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Un gemellaggio in onore alla «Roma»

 PORTO TORRES. Alla luce delle tante iniziative organizzate negli ultimi mesi per ricordare degnamente i caduti della corazzata «Roma», la nave ammiraglia della flotta italiana affondata il 9 settembre 1943 nelle acque del golfo dell’Asinara ad opera dell’aviazione tedesca, la sezione di Porto Torres della Lega navale italiana ritiene che siano maturati i tempi affinché si proceda ad un gemellaggio tra la città di Porto Torres e quella di Mahon.
 La città delle Baleari ospita infatti il museo di Port Mahon dedicato agli eroi della corazzata: il 10 settembre 2008, in occasione del 65º anniversario dell’affondamento nel quale morirono milletrecento marinai (i caduti sardi sono stati trentacinque), la Lega Navale “Golfo dell’Asinara” ha onorato la memoria delle vittime donando un leggio in trachite sarda. Il leggio sostiene il libro che riporta i nomi di tutti gli uomini deceduti in quella tragica azione di guerra, con a fianco la bandiera della città di Porto Torres affidata alla Lega dal sindaco Luciano Mura, in modo tale da mantenere un continuo e perenne legame con la terra che ha visto la fine di così tanti giovani marinai.
 Alla commemorazione dello scorso 2 novembre erano presenti a Mahon l’ambasciatore a Madrid Fusco, il console generale di Barcellona Perico, l’addetto alla difesa ammiraglio Fusco e, in rada, una motovedetta appartentente al corpo della guardia costiera italiana. Corsi e ricorsi storici raccontano del periodo difficile cui furono sottoposti feriti e scampati che raggiunsero Mahon il 10 settembre 1943: la Spagna era neutrale, ma contrariamente alle convenzioni di guerra le navi e i marinai furono internati nella base navale per 16 lunghi mesi. I feriti furono amorevolmente curati da “Mamma Mahon”, una donna originaria di Carloforte, ma l’internamento fu utilizzato dal governo spagnolo franchista come azione di pressione sugli alleati per ottenere prezioso petrolio e da parte alleata per costringere Francisco Franco a non fornire ai tedeschi quei prodotti base per la produzione di esplosivi loro necessari in guerra. Solo il 15 gennaio 1945 i nostri soldati poterono fare rientro in patria. A Porto Torres solo Gianfranco Massidda e le sorelle Vitiello ancora oggi ricordano lucidamente quello che hanno visto dell’affondamento della corazzata Roma, il primo da Cala d’Oliva e le seconde dal faro di Punta Scorno.
-  Gavino Masia