la Nuova Sardegna — 20 maggio 2009
pagina 08
sezione: SARDEGNA
CAGLIARI. Oil, il documentario sulla Saras prodotto dal regista Massimiliano Mazzotta, ha suscitato lattenzione della Procura della Repubblica, che ha aperto un fascicolo sullattività della raffineria e sulle presunte conseguenze per la salute degli operai e degli abitanti di Sarroch. E stato il procuratore capo Mauro Mura - che non ha voluto confermare al cronista lavvio di uninchiesta giudiziaria, comunque a livello di atti relativi - a vedere direttamente il lungometraggio in una delle proiezioni pubbliche. Subito dopo sono stati incaricati due sostituti - Emanuele Secci e Maria Chiara Manganiello - che dovranno valutare se gli elementi dinformazione contenuti nel film siano fondati e se possano emergere ipotesi di reato, che in questa fase non vengono indicate. Il primo passo dellindagine sarà con ogni probabilità lacquisizione di una copia del dvd prodotto da Mazzotta. Il secondo lesame della relazione scientifica elaborata dal ricercatore fiorentino Annibale Biggeri, che con estrema prudenza ma con inedita determinazione sembra fornire preoccupanti conferme ai timori espressi nel corso degli anni dagli abitanti di Sarroch: la percentuale di morti per malattie tumorali intorno alla zona industriale, dove operano anche altre aziende oltre la Saras, sarebbe al di là della media sarda. Biggeri ha parlato con insistenza di alterazioni al dna riscontrate fra gli operai Saras e nella popolazione dellarea, alterazioni che secondo i dati edpidemiologici disponibili accrescerebbero il tasso dincidenza di alcune malattie. «Qui a Sarroch ormai si muore solo di cancro, si muore di malattia...» hanno detto alcuni giovani protagonisti del documentario. Altre persone - che nel film sono state rese irriconoscibili per ragioni ovvie, nel volto e nella voce - hanno parlato di pericoli gravi per la salute legati soprattutto al trattamento degli ultimi residui del tar, quanto resta degli oli combustibili dopo la gassificazione, allinterno dellimpianto Sarlux, controllato dalla Saras. Testimonianze forti nella loro genericità, che però assumono un peso diverso se confortate dagli esiti di un lavoro scientifico da considerarsi serio e attendibile come quello condotto da Biggeri, cui il regista milanese ha fatto riferimento nel suo film-documento. I vertici della Saras hanno sempre smentito con decisione lesistenza di pericoli per la salute legati allattività produttiva dellimpianto di raffinazione. Nel corso degli anni - lo stabilimento è stato inaugurato nel 1965 - altre rilevazioni epidemiologiche condotte dalluniversità di Cagliari e da autorevoli centri di ricerca hanno dato ragione allazienda dei fratelli Moratti, i cui investimenti sulla sicurezza e sulla prevenzione sono stati sempre molto alti. Le parole chiare di Biggeri e laccuratezza documentale con cui è stato realizzato il film hanno però indotto il capo della Procura a disporre approfondimenti. Un atto dovuto in presenza di elementi almeno in apparenza nuovi. Il direttore della comunicazione Saras, Stefano Filucchi, manifesta assoluta tranquillità: «Abbiamo un grande rispetto per lautorità giudiziaria e tutti i dati sulla nostra attività sono a disposizione». Aggiunge Filucchi: «La raffineria ha avuto la registrazione Emas dallIspra, il maggior istituto che si occupa di sicurezza ambientale e grazie a quella ci è stata confermata per otto anni lautorizzazione ambientale Aia, prima raffineria in Italia, con controlli continui da parte dellArpas regionale cui ci sottoponiamo volontariamente». Intanto stamane si farà ludienza davanti al giudice Vincenzo Amato dopo il ricorso per sequestro giudiziario del film presentato dai legali del gruppo Saras, che chiedono leliminazione dal film di alcuni passaggi ritenuti lesivi e la restituzione di materiale fornito dalla Saras al regista. Oggi saranno sentite le parti.
-
Mauro Lissia