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Una selva di pale eoliche sorgerà nel mare al largo di Is Arenas

 NARBOLIA. L’ostacolo principale sembrano ambientalisti e nimby. Questi ultimi, secondo l’acronimo di «not in my back yard» (non nel mio cortile), sono quelli che riconoscono la bontà di un progetto che comporta sacrifici, ma chiedono quei sacrifici a qualcun’altro. Ma il progetto avrà avversari molto più numerosi.
 Niente più sole che si tuffa in un mare pulito e libero, osservato dalle coste di Su Pallosu, Sa Rocca Tunda e Is Arenas, ma un sole ingabbiato dietro pali alti 100 metri. I pali che dovrebbero sorreggere le eliche di un impianto eolico da 320 megawatt. La Is Arenas srl Renewables Energies ha presentato alla capitaneria di porto di Oristano una richiesta una richiesta per la concessione demaniale di un tratto di mare posto tra Su Pallosu e S’Archittu per la realizzazione di un impianto per la produzione di energia eolica. Una concessione per un periodo di 60 anni su uno specchio d’acqua di quasi 2mila 200 ettari e su un’area demaniale di 450 metri quadri. I pali dovrebbero affondare sotto il livello del mare per trenta metri, a una distanza minima dalla costa di meno di due chilometri e una distanza massima di otto. L’energia verrebbe trasportata a terra attraverso dei cavi sottomarini. Di fronte alla costa ci sarebbe una selva di torri che si potrebbe osservare a occhio nudo da terra.
 Tempo di realizzazione: 18 mesi. Dopo 25 anni le turbine andrebbero sostituite.
 La soluzione di un impianto off shore, secondo i tecnici, risponde positivamente almeno un paio di esigenze: meno problemi burocratici, innanzitutto, e maggiore efficenza dell’impianto. Sui problemi burocratici il quadro è piuttosto chiaro: la concessione demaniale dovrebbe comportare un percorso meno tortuoso e accidentato di quella che sarebbe necessaria installando un impianto su terreni comunali e privati.
 Sul piano dell’efficienza, invece, gli impianti sul mare garantiscono vantaggi notevoli rispetti a quelli su terra perché l’acqua agisce come una sorta di lubrificante anche per il vento.
 Rimane comunque il problema della collocazione: un progetto che prevede otto file di pali alti cento metri (la più lunga con 18 pali, la più corta con due) in uno degli angoli più suggestivi e sinora incontaminati della Sardegna scatenerà reazioni contrarie potentissime. Che già si stanno manifestando. L’istanza della società Is Arenas è stata pubblicata sulla Nuova, su alcuni quotidiani nazionali, sul Buras della Sardegna e sulla Gazzetta ufficiale europea.
 La voce si è diffusa e contemporaneamente sta cominciando a prendere corpo un movimento di opinione che si prefigge l’obiettivo di bloccare il progetto. Da S’Archittu a Su Pallosu c’è già chi sta raccogliendo firme per una petizione popolare. La gente scrive ai giornali: «Con angoscia comprendo che stanno tentando di rovinare anche il poco che rimane. Cosa possiamo fare per evitare questo disastro ambientale, non che economico, che si riverserebbe sulle nostre comunità?» scrive da Santa Caterina di Pittinuri Caterina Casule. E gli stessi quesiti rimbalzano sulla rete. Su Facebook un gruppo creato l’altra sera dall’oristanese Raffaele Erbì in poche ora ha raggiunto le 350 adesioni.
 E il numero di chi sposa la battaglia di «No al campo eolico nel mare di Is Arenas» cresce a ritmi esponenziali. Ma siamo solo all’inizio.

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