giovedì 11.03.2010 ore 06.00

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«Stacanovisti o fannulloni? Indagine non credibile»

  CAGLIARI. «Né stacanovisti né fannulloni, quell’indagine non è credibile». Immediata la reazione dei parlamentari sardi alla notizia che la loro produttività era data sotto la media generale (2,09 contro il 2,30). La «radiografia» è stata fatta da tre associazioni: Cittadinanzattiva, Controllo cittadino e Openpolis che hanno istituito un osservatorio civico per monitorare la «Casta».  L’indagine è contestata perché il criterio usato non è qualitativo ma quantitativo (oltre al numero delle presenze le firme alle proposte di legge, relazioni scritte, interventi in aula e in commissione).  Il deputato Arturo Parisi (Pd) ha detto che ««fannullone non é una qualifica che nessuno può accettare alla leggera, non fossaltro perché è un dovere dare conto agli elettori». L’ex ministro ha affermato che «la lettura del rapporto dimostra che non basta saper contare. I ministri non si valutano sulla base della quantitá delle presenze in parlamento, ma invece della qualitá della loro attivitá di governo. Per quello che riguarda i parlamentari la partecipazione alle attivitá é un dovere, la modalitá con cui la svolgono una scelta. Poiché la graduatoria é stata fatta sulla base delle proposte di legge, e della partecipazione ai lavori, ma ordinata solo rispetto alla prima, sono finito in fondo. Mentre la mia partecipazione é stata all’84%, il numero di proposte di legge é stato invece minimo. Ma questo é per me motivo di vanto in un Paese che ha centomila leggi».  Anche Guido Melis (Pd) ha detto che «l’indagine è condotta con criteri quanto meno opinabili», perché «si si sa che alcuni deputati firmano quasi senza leggere, per far piacere ai colleghi proponenti, leggi e talvolta leggine di non particolare valore». Mentre «io mi sono attenuto alla regola di non firmare troppo, anche per ridurre la mole ingombrante della microlegislazione che grava sul lavoro delle Camere». Quanto alle presenze in aula «ho un’altissima presenza alle votazioni, il 92-93%, stando all’unica classifica attendibile, quella nel sito della Camera). Poi «l’indagine «non tiene conto delle presenze in commissione, dove si svolge la parte più incisiva e faticosa». Inoltre «interrogazioni, mozioni, ordini del giorno, frequenza degli interventi in aula sono rilevabili dagli atti parlamentari. Su questi posso definire un deputato mediamente laborioso». Anche perché «c’è tutto il lavoro che non si vede».  Le stesse considerazioni sono state fatte dal senatore Francesco Sanna (Pd) e dal deputato Mauro Pili (Pdl). Un esempio: l’indagine presa in esame dalle associazioni civiche registra come «intervento» sia la semplice richiesta del voto elettronico sia la relazione in aula su una legge importante.

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