SASSARI. È il capitano, per la squadra fa tutto: gioca ala grande, ala piccola, difende, va a rimbalzo, se può mette la bomba. Manuel Vanuzzo, alla terza stagione sassarese, è uno dei simboli di un Banco che non lascia nulla di intentato per vincere e i playoff vuole viverli fino in fondo.
- Innanzitutto complimenti per essere arrivati, a questi playoff: è stata dura?
«Molto dura. Siamo partiti con un tipo di squadra, poi abbiamo avuto tanti problemi. Non ultimo linfortunio di Gigi Dordei. Ci siamo guardati in faccia e abbiamo reagito: è arrivato Manca, sapevamo che la società non aveva le possibilità di prendere altri giocatori e così i minuti di Gigi ce li siamo divisi tra noi. E siamo venuti fuori bene».
- Una grande stagione, forse più bella di quella dello scorso anno.
«Due storie diverse. In un campionato così equilibrato arrivare quinti, con cinque vittorie consecutive nel finale, è davvero bello. Anche lanno scorso abbiamo disputato una grande stagione, questa si ricorderà per lequilibrio e il risultato raggiunto nonostante i problemi».
- Cosa avete pensato quando avete saputo che ci sarebbe stata una sfida-bis con Jesi?
«Non avevamo preferenze, ci interessava soprattutto garantirci il fattore campo. Certo, sapevamo anche che perdendo con Venezia lavremmo avuta come avversaria al primo turno, ma nè a noi, nè tantomeno al coach o alla società interessava fare calcoli. Anche perché nei playoff una squadra vale laltra, sono tutte forti e pericolose. Anzi, sotto certi aspetti è più intrigante ritrovare Jesi perché leliminazione dello scorso anno per 0-3 ancora brucia».
- Che differenza cè rispetto alla sfida dello scorso anno?
«Questanno siamo più freschi atleticamente e siamo più sereni psicologicamente: veniamo da cinque vittorie di fila, corriamo su e giù per il campo che è una bellezza. Lanno scorso avevamo comunque chiuso terzi la regular season e cera anche un certo timore reverenziale, sapevamo che Jesi era una squadra costruita per i playoff e avremmo avuto problemi a fermare Moss che infatti fu luomo decisivo».
- Continuando coi paragoni, tra i tifosi si è accesa la discussione se Rowe sia meglio di Chalmers: lei che ha giocato con entrambi come la pensa?
«Sono due squadre diverse come concezione. Quella di due anni fa era impostata molto su Chalmers, con Cavina il singolo deve essere a dispozione del gruppo. Chalmers era più individualista ma come talento sono davvero molto simili. La vera differenza è che due anni fa la squadra costò tantissimo e raccolse poco, questanno la società ha speso meno e siamo nei playoff. È merito del gruppo e anche delle qualità di Jason».
- Vuole dire qualcosa ai tifosi per domenica?
«Lasciate perdere la tv, venite a sostenerci. Puntiamo molto sulle due partite in casa e ci serve il sostegno dei nostri tifosi, al palazzetto vogliamo vedere il pienone».
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Roberto Sanna