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Alla ricerca di identità turistica

 OSSI. Il paese di Ossi può definirsi «a vocazione turistica»? E’ un quesito che periodicamente ritorna e che puntualmente rimane senza risposta. Ora è la Pro Loco, l’associazione turistica per eccellenza che su quest’idea ha costruito il proprio passato e cerca le ragioni della propria sopravvivenza, a tentare il rilancio del ricorrente dilemma.
 Ed è forse anche il momento giusto, dopo la chiusura delle manifestazioni estive, per fare un bilancio del presente. Intanto, allo scopo di trovare nuova linfa per eventuali iniziative «che possano arricchire e far crescere Ossi», la Pro Loco si rivolge stavolta al mondo della scuola, «a tutti i docenti in attività e in pensione che vivono in paese», invitandoli ad un incontro in programma per domani 9 ottobre alle ore 18,30 nella propria sede in via Serra a Sa Funtana Noa. Per il momento, al di là della buona volontà che bisogna riconoscere all’associazione, alla cronaca non resta che registrare la situazione al termine dell’Estate Ossese, il periodo dell’anno di maggior richiamo “turistico”: incominciate ai primi di luglio a Molineddu con il consueto successo di Arte Evento Creazione il ciclo delle grandi manifestazioni si è chiuso alla fine di agosto con MusicArte e la Sagra della lumaca, che ha visto la collaborazione tra la Consulta Giovanile e la stessa Pro Loco: nel mezzo anche la festa del Patrono San Bartolomeo, quella della Madonna degli Angeli patrona dei Muratori ed altre iniziative come la serata di osservazione astronomica a Mesu e Montes ed altre.
 All’appello sono mancati due appuntamenti di grande richiamo: la ricostruzione storica del passaggio di Giommaria Angioy (che coinvolgeva anche Tissi ed Usini) e la sfilata di moda «Oltre la bellezza».
 Al di là delle cause che possono essere all’origine della loro fine non è la prima volta che ad Ossi i grandi entusiasmi dopo un po’ finiscono per spegnersi. Piatto forte di alcune associazioni per le loro iniziative oltre le manifestazioni popolari, almeno sulla carta, è quello della valorizzazione dei beni culturali. A parte il Museo etnografico cittadino e i siti di Mesu e Montes e Sa Mandra e sa jua su cui convergono la maggior parte dei visitatori c’è però da osservare che le «domus» di Noeddale sono soverchiate dalle case e comunque di difficile accesso, che quelle di S’Adde Asile sembrano doversi affidare alle cure dei volontari, che di quelle scoperte sulla strada di Baddedale non si parla più, che la tomba megalitica di Ena e muros è stata da tempo seriamente danneggiata a causa della strada che vi è stata fatta passare accanto e non ancora restaurata, che la chiesa di Santa Vittoria dopo un intervento discutibile galleggia in un mare di cemento, che la chiesa e l’area di Sivvaru appaiono trascurate, che quella di Santa Margherita è ormai andata in rovina, che non si tiene conto che da tempo la chiesa di Sant’Antonio, pur in territorio di Ossi, appartiene di fatto a Florinas. Altra riflessione merita la produzione agricola che, fatta eccezione per qualche caso sporadico, ha ormai carattere esclusivamente familiare o, come qualcuno l’ha definito, hobbystico; mentre l’artigianato è ridotto al lumicino ed ha carattere quasi esclusivamente dimostrativo.
 E’ in ogni caso vero che per fare turismo non bastano le risorse del territorio: ci vogliono anche le risorse umane e soprattutto è indispensabile che alla base di ogni investimento di energie ci sia uno studio serio ed approfondito da parte di chi ne ha specifiche competenze: le analisi superficiali, infatti, quasi sempre lasciano il tempo che trovano. Bisogna allora accontentarsi della consolidata vocazione “terziaria”?
- Pietro Simula

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