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Vinyls, via allo sciopero della fame

 ROMA. Il titolo arriva in serata, e non è neppure originale: «Passi avanti per la chimica sarda». Somiglia più a un incoraggiamento, a una speranza da tenere comunque viva: non è certo un segnale concreto, non c’è la conferma che le cose cambieranno. E nella stessa ora, a Porto Torres, quattro lavoratori Vinyls muovono i loro passi, salgono le scale fino al sesto piano del petrolchimico, occupano una parte dell’impianto Pvc e iniziano lo sciopero della fame.
 Ieri pomeriggio, a Roma, la «task force» del ministero dello Sviluppo economico ha verificato i progressi realizzati in seguito all’attuazione dell’intesa su Porto Torres siglata il 21 luglio nella sede del dicastero di via Vemeto. Al tavolo, insieme al capo di gabinetto del ministro Claudio Scajola, il presidente della Regione Ugo Cappellacci e l’assessore alla Programmazione Giorgio La Spisa, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali e la Confindustria sarda. I progressi, i (piccoli) passi avanti - in sintesi - dicono che c’è una corsa contro il tempo per salvare la chimica. I passi indietro - con date e comunicazioni ufficiali - sono certificati dalla cassa integrazione straordinaria per 312 lavoratori su 413 di Vinyls Italia nei tre siti nazionali a partire da lunedì 23 novembre. Già decisa la suddivisione e anticipate via fax le lettere inviate per raccomandata: in Sardegna vanno in cigs 101 lavoratori su 132, a Marghera 176 su 230 e a Ravenna 35 su 51. Duro colpo anche per i giovani con contratto a termine, alcuni a pochi giorni dalla conclusione del biennio di formazione che doveva aprire le porte verso l’assunzione: non c’è rinnovo, non lo prevede la normativa quando l’azienda attiva le procedure di cassa integrazione. A Porto Torres i giovani in questa situazione sono 13: tre in scadenza il 25 novembre e 10 a metà gennaio. Quattro di loro da ieri sera alle 20 hanno deciso di occupare l’impianto del Pvc.
 «Siamo stufi dei punti di domanda - dice Marco Olia che, nel buio di quel terrazzo al sesto piano si prepara alla prima notte di sciopero della fame insieme agli altri colleghi di sventura - dei forse, dei se e dei ma. Basta, non ne possiamo più».
 Cosa resta dell’incontro di Roma al ministero dello Sviluppo economico? La convinzione del presidente della giunta regionale Ugo Cappellacci che lo giudica positivo perché «sancisce la ripresa di un confronto basato su ipotesi serie e supportate da risorse finanziarie esistenti. Abbiamo sollecitato il governo ricevendo disponibilità a mantenere aperto il tavolo per una verifica costante della situazione». Un tavolo, quindi, al quale aggrapparsi. Ma quel tavolo ieri ha traballato, anche per le divisioni (ormai note) nelle file del sindacato. E c’è stata bagarre quando Arnaldo Melissa, segretario generale della Uil di Sassari, ha detto di comprendere i colleghi della categoria «che hanno firmato l’accordo con Eni del 19 ottobre sotto l’effetto di un ricatto psicologico». Durissime le reazioni (a cominciare dal segretario nazionale dei chimici della Uil Pascucci e della stessa Eni). Ha rincarato Antonio Rudas, segretario generale della Cgil che su quell’accordo aveva anche rassegnato le dimissioni (poi ritirate). Anche ieri ha urlato che «è una porcheria, la partita è finita, bisogna insistere sulle bonifiche, ripulire tutto e pensare al futuro». Il segretario regionale della Cisl Giovanni Matta, come quello dei chimici Giampiero Murgia, parla invece della necessità di «una terapia d’urto per rilanciare il settore chimico», dell’urgenza di «combinare le azioni di Stato, Regione e imprese».
 Cosa succederà ora? La cronaca è semplice e implacabile: da lunedì cassa integrazione straordinaria (per i lavoratori di Porto Torres almeno fino a gennaio 2010), il 20 novembre incontro fra i commissari di Vinyls e il Governo, la data della riapertura degli impianti non c’è. Sulle bonifiche c’è l’impegno dell’Eni per un confronto con il ministero dell’Ambiente, ma il sito di Porto Torres non è tra i primi 26 sui quali indirizzare le risorse Fas: questo vuol dire che se tutto va bene se ne riparla nel 2014, ma non si sa bene in che termini. Intanto l’agonia continua e da ieri notte ci sono altri quattro operai in sciopero della fame per difendere il diritto al lavoro.
- Gianni Bazzoni