20 gennaio 2010 —
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sezione: Spettacolo
Ha aperto il Festival di Cannes. È stato il film danimazione del 2009, campione dincassi negli Stati Uniti e in Italia. «Up», decimo film firmato Disney Pixar, il 27 gennaio esce in Dvd e Blu-ray Disc, con tanti contenuti extra. Una meravigliosa avventura, un successo che parla anche italiano. Tra i creatori dello storyboard cè Enrico Casarosa che ha realizzato le sequenze visive del copione e aiutato il regista, Pete Docter, ha sviluppare i personaggi e la trama. «Si disegna su tavole grafiche - spiega Casarosa, in Italia per il lancio del film in home video - così si può cambiare molto più velocemente ed è comodo nel nostro lavoro». Nato e cresciuto a Genova, Casarosa si è trasferito a New York poco più che ventenne per studiare animazione alla School of Visual Arts e illustrazione al Fashion Institute of Technology. Prima di approdare alla Pixar, dove ha già preso parte alla realizzazione di «Ratatouille», ha lavorato a Blue Sky Studios per «Robots» e «Lera glaciale».
- Innanzitutto complimenti per il Golden Globe di domenica. Ora lOscar? «Eh non si può dire. È un anno difficile, bello per lanimazione, perché ci sono davvero ottimi film. Però il Golden Globe è un buon inizio».
- Quale degli altri film danimazione le è piaciuto di più?
«Forse Coraline. Ben fatto, diverso e senza la paura di essere anche un pochino macabro».
- Un Oscar comunque lha già vinto, con «Ratatouille». Come ci si sente? «Il regista va, lo porta in studio, si fa un brindisi, lo tieni in mano, si fanno foto e senti questo Oscar che è pesantino. Ma i premi non sono certo la ragione per cui vogliamo far parte di questi film, ma fanno piacere».
- In quel caso il regista era Brad Bird, in «Up» Pete Docter. Differenze tra i due? «Sono registi differenti. Brad Bird ha idee molto chiare ed è anche lui scrittore per cui va a richiedere da te forse un po meno. Con Pete Docter si finisce per essere davvero molto parte di un team, delle soluzioni narrative».
- E il «grande capo», John Lasseter, comè? «Un perenne bambino. Ha proprio una passione genuina, anche un pochino ingenua ma nella maniera onesta e buona. Passione per un po tutto: dai giocattoli al cinema. Una persona come lui di successo e con tutte le responsabilità che ha preso negli ultimi anni riesce a darti ancora specifici suggerimenti, buone idee. Non cè dubbio che è un po la fortuna della Pixar avere un capo creativo così. Ed è anche una persona intelligente che sa lasciare spazio ai suoi registi che danno così, con la loro personalità, un sapore diverso a ogni film».
- La Pixar fa sempre film che conquistano bambini e adulti, pubblico e critica. Qual è il segreto? «In linea di massima, non cè dubbio, lattenzione nel raccontare delle storie importanti, interessanti ed emozionanti. Ci scervelliamo molto, per anni, per cercare di migliorare e di raccontare le migliori possibili».
- Storie importanti ed emozionanti. Un po come lo Studio Ghibli che Lasseter non hai mai nascosto di apprezzare. «Tutti amiamo lo Studio Ghibli e Miyazaki. Io moltissimo. Ci sono cresciuto negli anni Ottanta con suoi cartoni animati come Conan e Lupin. Ma li guardavo tutti, i vari robot, Goldrake. Un po di paura ora che ci penso e ho una figlia e non vorrei che fosse attaccata alla tv così! Però è rimasta una cosa positiva. Poi negli anni Novanta quando i suoi film sono iniziati ad arrivare negli Stati Uniti era un periodo formativo per me che stavo iniziando nellanimazione per cui io e anche tanti colleghi siamo rimasti colpiti. E poi tanti viaggi. Sono molto interessato al Giappone a livello culturale e ho finito per andarci spesso».
- Il suo film preferito? «È sempre dura sceglierne uno. Forse Porco Rosso visto che è ambientato in Italia».
- Dove però è ancora inedito. «Davvero? Che strano, un vero peccato. A me è rimasto nel cuore anche perché ho la passione degli aerei. E poi aggiungerei Il mio vicino Totoro: così diverso, pazzesco, geniale nella sua semplicità».
- A proposito dItalia. Ma perché lanimazione è praticamente assente? «Buona domanda. Non lo so. In altri paesi dEuropa fanno qualcosa. È un problema senzatro produrre film danimazione, avere i soldi, lorganizzazione».
- Che non mancano alla Pixar. Cosa ci regalerà in futuro? «Questanno uscirà Toy Story 3 al quale io non ho lavorato. Ho preso invece parte alla realizzazione di Cars 2 che vedrete nel 2011 e sto curando la regia di un cortometraggio che uscirà con il film. Un nuova, eccitante sfida».
- Animazione ma non solo. Nel suo blog si presenta così: «working in animation by day, publishing artbooks and comics by night». Che tipo di attività fumettistica?
«È iniziata diciamo 8-9 anni fa. Negli studi danimazione tutti abbiamo la passione del fumetto e così abbiamo fatto unantologia con la voglia di raccontare storie nostre. Un po uno sfogo creativo perché in linea di massima siamo sempre impegnati ad aiutare a raccontare storie di qualcun altro. Ho fatto poi fumetti che tra laltro erano ispirati a Porco Rosso di Miyazaki: The adventures of Mia, su un pilota di idrovolanti nella Liguria degli anni Trenta. Poi mi sono messo a fare cose più autobiografiche: ho pubblicato The Venice Chronicles(finalista al premio Eisner, ndr) in cui ho raccontato una vacanza a Venezia, la storia damore tra me e mia moglie».
- È anche ideatore dello Sketchcrawl. Di cosa si tratta? «Una maratona dove persone di tutto il mondo, ogni tre mesi circa, si ritrovano per disegnare e schizzare insieme gli angoli più belli delle città, per poi condividerli grazie a internet. Così vai a vedere angoli dal Giappone allAustralia. Anche in Italia si organizzano gruppi di artisti e piano piano il numero cresce. Un bella sensazione di comunità mondiale con la passione del disegno».
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Fabio Canessa