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Da sabato arte senza segreti col museo per i non vedenti


di Michela Cuccu
 ORISTANO. Il museo per non vedenti è una realtà. È in programma sabato (alle 9.30 al Teatro Garau) l’inaugurazione del percorso tattile che sarà ospitato all’interno dell’Antiquarium arborense.
 Voluto dalla sezione oristanese dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti, il progetto di rendere accessibile l’arte anche per coloro che non possono vederla, ma soltanto toccarla, è diventato realtà grazie all’impegno dell’Istituto professionale d’Arte “Carlo Contini” dove, docenti e studenti per alcuni anni hanno lavorato con passione per realizzare calchi e bassorilievi delle opere che ora rappresentano una della rare collezioni di questo tipo, presenti nel territorio nazionale. Quello ospitato nell’edificio dell’Antiquarium in piazzetta Corrias è invece unico in Sardegna.
 La collezione è stata realizzata con la supervisione scientifica di Loretta Secchi, curatrice del museo tattile di pittura antica e moderna “Anteros” dell’Istituto ciechi Francesco Cavazza di Bologna, dal direttore dell’Antiquarium, Raimondo Zucca e da Donatella Cocco, Marcella Serreli e Maria Francesca Porcella della Soprintendenza ai beni culturali e ambientali delle province di Cagliari e Oristano.
 È costituita da una serie di manufatti realizzati con materiali diversi (ceramica, gesso, bronzo, legno e marmo) resi idonei alla manipolazione. Riproduzioni di opere d’arte e reperti da toccare, ordinati cronologicamente in un percorso lineare, che integra la lettura tattile al commento verbale, ma anche con l’ausilio di cartelli scritti in grandi caratteri e in braille.
 Il museo tattile, finanziato dalla Provincia, con il contributo degli assessorati alla Cultura di Comune e Regione e della Fondazione Banco di Sardegna, dispone anche di un percorso propedeutico, che introduce i non vedenti all’apprendimento del linguaggio delle immagini bidimensionali.
 I plutei della Cattedrale, bassorilievi marmorei raffiguranti raffiguranti leoni che adunghiano cerbiatti e Daniele nella fossa dei leoni, risalenti agli inizi del XII secolo e riprodotti per il percorso tattile in ceramica smaltata e grandezza naturale, sono uno degli esempi delle opere riprodotte. Non il solo visto che è presente il retablo ligneo del Santo Cristo, realizzato nella seconda metà del 1500 da Pietro Cavaro, oltre ad una riproduzione in grandezza naturale del Cristo del Nicodemo, che completano la straordinaria collezione di opere contenute nel museo.
 Un museo bello per tutti. Anche per coloro che hanno il dono della vista. E chissà che col passare degli anni, magari con la prosecuzione della collaborazione con l’Istituto d’arte, altre opere non possano trovare spazio tra le stanze dell’Antiquarium e diventare un punto di riferimento non solo a livello locale.