Quando le piante officinali e le erbe tipiche della Sardegna danno un tocco chic al resort

A ridosso dell'hotel c'è anche l'orto, anzi 'S'ortu". Un orto a gradoni come usava in Sardegna e usa ancora da poche parti nell'Isola. Qui, a un lato del resort Su Gologone sembra di essere tornati all'economia di un borgo mercatale. L'orto c'era da tempo, perché Peppeddu Palimodde, il creatore-mito di questo albergo sotto la dolomia bianca di Corràsi, mangiava solo zucchine e patate, lattughe e pomodori coltivati a bocca di cucina. Un buon esempio che la figlia, Giovanna, ha voluto emulare.
«Perché quest'orto crea famiglia, dà valore aggiunto all'ospitalità, al mangiar sano». Ed ecco potenziare, ampliare il 'kitchen garden" come lo chiama Eddie Gobbo, ingegnere chimico californiano di 33 anni con azienda a San Francisco. Alle otto del mattino passeggia fra solchi di melanzane e peperoni con la moglie Katy, insegnante. Ecco i pomodori, 'tomato" urla Eddie. «Li vedo per la prima volta nella piantina, sono emozionato, excited, Can I pich one up? Posso coglierne uno?». Antonello Mereu, 38enne, che dell'orto è il responsabile, gli dice di si. Non uno ma due, anche tre. Un pomodoro fresco a Katy, uno a Eddie. Mangiati a morsi, senza olio né sale. Delicious. Ed è festa. Visi felici. Con Antonello che commenta: «E dire che il pomodoro è originario delle zone tropicali e subtropicali dall'America latina e fu introdotto in Europa dopo il 1523. Una bella rivincita». La coppia giunta dagli States parte per un'escursione a Gorroppu col capo delle guide naturalistiche, Gianni Maricosu, 39 anni, nipote di nonno Giovanni detto 'Su'e Mosé", liceo scientifico a Nuoro e studi di Biologia all'università di Sassari. Parla due lingue e fa salire su una jeep Eddie e Katy. All'orto arrivano i milanesi Luca e Anna ('no, i cognomi no"), dirigenti d'azienda: «Veniamo in Sardegna da cinque anni e Su Gologone è tappa fissa. Adesso è più bello perché poter cogliere le susine e i fichi dalla pianta è più emozionante per chi passa tutto l'anno a mangiare prodotti sotto vuoto e piatti da catering».

Arriva un uomo di scienza e un volto noto della tivù porta-a-porta, Paolo Crepet, coloratissima camicia blu cielo. È in bella compagnia. Passa più di mezz'ora nell'orto, chiacchiera con Antonello che gli parla del padre Mario noto Quaranta, che dell'orto era un patito. È chiaro che Crepet psicologo e psichiatra si intende anche di erbe officinali e ortaggi, si diletta a osservare peperoncini verdi sedano e mentuccia, i fiori di zucca 'ottimi da fare col risotto", si incanta agli spaventapasseri d'arte di Giovanna Palimodde ricoperti da tunica bianca caleidoscopica e berretto rosso. «Diversi miei amici americani si son fatti l'orto nella terrazza di casa o nei balconi nel cuore di Manhattan, fanno ciò che possono per comprare il meno possibile nei negozi». È la volta di Giovanni Canterini e Paola Centerbe, banchiere di Bolzano lui, pediatra di Treviso lei. Guardano l'orto con ammirazione, foto ricordo, un morso alle susine, «queste gialle sono dolcissime, ritrovo i sapori del giardino che nonno aveva ai lati dell'Adige».
L'orto ma non solo. Perché il vero richiamo olianese di quest'estate torrida è un baretto con l'angolo delle tisane, fatte esclusivamente con erbe coltivate in Sardegna, in parte qui a Su Gologone e, soprattutto, nell'erboristeria Montricos di via Roma gestita da mamma Luciana Lapia e dal figlio Elias Piredda. Un ritrovo-in, ricavato in una scarpata fra olivastri e siepi alte di fichid'india. Lo hanno chiamato Tablao, è ricoperto interamente di tavole bianche. Per ripararsi dal sole vele in cotone. E poi la lista, il primo menù delle tisane sarde, presentate dal barman nuorese Massimo, esperienze fra il Salvini di Pisa, il Mulassano di Torino e l'Esagono di San Teodoro. Un barman dietista e farmacologo perché vi sa proporre 'tisane e infusi rilassanti o rinfrescanti", ma anche 'contro gonfiori e bruciori di stomaco". C'è la tisana al marrubium ('si, quella pianta che dà il nome al paese dell'Oristanese"). E si apprende che è 'un cardiotonico per eccellenza, viene fatto macerare anche come tintura vinosa".
Non c'è che l'imbarazzo della scelta. Le neonate tisane sarde (perché anticamente, come in tutte la parti del mondo, le erbe venivano usate moltissimo anche nell'Isola) presentano una gamma vastissima per i più svariati usi. La joint-venture Gologone-Montricos propone le tisane al biancospino, al tarassaco ('agisce sul fegato, è un eccellente digestivo, consente l'ossigenazione del sangue").

