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«Se chiude dimissioni in massa»


di Antonello Palmas
 SASSARI. Sindaci, rappresentanti delle categorie, attori istituzionali: il Nord Sardegna minaccia di dimettersi in massa e inviterà a fare altrettanto i consiglieri regionali e i parlamentari isolani. Accadrà se dall’incontro di oggi sulla chimica sarda al ministero dello Sviluppo economico non verrà cancellata la decisione dell’Eni di chiudere il cracking del Petrolchimico dal 1º agosto. E’ la provocatoria e disperata presa di posizione scaturita dalla riunione del Comitato per l’area di crisi del Nord Sardegna nel palazzo della Provincia, annunciata dal presidente Alessandra Giudici per le istituzioni e dal segretario della Cisl Gavino Carta per i sindacati. Amare le parole con cui la Giudici, affiancata tra gli altri dai sindaci Gianfranco Ganau (Sassari), Luciano Mura (Porto Torres) e Marco Tedde (Alghero), ha introdotto la comunicazione della decisione: «Volevamo cambiare il nome di questo organismo in Comitato per lo sviluppo economico del Nord Sardegna - ha detto - anche per motivi scaramantici. Ma da quando è stato creato per fronteggiare l’emergenza la situazione è addirittura precipitata, un momento così non si viveva da 60 anni». Il comitato ha individuato la controparte «nel governo, cui abbiamo sollecitato risposte immediate affiancando il governatore Cappellacci, postosi alla guida di questo movimento. Non nell’Eni, azienda che insegue un profitto, ma nello Stato che, forte della partecipazione del 30 per cento, deve mettere in atto azioni forti».
 La Giudici precisa che la richiesta di ritirare la chiusura «è solo in prima battuta, perché vogliamo un avvio di dialogo. È inaccettabile che si prendano decisioni così gravi senza interpellare il territorio». E riguardo all’emarginazione della politica locale fa l’esempio della questione bonifiche dell’area del petrolchimico, per cui «esistevano accordi, ma la Syndial ha ritirato i progetti originari presentandone altri senza sentire i sindaci». La presidente della Provincia definisce «sofferte le decisioni prese, il territorio resterà senza guida, ma è l’unico modo per far sentire la nostra voce, dato che sinora il territorio ha preso solo schiaffi. E chiederemo anche ai parlamentari sardi di seguirci sulla stessa strada».
 Gavino Carta descrive la situazione come «socialmente drammatica, tanto da rasentare l’ingovernabilità, destinata a un’escalation, come abbiamo prospettato al prefetto. Sarà un’estate senza ferie, pronti a ogni evenienza». Per i sindacati «l’incontro di Roma è stata una delusione: chiediamo il ritiro del provvedimento dell’Eni e un intervento deciso del governo. Alle istituzioni locali riconosciamo di essersi sempre schierate al fianco dei lavoratori e ora, con un atto forte, decidono di rimettere il mandato per l’impossibilità di farsi sentire. Già l’esclusione dei rappresentanti di questo comitato dai grandi tavoli è eloquente».
 Ma non basterà un ritiro della decisione di chiudere, «occorrerà un piano di investimenti a sostegno della chimica e delle attività produttive sarde». I sindacati del Sassarese chiederanno inoltre che lo sciopero generale si tenga a Sassari, capoluogo-simbolo della distruzione sociale in atto.