01 dicembre 2009 —
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sezione: Fatto del Giorno
PORTOVESME. Passa anche dal nucleare la soluzione della vertenza Alcoia. I silenzi del governo, le non-risposte alla piazza e al Parlamento, non erano legate allassenza di idee su come uscire dal rebus delle tariffe, ma alla necessità di prendere tempo per definire i dettagli di una strategia.
Una strategia che non a caso è stata esplicitata a Sondrio dal presidente di Enel il giorno dopo la manifestazione di Roma. Entro lanno verranno sistemati altri tasselli e ci saranno anche gli annunci ufficiali. La strategia del governo si regge su tre pilastri: il ruolo dei grandi produttori (Enel), lavvio in esercizio delle infrastrutture di trasporto tra Sardegna e Penisola (il Sapei), le agevolazioni per Alcoa. Il ruolo di Enel passa per il nucleare. Non cè allo stato attuale alcun collegamento tra questa opzione e la realizzazione di centrali nucleari nellisola.
Il progetto che ha in mente il governo, presente anche nella legge 99 di questanno, ipotizza lincontro tra produttori e consumatori speciali di energia (Alcoa in pratica ha bisogno di una media centrale elettrica per sé) nei consorzi per la costruzione di queste centrali a prescindere dalla loro collocazione.
«Crediamo che il nucleare debba vedere un ampio coinvolgimento dellindustria elettrica e delle grandi imprese energivore italiane». Con queste parole Fulvio Conti, ha indirettamente risposto al pre-accordo tra governo e Alcoa del giorno prima intervenendo in una conferenza sul Sistema energetico venerdì a Sondrio. Conti, ha spiegato che lEnel sta pensando «a modelli societari o consortili per ciascuna unità (cioè ciascuna centrale, ndr) aperti ai grandi consumatori di energia come industrie o consorzi di imprese od altri operatori del settore energetico, che potranno così beneficiare di elettricità a prezzi vantaggiosi per tutta la durata in esercizio della centrale, in proporzione alla loro partecipazione. Quello che chiedo é che in questi consorzi sia sempre Enel a mantenere la posizione di leadership».
Il secondo pilastro, su cui si regge il primo, riguarda le infrastrutture. E già attiva operativa la prima tranche da 500 megawatt del cavo sottomarino, il cosiddettoSapei che collegherà la Sardegna alla penisola. I tecnici di Terna contano di portarlo in esercizio a pieno regime per il prossimo marzo, e di attivare la seconda tranche del cavo a marzo 2011. Lentrata in funzione del cavo doveva essere accompagnata da una grande cerimonia, prevista per il 19 novembre. I pre-inviti per quellevento, con la presenza del Presidente Berlusconi, fautore dellopera, erano già partiti, ma poi cera stato un imprevisto dietro-front. Non è escluso che lo slittamento sia legato alla vertenza Alcoa. Lattivazione del Sapei, anche solo con la prima tranche, crea una forte discontinuità con il passato. La Sardegna non è più isolata sul fronte energetico, né in entrata né in uscita. La disposizione del 2000 (governo Prodi, ministro dellindustria Enrico Letta) che elevò la quota di riserva (quella immettibile in rete in qualunque momento in caso di black-out) all80 per cento della potenza prodotta in Sardegna, non ha più ragione dessere. La riserva anche nellisola scenderà più o meno al 20, e questo significa che il chilowattora prodotto in Sardegna costerà di meno perché dovrà confrontarsi con lenergia prodotta nel resto del paese, ora col Sapei in grado di attraversare il mare nelle due direzioni.
Terzo pilastro della strategia del governo è il pre-accordo; linterconnessione con lestero, linterrompibilità delle forniture e la riduzione della tariffa per iltrasporto dellenergia dal luogo di produzione a Portovesme diventano alla luce degli altri due punti, complementari e di minore importanza. Adesso si capisce il ritardo e lassenza di notizie sulle comunicazioni formali tra le parti e con lEuropa: il piano del governo stava prendendo corpo, e solo con la pre-intesa poteva essere parzialmente illustrato. Un altro risultato raggiungibile nella strategia del governo (analogamente a quando accaduto con laltra azienda energivora del Sulcis-iglesiente, la Portovesme srl) è quello di legare virtuosamente le multinazionali al territorio. Nel caso della Portovesme il Contratto di programma (quando arriverà) e leolico impediscono di ipotizzare abbandoni anche a medio termine. Nel caso di Alcoa la partecipazione a un consorzio per la costruzione di una centrale nucleare non consente improvvisi disimpegni. Anche questo un risultato non da poco.
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dallinviato Giuseppe Centore