Al Tablào dettano legge le tisane classiche. Richiestissima quella al tiglio, alla Maria Luisa o citronella, per non parlare della diffusissima malva. Fra le più richieste il barman Massimo indica le tisane alla 'Ballota nigra", che in sardo sarebbe marrubiu nieddu, «delicatissimo e ottimo rilassante, combatte molto bene l'insonnia, da sei giorni la servo regolarmente nel dopo-cena a una coppia di turisti sessantenni di Anversa». È molto richiesta anche l'aloe, «ottimo stimolante di sistema immunitario». Chiedono più alcoolici o più tisane? «Prima la percentuale era del 95 per cento per gli alcoolici, grappe gin e whisky. Oggi siamo al 60 per cento di alcoolici e al 40 per cento di tisane. Che vengono richieste anche a metà pomeriggio, quando alcuni turisti rientrano dalle gite al mare o sul Supramonte».

In sedicesimo le piante officinali le trovate anche ai lati dell'orto-dependance dell'hotel. Se ne occupa la guida turistica Gianni Maricosu, il nipote di 'Mosè". Quest'orto delle erbe della salute, un po' in ombra un po' al sole, è la calamita intelligente creata in un albergo che si conferma l'alfa e l'omega dell'ospitalità sarda di pregio. Ogni pianta ha il suo nome scientifico in latino, italiano e poi quello in sardo off course olianese. Non c'è che l'imbarazzo della scelta. C'è l'helicrysum saxatatile, in limba giarminu, tra poco sarà usato - annuncia raggiante Giovanna Palimodde - nel 'primo gelato sardo all'elicriso". Ecco la nepeta foliosa, nepetella, simile all'origano. Dice Mosè: «Si beve l'infuso da pianta intera di nepetella, possibilmente fresca, come antispasmodico e antifermentativo intestinale. A Villanova Monteleone era usato contro lo scorbuto, a Villacidro come anticatarrale, a Lanusei per combattere i vermi intestinali, a Thiesi contro i ronzii auricolari». Due architetti di Poitiers, Pierre Lagarrière e Claudine Duval, apprezzano le competenze di 'Mosè" e lo assaltano con cento domande. «Se leggete il libro Le piante nella tradizione popolare della Sardegna del botanico francescano Aldo Domenico Atzei ne saprete di tutto e di più».
Ed ecco le piantine giovani di verbasto e agnocasto, digitale rossa e cicoria selvatica, acero minore e borragine, la ruta caprina e il terebinto, l'erba gatta e la salvia di Desole.
Anche questo è turismo. Certo, ci sono le camere personalizzate e le sale da pranzo con Giuseppe Biasi e Mauro Manca, c'è l'enoteca-tabernacolo, c'è il cibo curato in ogni piatto. Ma l'orto ha aggiunto smalto all'hotel. Con le tisane sarde che rilassano.
Come si conviene. E non solo in tempo di ferie.