24 giugno 2009 —
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sezione: Cagliari
di Mauro Lissia
CAGLIARI. Un codice etico che contenga un chiaro riconoscimento della libertà dinsegnamento tutelata dalla Costituzione italiana, ma che tuteli soprattutto la dignità di ogni cittadino.
A chiederlo è il docente di storia contemporanea Marco Pignotti con un appello rivolto al neorettore Giovanni Melis e al magnifico uscente Pasquale Mistretta, firmato per ora da una dozzina di colleghi e appoggiato con un documento (che riportiamo quasi integralmente) da sei rappresentanti degli studenti nel consiglio di facoltà a Lingue e letterature straniere.
Dietro liniziativa, la battaglia ormai vicinissima al campo giudiziario scatenata dai testi e dalle interviste di Emilio Biagini, geografo cattolico che ce lha con gay, marxisti, atei, islamici, protestanti, musicisti rock e con chiunque appaia anche incidentalmente fuori dalla linea di Santa Romana Chiesa. Riunite al Bastione quelle che forse il docente genovese definirebbe le forze del male - una cinquantina fra professori, studenti e cronisti - Pignotti ha chiarito la propria posizione personale attaccando il metodo usato da Biagini per elaborare i suoi volumi: «Più che un testo di geografia da utilizzare in un corso di studi - ha sostenuto Pignotti - siamo davanti a un corposo pamphlet che riporta opinioni molto chiare in merito al concetto di razza e religione, esprimendo in alcuni passaggi una chiara volontà di classificare religioni e razze in base a una soggettiva scala di valori e ad affermazioni categoriche».
Per Pignotti il collega genovese «decontestualizza e generalizza» utilizzando un «artificio metodologico poco ortodosso». In sostanza fa passare la propria opinione attraverso singoli fatti, episodi, momenti della storia da cui trae e propone conclusioni universali, dividendo il mondo tra seguaci della verità promossa dalla fede cattolica e gli altri, i mistificatori, a suo dire origine di una decadenza etica e culturale ormai inarrestabile. A leggere lappello di Pignotti il collega geografo si sarebbe macchiato di «abusi didattici» protetti da «una libertà dinsegnamento assoluta e intangibile» che però dovrebbe incontrare i propri limiti quando qualcuno, in questo caso «anche un solo studente», si sente discriminato. Ma la libertà dinsegnamento, ha insistito il docente di storia, non può «mai essere sinonimo di dispotismo didattico» così come ogni diritto dellindividuo - religione, genere, orientamento sessuale, coscienza e convinzioni personali, lingua, origini etniche e sociali - non può essere disconosciuto.
Fin qui la posizione di Pignotti, che a giudicare dagli applausi ma soprattutto dagli inviti lanciati dai consigli di corso sembrerebbe largamente condivisa. Manca però una risposta per vie ufficiali di Emilio Biagini, che finora si è limitato a chiedere e ottenere copia dei verbali del consiglio di facoltà affidando ai giornali una sequenza di repliche piuttosto categoriche: nessun passo indietro. Presto Biagini riceverà una nota ufficiale del preside Massimo Arcangeli, che su mandato del consiglio gli chiederà se intende accogliere linvito dei colleghi a suggerire agli studenti un testo alternativo al suo. In base alla risposta, se ci sarà, del geografo il consiglio di facoltà deciderà il da farsi. Nessuno esclude un ricorso alla magistratura, cui potrebbero rivolgersi anche gli studenti con un semplice esposto.