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Vinyls, operai incatenati ai cancelli Eni


 PORTO TORRES. Sessanta croci bianche nel prato sottostante la torre aragonese, quasi a sottolineare la lenta agonia della Vinyls. Questa è l’ultima provocazione dei lavoratori che da 23 giorni occupano la torre aragonese e che ieri mattina, prima dell’alba, si sono incatenati ai cancelli del deposito carburanti dell’Eni, obbligando le auotobotti a recarsi alla Saras di Sarroch.
 Il blitz di una quarantina di lavoratori è scattato alle 6, quando le prime autobotti arrivano per caricare i carburanti destinati alla rete di distribuzione ma anche a ospedali, scuole ed enti pubblici. Un blitz che ha contrariato gli autisti che, però, hanno capito la protesta dei lavoratori della Vinyls, i quali hanno guadagnato anche la solidarietà degli operatori del deposito dell’Eni.
 La protesta è andata avanti fino alle 10, quando dalla direzione dello stabilimento portotorrese è arrivata la conferma che da lunedì si procederà con la cassa integrazione più serrata, cioè con squadre di sicurezza formate da tre uomini, invece dei sei attuali. Contemporaneamente scatterà la cassa integrazione anche a Ravenna e Marghera, dove finora tecnici e operai erano regolarmente al lavoro. Una novità che ha innescato la protesta del segretario nazionalwe della Filcem-Cgil Alberto Morselli. «Ma come? Dov’è il ministro Scajola che aveva messo in sicurezza la chimica e il ciclo integrato del cloro - ha commentato Morselli -. Sono mesi che discutiamo sul futuro degli impianti di Porto Torres, Marghera e Ravenna, il 1º dicembre abbiamo firmato al ministero del Lavoro un’intesa che prevedeva la graduale ripresa delle produzioni dal 15 dicembre e ora siamo tornati al punto di partenza, come in un pericoloso gioco dell’oca sulla pelle delle famiglie».
 Altrettanto duri i lavoratori della Vinyls che ringraziano la Regione per aver anticipato le risorse per la cassa integrazione, ma che chiedono un reale impegno dei parlamentari sardi che finora, sostengono, si sono distinti solo in attestati di solidarietà. I lavoratori chiedono anche che Eni e governo escano dalla ambiguità poiché sono «strutture parallele e non indipendenti l’una dall’altra».
 «Continueremo a farci sentire in ogni modo sino a quando non rientreremo al lavoro - è infine l’annuncio del dirigente dell’Ugl Piergianni Rais - a costo di paralizzare il territorio, aeroporto di Fertilia compreso».
- Pinuccio Saba

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