Desolazione nella pineta di Orvile


di Sergio Secci
POSADA.Da due giorni, quel che resta della pineta di Orvile, è teatro di un via vai di automobili. Tutti vogliono vedere quello che è rimasto dell'impianto artificiale impiantato negli anni cinquanta e che era ormai diventato il polmone verde del paese. Un bosco che estendeva su decine di ettari, dove generazioni di posadini si sono accampate per le classiche scampagnate di Pasquetta e Ferragosto. Un bosco che era diventato una meta anche per centinaia di turisti.
È bastata poco meno di un'ora, sabato scorso, per distruggere oltre metà dell'imponente bosco di pino domestico.
Gli alberi erano stati impiantati alcuni decenni fa con i cantieri occupazionali. Un'area di inestimabile valore che, grazie al piano urbanistico comunale, approvato di recente dall'assemblea civica, sarebbe diventato di proprietà comunale e quindi di tutti i cittadini di Posada.
Una mano criminale poco dopo le 17 di sabato, ha acceso il fiammifero che ha scatenato l'inferno. Una colonna di fumo si è levata altissima e in pochi attimi le fiamme hanno raggiunto la pineta.
Provvidenziale, a questo punto, l'intervento di un aereo Canadair che stava operando sull'incendio scoppiato nelle campagne di Budoni.
Un paio di lanci ben azzeccati, hanno fermato il fuoco nella parte bassa, altrimenti della pineta non sarebbe rimasto nulla.
Impossibile però fermare l'altro fronte da terra. Il fuoco è penetrato nel bosco dall'alto arrivando poi sino al mare.
La desolazione e il dispiacere si leggevano tutti nella faccia del sindaco e dei tanti volontari si aggiravano sconsolati tra i tronchi anneriti. Qualcuno aveva le lacrime. «Il paese non meritava quest'affronto - afferma Roberto Tola - è stata colpita l'intera comunità ed eventuali sospetti, vanno segnalati alle forze dell'ordine. In attesa che i terreni di entrino nella nostra disponibilità, chiederemo un intervento ai proprietari per ripulire l'area bruciata e nel prossimo autunno - conclude il sindaco - ci attiveremo per reimpiantare il bosco».