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Pd, al congresso in ordine sparso


di Gianfranco Nurra
 CARBONIA. Il Partito democratico arriva al congresso cittadino, sempre che ci si arrivi, nella confusione più totale.
Tutti contro tutti, ex Ds, ex Margherita, indecisi, scettici e agnostici, ce n’è per tutti i gusti e l’assise cittadina si preannuncia una bolgia dagli esiti imprevedibili.
 È l’appello, rivolto al Commissario Achille Passoni, da un gruppo di amministratori e iscritti del Partito democratico.
 Una richiesta di una parte, considerato che l’altra parte del partito - e classificare in qualche modo le collocazioni è impossibile - aveva qualche ora prima scritto allo stesso destinatario con una richiesta completamente opposta.
 Ne fanno parte i «soriani», Nino Flore e Enzo Pisanu, il presidente della provincia Pierfranco Gaviano, gli assessori Giacomo Guadagnini, Maria Marongiu, Antonello Dessì e i consiglieri comunali che non avevano aderito al gruppo del Pd e si ritrovano in tre gruppi distinti, i Diesse, la Margherita e il gruppo misto. Nella lettera, motivazioni del tutto opposte a quelle dell’altro gruppo contendente.
 «Abbiamo acettato tutte le imposizioni possibili, anche quando queste non erano condivise, ma ora ci rendiamo conto che si vuole trasformare la convenzione, sia essa provinciale che regionale in un gruppo dirigente che pone condizioni sulla Provincia, sul comune di Carbonia, decide espulsioni e vuole vietare a compagni e amici di partecipare al congresso. Per questo ti chiediamo che gli appuntamenti previsti vengano rispettati».
 A Passoni vengono anche ripercorse le vicende della votazione del conto consuntivo in provincia, approvato con 18 voti a favore e 6 contrari, 5 del Pd e 1 del Pdl.
 «Alla votazione hanno partecipato in modo favorevole anche i 4 consiglieri dell’Udc - si legge tra l’altro -. Ed è noto che vari esponenti del Pd, non solo a livello nazionale, formulano da tempo auspici per una desiderabile alleanza programmatica ed elettorale con questo partito.
 Ma utilizzare una convergenza su un episodio amministrativo per marchiare come «di destra» la giunta provinciale sembra un modo un tantino logoro e vetusto di osservare la situazione». A questo punto, se il congresso si farà o meno lo si potrà sapere solo all’ultimo momento, domani mattina. Di certo la spaccatura tra i due gruppi che aspirano a gestire il futuro del partito appare a questo punto insanabile e sarà curioso, un domani, scoprire come conviveranno le due anime attuali, che sono divise da incomprensibili motivazioni, nei nuovi organismi.
 Intanto, Tore Cherchi, ha fatto presente la «inopportunità» di una sua presenza quale candidato in una delle liste in ballo. Non ci sarà.