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Il Nord Ovest non molla: sciopero generale


 SASSARI. Si va verso lo sciopero generale, con la speranza che quello del territorio non sia un urlo che si perde nel vuoto di una Sardegna troppo divisa, scollegata dai problemi reali, lontana dalle soluzioni possibili e necessarie per fronteggiare le emergenze. Ancora una volta è l’area del nord-ovest a suonare la sveglia, l’ha fatto ieri mattina, nella sala Angioy della Provincia, dove gli Stati generali si sono riuniti per parlare a una poltrona vuota: non c’era, infatti, il presidente della Regione.
 Non si è presentato Ugo Cappellacci, ma l’assenza era prevista. La motivazione ufficiale è quella di «precedenti impegni assunti a Cagliari», ma negli ambienti del centrodestra è trapelata anche l’indiscrezione che il presidente non abbia gradito «la convocazione» a Sassari senza un momento di confronto preventivo su temi così scottanti. L’altra verità possibile è che da Roma non sarebbero arrivate le «novità positive» promesse, tanto da sconsigliare una uscita ufficiale a Sassari tra contestazioni e fischi. Ieri in piazza d’Italia, per tutta la mattina, hanno rumoreggiato alcune centinaia di lavoratori del petrolchimico di Porto Torres e della «Electa SpA» che aspettavano proprio l’arrivo di Cappellacci. L’assenza del capo del governo regionale ha creato imbarazzo tra gli stessi consiglieri regionali di maggioranza, anche perchè la Regione (come istituzione) ha disertato totalmente l’appuntamento: non c’era l’assessore regionale all’Industria (poteva essere una soluzione), nessun altro esponente della giunta e neppure un dirigente. Insomma, zero. Tanto che la polemica è salita di tono, sino a riportare d’attualità vecchie dispute di campanile tra aree ugualmente disperate (Sulcis, per esempio) dove le attenzioni della giunta regionale sarebbero assai più puntuali (pur senza risultati evidenti). Dagli Stati generali è arrivata una richiesta forte a Ugo Cappellacci, esplicitata dal presidente della Provincia Alessandra Giudici a nome dei sindaci e della altre istituzioni locali. «Siamo uniti e non abbiamo alcuna intenzione di soccombere, neanche di fronte al disegno di qualcuno di affossarci. Chiediamo a Lei non solo di essere al fianco di questo territorio così lontano da Cagliari, ma di assumersi piena responsabilità di quanto è nelle competenze della Regione. Serve che sia il presidente della giunta a guidare una protesta civile ma molto determinata nei confronti del Governo nazionale».
 Da Cagliari non sono arrivati segnali. E la situazione ormai rischia di diventare ingestibile. L’ha detto chiaramente Antonio Rudas, segretario generale della Cgil: «Andiamo a un confronto urgente con il prefetto sulle emergenze, perchè dal punto di vista sociale non siamo in grado di garantire il controllo della situazione. Basta con le finzioni, bisogna individuare le responsabilità: per quanto riguarda la chimica, l’Eni non vuole più fare e non fa fare a nessun altro la chimica». Ed è stato possibile leggere con una chiave diversa anche il fallito accordo Ineos-Sartor: l’Eni, infatti, aveva chiesto 260 euro a tonnellata per il dicloroetano (uno dei motivi principali della rottura) all’imprenditore trevigiano. Una fornitura per l’India, infatti, è stata ceduta, proprio ieri, al prezzo di 160 euro (120 più 40 di incremento), una situazione che richiama riflessioni importanti sul ruolo dell’Eni e sul potere che esercita anche sul Governo. Molte analisi e poca sintesi all’incontro in Provincia, tanto da convincere il presidente del consiglio Enrico Piras a rilanciare la proposta di qualche mese fa: «Come istituzioni dobbiamo dettare i tempi al presidente Ugo Cappellacci, massimo dieci giorni. Se non sarà a fianco degli enti locali nella vertenza nei confronti del Governo nazionale e dell’Eni, allora sarà necessario alzare il livello della protesta, con uno sciopero istituzionale di sindaci e amministratori che, non vedendo riconosciuto il proprio ruolo, faranno bene a dimettersi a Roma, davanti a Palazzo Chigi. Una mossa coraggiosa a un anno dalle amministrative».
 Il sindaco di Sassari Gianfranco Ganau ha parlato di «situazione drammatica, quasi fuori controllo: quello che sta succedendo non è normale: dalle bonifiche al G8, dalla chimica allo sbando alla Sassari-Olbia cancellata. Vorrei sapere dove sono finiti quegli onorevoli che da Villa Certosa ci avevano mandato i messaggini per dire che era tutto a posto». E Arnaldo Melissa, segretario generale della Uil, ha lanciato la proposta di uno sciopero generale a ridosso delle elezioni europee «contro chi ci prende a schiaffi tutti i giorni».
 Guido Melis (Pd), unico parlamentare presente, ha ricordato l’importanza della vertenza per il rilancio della chimica, l’interpellanza presentata al Governo per avere risposte credibili, il pressing esercitato per chiedere il rispetto degli impegni disattesi.
 L’invito a evitare divisioni è arrivato da Marco Tedde, sindaco di Alghero: «Non dobbiamo fare i mollaccioni, è vero. Siamo alla frutta, ma è così da tanti anni. E’ frutta marcia, non è roba di oggi. Il vero problema è che la nostra classe politica è debole, e lo dico assumendomi le mie responsabilità, senza vergogna. Serve una reazione forte, prepotente, ripartendo dai programmi già scritti». E Stefano Lubrano, presidente di Confindustria, ha tracciato un percorso che deve avere obiettivi chiari, a cominciare dalla vertenza per il polo chimico «perchè un sito industriale fermo determina forti difficoltà, scarica un costo sociale insostenibile sul territorio perchè espelle da un giorno all’altro imprese e lavoratori».
 L’assenza totale di un progetto politico della Regione per affrontare le emergenze è stato denunciato dal sindaco di Porto Torres Luciano Mura: «Usano l’anestetico, si affannano a dirci che tutto va bene, che i problemi sono risolti, e invece non è vero. L’unico scopo era quello di smobilitare il movimento forte costruito con la grande manifestazione di Porto Torres del 4 dicembre 2008».
 La poltrona vuota di Ugo Cappellacci è stata definita «emblematica» da Gavino Carta, segretario generale della Cisl: «Il presidente della Regione ci deve una risposta immediata, per dare forza alla vertenza del territorio verso il Governo nazionale, e a quel tavolo romano noi vogliamo esserci». Gavino Sale, consigliere provinciale dell’Irs, ha avanzato la proposta del movimento indipendentista di imbucare nelle urne, alle prossime europee, un volantino contro la legge elettorale che penalizza i candidati sardi rispetto a quelli siciliani. Infine Nanni Campus, consigliere regionale (Pdl): «Non mi piace il gioco delle parti, ho detto a Cappellacci che non mi farò umiliare nel mio territorio: deve essere il rappresentante di tutti».
- Gianni Bazzoni