Corazzata Roma, sfida negli abissi


di Pier Giorgio Pinna
PORTO TORRES.Nel golfo dell'Asinara sono le 15,45 del 9 settembre 1943, il giorno dopo l'armistizio. La corazzata Roma viene attaccata dalla Luftwaffe. Alle 16.12 si spezza e comincia a inabissarsi. Muoiono 1.393 uomini, 620 i superstiti. È uno degli scontri documentati dalla seconda guerra mondiale. Dagli incrociatori d'appoggio si fanno foto. Vengono registrate le coordinate del punto dove l'ammiraglia della Marina cola a picco: 41º 08' Nord e 08º 09 Est, 45 km al largo di Castelsardo. Ma da allora nessuno è più riuscito a individuarla. Ed è un vero mistero. L'altro enigma è che proprio adesso ricomincia, all'improvviso, una caccia serrata al relitto. Con una concorrenza tra società e specialisti. Sfida negli abissi arricchita dalla scoperta, rivelata ieri, dei resti del cacciatorpediniere Da Noli, che accompagnava la Roma. È confermato: l'unità, con 228 militari a bordo, è finita sulle mine a sud di Bonifacio. L'annuncio del ritrovamento è stato dato da uno degli esperti in campo per la ricerca dell'ammiraglia della flotta italiana, Francesco Scavelli.
La corazzata era una gigantesca massa di ferro e acciaio. Oggi giace a 400 metri di profondità. Come mai nessuno è più riuscito a vederla? Se si pensa che il Titanic, lungo appena 30 metri in più, è stato scoperto sulla piana abissale americana, a 3.787 metri, c'è da riflettere. O le coordinate annotate erano sbagliate, cosa piuttosto improbabile nonostante la drammaticità degli eventi, o sono state riferite in maniera errata nel tempo. Oppure l'ammiraglia potrebbe essersi suddivisa in più tronconi che, col passare del tempo, sono stati trascinati dalle correnti. In 66 anni a dare una risposta a questi interrogativi hanno provato in parecchi. Ma nessuno c'è riuscito. Nel frattempo alla Roma sono stati dedicati saggi, documentari, siti internet, addirittura un romanzo, «Alta profondità», di Folco Quilici. Due anni fa l'ultimo tentativo l'hanno fatto l'Anteo, nave oceanografica della Marina, e mini-sommergibili delle case di produzione Contex Tv (tedesca) e Polivideo (italo-svizzera). Nessun risultato. E ora? Che succede? Come mai tanto slancio? Non tutto può essere spiegato con l'anniversario della tragedia, che ciclicamente fa riaccendere i riflettori. No, stavolta sembra ci sia dell'altro. Almeno stando all'incalzare degli annunci.
Alcuni mesi fa Piero Angela rivela che sta lavorando a un documentario sui rebus della corazzata. Passano diverse settimane. Si arriva a quest'estate. E all'improvviso Francesco Scavelli, 30 anni, di Catanzaro, motore della società Bluimage, mette le carte in tavola. «So dove si trova la Roma e posso individuarla», non si stanca di ripetere. Chiede la collaborazione di Henri Germani Delauze, amico d'avventure di Jacques Costeau. «Lui soltanto, con la sua società Comex e la nave Minibex, ha le tecnologie giuste per aiutarci», spiega. Prevede che la spedizione possa partire ai primi di settembre. MariSardegna smentisce però di aver ricevuto comunicazioni. Poi lo stesso ricercatore precisa: «Salperemo entro fine mese». Tutto partirebbe dal Da Noli. «Il ritrovamento dell'incrociatore è stato reso possibile da un lavoro negli archivi di Washington, Friburgo, Londra, Roma - sottolinea - Abbiamo in mano un documento, finora mai preso in esame, con il posizionamento delle mine tedesche. Ci ha consentito di tracciare la rotta che la Regia marina ha seguito il 9 settembre '43. Trovato il Da Noli, abbiamo adattato il lucido dei campi minati sulle carte nautiche, facendolo coincidere con costa e relitto». Da allora il mosaico ha cominciato a prendere forma. L'interpretazione di documenti top secret ha permesso di arrivare sino a un punto dove sarebbe stata rilevata una forte anomalia magnetica, denominata «Punto bizzarro», ovvero una massa non naturale che potrebbe essere quella della corazzata.
Ma ora si fa vivo un potenziale rivale nella caccia. Si chiama Ferdinando Cugliari. È l'uomo che anni fa ha filmato sotto i mari siciliani una nave fantasma: centinaia di migranti morti, dimenticati da tutti tranne che da Giovanni Maria Bellu, oggi vicedirettore dell'«Unità», che sull'angosciante storia ha scritto un libro. Cugliari qualche tempo fa è stato tra i protagonisti di un tentativo d'individuare la Roma e ha collaborato con la francese Comex. Adesso, apprese le intenzioni di Scavelli, svela pubblicamente le coordinate del tratto di mare dove secondo lui si trova il relitto: latitudine nord 41º 09', 870" e longitudine est 08º 39', 090". «Ecco, se trovassero la Roma in un cerchio di 2-300 metri da li sarei felice di aver vinto la scommessa», spiega.
Basteranno tante passioni e lo scontro fra tesi cosi diverse a far luce sui misteri della corazzata più potente d'Italia che i tedeschi riuscirono ad annientare in una manciata di minuti?