sottolineare la lenta agonia della Vinyls. Questa è lultima provocazione dei lavoratori che da 23 giorni occupano la torre aragonese e che ieri mattina, prima dellalba, si sono incatenati ai cancelli del deposito carburanti dellEni, obbligando le auotobotti a recarsi alla Saras di Sarroch.
Il blitz di una quarantina di lavoratori è scattato alle 6, quando le prime autobotti arrivano per caricare i carburanti destinati alla rete di distribuzione ma anche a ospedali, scuole ed enti pubblici. Un blitz che ha contrariato gli autisti che, però, hanno capito la protesta dei lavoratori della Vinyls, i quali hanno guadagnato anche la solidarietà degli operatori del deposito dellEni.
La protesta è andata avanti fino alle 10, quando dalla direzione dello stabilimento portotorrese è arrivata la conferma che da lunedì si procederà con la cassa integrazione più serrata, cioè con squadre di sicurezza formate da tre uomini, invece dei sei attuali. Contemporaneamente scatterà la cassa integrazione anche a Ravenna e Marghera, dove finora tecnici e operai erano regolarmente al lavoro. Una novità che ha innescato la protesta del segretario nazionalwe della Filcem-Cgil Alberto Morselli. «Ma come? Dovè il ministro Scajola che aveva messo in sicurezza la chimica e il ciclo integrato del cloro - ha commentato Morselli -. Sono mesi che discutiamo sul futuro degli impianti di Porto Torres, Marghera e Ravenna, il 1º dicembre abbiamo firmato al ministero del Lavoro unintesa che prevedeva la graduale ripresa delle produzioni dal 15 dicembre e ora siamo tornati al punto di partenza, come in un pericoloso gioco delloca sulla pelle delle famiglie».
Altrettanto duri i lavoratori della Vinyls che ringraziano la Regione per aver anticipato le risorse per la cassa integrazione, ma che chiedono un reale impegno dei parlamentari sardi che finora, sostengono, si sono distinti solo in attestati di solidarietà. I lavoratori chiedono anche che Eni e governo escano dalla ambiguità poiché sono «strutture parallele e non indipendenti luna dallaltra».
«Continueremo a farci sentire in ogni modo sino a quando non rientreremo al lavoro - è infine lannuncio del dirigente dellUgl Piergianni Rais - a costo di paralizzare il territorio, aeroporto di Fertilia compreso».
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Pinuccio Saba