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Parlano anche italiano i personaggi di «Up» vincitore ai Golden Globe


Ha aperto il Festival di Cannes. È stato il film d’animazione del 2009, campione d’incassi negli Stati Uniti e in Italia. «Up», decimo film firmato Disney Pixar, il 27 gennaio esce in Dvd e Blu-ray Disc, con tanti contenuti extra. Una meravigliosa avventura, un successo che parla anche italiano. Tra i creatori dello storyboard c’è Enrico Casarosa che ha realizzato le sequenze visive del copione e aiutato il regista, Pete Docter, ha sviluppare i personaggi e la trama. «Si disegna su tavole grafiche - spiega Casarosa, in Italia per il lancio del film in home video - così si può cambiare molto più velocemente ed è comodo nel nostro lavoro». Nato e cresciuto a Genova, Casarosa si è trasferito a New York poco più che ventenne per studiare animazione alla School of Visual Arts e illustrazione al Fashion Institute of Technology. Prima di approdare alla Pixar, dove ha già preso parte alla realizzazione di «Ratatouille», ha lavorato a Blue Sky Studios per «Robots» e «L’era glaciale».
 - Innanzitutto complimenti per il Golden Globe di domenica. Ora l’Oscar?
 «Eh non si può dire. È un anno difficile, bello per l’animazione, perché ci sono davvero ottimi film. Però il Golden Globe è un buon inizio».
 - Quale degli altri film d’animazione le è piaciuto di più?
 «Forse “Coraline”. Ben fatto, diverso e senza la paura di essere anche un pochino macabro».
 - Un Oscar comunque l’ha già vinto, con «Ratatouille». Come ci si sente?

 «Il regista va, lo porta in studio, si fa un brindisi, lo tieni in mano, si fanno foto e senti questo Oscar che è pesantino. Ma i premi non sono certo la ragione per cui vogliamo far parte di questi film, ma fanno piacere».
 - In quel caso il regista era Brad Bird, in «Up» Pete Docter. Differenze tra i due?
 «Sono registi differenti. Brad Bird ha idee molto chiare ed è anche lui scrittore per cui va a richiedere da te forse un po’ meno. Con Pete Docter si finisce per essere davvero molto parte di un team, delle soluzioni narrative».
 - E il «grande capo», John Lasseter, com’è?
 «Un perenne bambino. Ha proprio una passione genuina, anche un pochino ingenua ma nella maniera onesta e buona. Passione per un po’ tutto: dai giocattoli al cinema. Una persona come lui di successo e con tutte le responsabilità che ha preso negli ultimi anni riesce a darti ancora specifici suggerimenti, buone idee. Non c’è dubbio che è un po’ la fortuna della Pixar avere un capo creativo così. Ed è anche una persona intelligente che sa lasciare spazio ai suoi registi che danno così, con la loro personalità, un sapore diverso a ogni film».
 - La Pixar fa sempre film che conquistano bambini e adulti, pubblico e critica. Qual è il segreto?
 «In linea di massima, non c’è dubbio, l’attenzione nel raccontare delle storie importanti, interessanti ed emozionanti. Ci scervelliamo molto, per anni, per cercare di migliorare e di raccontare le migliori possibili».
 - Storie importanti ed emozionanti. Un po’ come lo Studio Ghibli che Lasseter non hai mai nascosto di apprezzare.
 «Tutti amiamo lo Studio Ghibli e Miyazaki. Io moltissimo. Ci sono cresciuto negli anni Ottanta con suoi cartoni animati come “Conan” e “Lupin”. Ma li guardavo tutti, i vari robot, “Goldrake”. Un po’ di paura ora che ci penso e ho una figlia e non vorrei che fosse attaccata alla tv così! Però è rimasta una cosa positiva. Poi negli anni Novanta quando i suoi film sono iniziati ad arrivare negli Stati Uniti era un periodo formativo per me che stavo iniziando nell’animazione per cui io e anche tanti colleghi siamo rimasti colpiti. E poi tanti viaggi. Sono molto interessato al Giappone a livello culturale e ho finito per andarci spesso».
 - Il suo film preferito?
 «È sempre dura sceglierne uno. Forse “Porco Rosso” visto che è ambientato in Italia».
 - Dove però è ancora inedito.
 «Davvero? Che strano, un vero peccato. A me è rimasto nel cuore anche perché ho la passione degli aerei. E poi aggiungerei “Il mio vicino Totoro”: così diverso, pazzesco, geniale nella sua semplicità».
 - A proposito d’Italia. Ma perché l’animazione è praticamente assente?
 «Buona domanda. Non lo so. In altri paesi d’Europa fanno qualcosa. È un problema senz’atro produrre film d’animazione, avere i soldi, l’organizzazione».
 - Che non mancano alla Pixar. Cosa ci regalerà in futuro?
 «Quest’anno uscirà “Toy Story 3” al quale io non ho lavorato. Ho preso invece parte alla realizzazione di “Cars 2” che vedrete nel 2011 e sto curando la regia di un cortometraggio che uscirà con il film. Un nuova, eccitante sfida».
 - Animazione ma non solo. Nel suo blog si presenta così: «working in animation by day, publishing artbooks and comics by night». Che tipo di attività fumettistica?
 
«È iniziata diciamo 8-9 anni fa. Negli studi d’animazione tutti abbiamo la passione del fumetto e così abbiamo fatto un’antologia con la voglia di raccontare storie nostre. Un po’ uno sfogo creativo perché in linea di massima siamo sempre impegnati ad aiutare a raccontare storie di qualcun altro. Ho fatto poi fumetti che tra l’altro erano ispirati a “Porco Rosso” di Miyazaki: “The adventures of Mia”, su un pilota di idrovolanti nella Liguria degli anni Trenta. Poi mi sono messo a fare cose più autobiografiche: ho pubblicato “The Venice Chronicles”(finalista al premio Eisner, ndr) in cui ho raccontato una vacanza a Venezia, la storia d’amore tra me e mia moglie».
 - È anche ideatore dello Sketchcrawl. Di cosa si tratta?
 «Una maratona dove persone di tutto il mondo, ogni tre mesi circa, si ritrovano per disegnare e schizzare insieme gli angoli più belli delle città, per poi condividerli grazie a internet. Così vai a vedere angoli dal Giappone all’Australia. Anche in Italia si organizzano gruppi di artisti e piano piano il numero cresce. Un bella sensazione di comunità mondiale con la passione del disegno».
- Fabio Canessa