Potrebbe riaprirsi l'omicidio Tiralongo

BOLZANO. Scoppia la polemica sull'uccisione del carabiniere Vittorio Tiralongo. Secondo un testimone, all'epoca appartenente all'Arma, non si trattò di un omicidio per mano dei terroristi altoatesini. «Sono sicuro che l'uccisione andò diversamente», dice Bruno Budroni. Ma le sue parole non vengono credute veritiere dalla figlia di Tiralongo.
Torniamo indietro di 45 anni. È il 3 settembre del 1964 quando il carabiniere Vittorio Tiralongo viene ucciso sul ballatoio della stazione dell'Arma a Selva dei Molini. Siamo nel pieno degli anni delle bombe in Alto Adige. Dell'omicidio vengono accusati i terroristi altoatesini, in particolare il gruppo dei cosiddetti 4 bravi ragazzi della Valle Aurina. Da anni Eva Klotz sostiene che non si trattò di un atto terroristico. La «pasionaria» nel 2002 tirò fuori addirittura una storia passionale, come origine del delitto. Per questo motivo venne querelata per diffamazione da Dina Tiralongo, anche se poi i giudici stabilirono che non fu offesa la memoria di suo padre Vittorio.
Adesso un'altra novità. Questa volta in carne ed ossa. Bruno Budroni, 72 anni, vive a Molini di Tures. Nel 1964 faceva parte dell'Arma, che poi lasciò nel 1976. «Ero nei servizi speciali e stazionavo in quella zona, conoscendo anche il collega Vittorio Tiralongo. Per me non sono stati i terroristi ad ucciderlo. Ci parlai anche pochi minuti prima che morisse, credo piuttosto che sia stata una vicenda interna ai carabinieri - afferma Budroni -. Chiedetevi perché l'allora comandante della stazione dell'Arma a Molini di Tures da quel tragico giorno del 1964 non si sia più visto in Alto Adige.
Fin qui la versione dell'ex carabiniere, cui però non credono né la figlia della vittima, né il consigliere provinciale del Pdl, Mauro Minniti. «Perché Budroni parla solo adesso, se sapeva tutti quei fatti e circostanze?», si chiede Minniti. Per Dina Tiralongo si tratta di riaprire una vecchia ferita. «Mio padre che aveva solo 24 anni venne ucciso sul ballatoio della caserma, da persone appostate nel fienile di fronte, che in tutta tranquillità presero la mira, spararono e lo lasciarono rantolare ferito, senza prestargli alcun aiuto», spiega Dina Tiralongo, secondo la quale non ci sono dubbi sul fatto che furono i terroristi altoatesini ad ucciderlo. In ogni caso il procuratore della Repubblica di Bolzano, Rispoli, ha deciso di riaprire l'inchiesta e nei prossimi giorni ascolterà il carabiniere in pensione autore delle rivelazioni. (m.dal.)