La storia di Laicu Roglia, imprendibile fuorilegge nella turbolenta Gallura del secondo Ottocento


In Gallura ogni famiglia ha un suo soprannome, spesso di poco identificabile origine. Il soprannome, «lu stivignu», fa aggio sul cognome. Cosi il più popolare bandito gallurese di fine Ottocento, Luigi Fresi, di Antonio e Francesca Pittorru Pattitoni (soprannome «Accedda»), nato nello stazzo di Raica, nella campagna fra Telti e Monti, è conosciuto soltanto come Laicu «Roglia» (secondo una fonte, il soprannome verrebbe incongruamente dallo spagnolo «rolla», che indica il tubare dei colombi e delle tortore). A lui ha dedicato una documentatissima biografia Gianfranco Ricci. Capitano dei carabinieri a Nuoro, è facile spiegare la sua passione per la storia del banditismo, su cui ha pubblicato diversi libri (il più importante dei quali, «Sardegna criminale», anche nella collana «Banditi & Carabinieri»). Nato ad Aggius cinquant'anni fa, si spiega anche la sua curiosità per un bandito cosi temuto (ma anche amato) nella rissosa Gallura di quel finale di secolo. «Laicu Roglia, il bandito degli stazzi» è il volume numero 16 della collana, da domani in edicola con La Nuova Sardegna.
Vissuto fra il 1856 e il 1896, a Laicu toccò in sorte di essere l'ultimo grande bandito di una regione che, dagli Spagnoli in poi (la Guerra di Successione spagnola era stata la grande incubatrice di una ribellione che aveva interessato gli stessi nobili non meno che i loro prestatori d'opera), era stata talmente dominata da una cultura di sovversione e di ribellione allo Stato di turno - grazie anche alla spinta propulsiva d'un fertile contrabbando con la Corsica, che attivava oltre tutto un veloce interscambio di «bandeados» delle due parti - da essere additata come la più criminale delle zone dell'isola. L'ultimo e anche il più popolare, se è vero che ancora oggi in Gallura ai bambini ribelli e disubbidienti le mamme affibbiano spesso l'appellativo di Laicu Roglia. Di quel disordine gallurese, cosi diffuso per quasi due secoli, resta solto questo (affettuoso) improperio. La Gallura dei banditi è finita quasi di colpo. Fra '800 e '900, la Gallura divenne una delle zone più pacifiche dell'isola, e certo la più pacifica delle zone montane. Un fenomeno di «civilizzazione» cosi improvviso da essere sostanzialmente inspiegabile: né bastano a darne ragione il radicarsi del sistema degli stazzi (gli stazzi esistevano da almeno due secoli in Gallura) o l'espandersi della cultura urbana nei centri maggiori (in realtà, solo Tempio). Lo stesso Ricci ci ha dato una dettagliatissima ricostruzione dei fenomeni criminali in Gallura fra 1720 e 1847, come a cercare li - in tempi in cui il fenomeno assunse quasi carattere politico, fino a far parlare, fra il 1819 e il 1825, di un «ammutinamento della Gallura» - le origini della pacificazione di fine secolo.
Straordinariamente e intattamente gallurese, a distanza di più d'un secolo dalle vicende narrate, è il paesaggio in cui si svolge la vita di Laicu. Prima lo stazzo di Raica, dalle parti di Telti, poi - durante la lunga latitanza seguita a diversi omicidi, anche di carabinieri - i «tafoni» granitici della Gallura, infine un ultimo stazzo, dove sarà sorpreso dai carabinieri, forse messi sulle sue tracce dagli immancabili confidenti. E gallurese d'altri tempi è il mestiere che Laicu, ancora latitante, si mette a fare: quello di «rasgiunanti», cioè del saggio al quale, in mancanza d'altri tribunali, si rivolgeva chi aveva qualcosa da rivendicare o da lamentare, accettando di osservare la sentenza dell'uomo che «ragionava» come fosse essa la legge diversamente mancante.
Ma per la gente di Gallura Laicu non mori. Nel luogo del conflitto con i carabinieri fu trovato il corpo d'un uomo disintegrato dal fuoco: era lui, come Ricci dimostra indubitabilmente. Ma per la gente di allora, no: si disse che era scappato in America, ci fu chi raccontò persino di averlo visto in una via di New York. Era l'ultima leggenda in cui si consumava una cupa epopea che aveva attraversato i secoli fra il Limbara e le Bocche di Bonifacio.

Manlio Brigaglia