21 giugno 2009 —
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Sassari
SASSARI. In questa stagione i produttori di uva hanno sollevato la guardia. Tra i filari della Romangia e delle campagne di Usini e Alghero si vedono i grappoli prendere forma in mezzo a un fogliame verde e vigoroso. Sarà che lanno scorso ha lasciato il segno nei vigneti, con la peronospora a seccare i grappoli come il tabacco. Perciò i viticoltori, specialmente quelli più scottati, non hanno lesinato nel trattamento fitosanitario, riuscendo generalmente a prevenire lo sviluppo delle malattie. Però anche il meteo è stato abbastanza clemente, ed ha aiutato a tenere a bada le infezioni e i funghi. Tuttavia, in questi ultimi dieci giorni, agli occhi dei più esperti non saranno sfuggiti i primi attacchi evidenti sia sulla vegetazione che sugli acini. Il nemico da combattere, in questo periodo, è soprattutto loidio. I sintomi li avrà notati chi ha provveduto a sfogliare e arieggiare i grappoli. E la fase di prechiusura, e gli acini stanno crescendo velocemente per aderire luno sullaltro. Soprattutto nei grappoli più interni, a guardarli bene, si può scorgere una leggera polverina grigia che avvolge la parte superiore degli acini. «Chi a inizio giugno non ha fatto i trattamenti preventivi con prodotti mesosistemici o sistemici (che entrano in circolo nella pianta per via linfatica) - dicono i tecnici di Laore - adesso potrebbe avere qualche problema. Abbiamo ricevuto segnalazioni dai vigneti di Sorso e Sennori, colpiti da lievi attacchi di peronospora nelle foglie e infezioni di oidio evidenti sui grappoli. Le condizioni climatiche sono state favorevoli soprattutto per lo sviluppo di questultimo fungo: temperature dai 20 ai 30 gradi, umidità notturna e niente piogge (loidio, al contrario della peronospora, teme le abbondati precipitazioni). Per chi non lavesse ancora fatto, è il momento di correre velocemente ai ripari». La terapia è questa: utilizzare dei fitofarmaci con principi attivi chiamati mesositemici, cioè che si legano alle cere della pianta e agiscono sia per contatto esterno e sia in maniera citotropica translaminare, passano cioè attraverso la pelle della foglia o dellacino e proteggono allinterno dalle infezioni. Per intendersi: il solito e abusato zolfo ramato in polvere, con infezione in atto, potrebbe non essere sufficiente. Naturalmente lirrorazione del farmaco mesositemico deve essere mirata e deve colpire (per non determinare inutili sprechi, la fascia produttiva della pianta). E utile, quindi, una sfogliatura prima della medicazione. Oltre a favorire una maggiore efficacia dellintervento, limiterà laggressione successiva della botrite (muffa grigia e marciume), che attechisce sugli acini spaccati precedentemente dalloidio. In questi giorni, anche un intervento con lantibotritico, potrebbe rivelarsi molto utile. (lu.so.)