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“Oil”: il regista aveva ragione Respinto il ricorso della Saras


 CAGLIARI. La causa intentata dalla Saras contro Massimiliano Mazzotta, il regista del film-documento ‘Oil’ sui rischi legati alla presenza industriale a Sarroch, si è chiusa perchè è cessata la materia del contendere: il materiale richiesto dall’azienda all’autore del film è stato restituito. Ma l’ordinanza firmata dal giudice civile Vincenzo Amato rappresenta una chiarissima vittoria per Mazzotta, perchè il magistrato - nella valutazione dei fatti legata alla decisione sulle spese del giudizio, 3140 euro tutti a carico della Saras - ha dato pienamente ragione ai difensori Alberto Cocco Ortu, Giuseppe Fornari e Paolo Grasso: la richiesta di sequestro giudiziario avanzata dai legali Guido Chessa Miglior e Angelo Luminoso «era infondata e non avrebbe potuto essere accolta».
 Il giudice ripercorre nell’atto i rapporti intercorsi fra Mazzotta e i dirigenti Saras nella fase di costruzione del film e nega che l’uso delle interviste, delle immagini, del materiale consegnato dall’azienda potesse essere illecita. Riferendosi all’articolo 21 della Costituzione che tutela la libertà di pensiero, il magistrato respinge la possibilità che Mazzotta avesse l’obbligo di esibire il materiale prima di proiettarlo, mentre l’esame dei documenti - sostiene il giudice Amato - smentisce l’ipotesi che le interviste ai dirigenti siano state manipolate.
 «L’esercizio dell’attività di informazione - scrive il giudice nell’ordinanza - oltre a non poter essere soggetto ad autorizzazioni o censure di carattere pubblicistico, non è sicuramente assoggettabile anche solo indirettamente attraverso misure come il sequestro giudiziario a forme di preventivo controllo privato da parte dei soggetti la cui attività è oggetto dell’informazione di volta in volta data al pubblico». Nella stretta sostanza: Mazzotta poteva usare liberamente le interviste ai dirigenti - Giorgio Zonza, Fabio Grosso, Alessandro Zucca e Ignazio Piras - e il materiale consegnato dall’azienda, non aveva alcun obbligo di chiedere il permesso e neppure di spiegare per cosa l’avrebbe utilizzato. Peraltro il materiale - come Mazzotta ha dimostrato in giudizio - era stato usato solo in minima parte, perchè le immagini riportate nel dvd originale del film sono per la gran parte di repertorio e storiche. Del tutto infondata per il giudice anche l’ipotesi che il documentario fosse diffamatorio, visto che secondo il ricorso dei legali Saras era legata soltanto a uno spezzone e su articoli pubblicati in seguito a proiezioni pubbliche «alle quali ben avrebbero potuto partecipare degli ‘osservatori’ della Saras, al cui ufficio comunicazioni erano stati trasmessi gli inviti».
- Mauro Lissia