Combat rock senza confini


SINISCOLA.Senza frontiere, in tutti i sensi, al di là del mare e di ogni altro steccato. Tanto che né la Giamaica né la Spagna sono poi cosi lontane dal capoluogo della Baronia. E soprattutto: uniti, in un solo coro, sardi, madrileni e sudamericani insieme, contro le guerre nel mondo, contro il conformismo, contro l'imperialismo della superpotenza statunitense, contro il razzismo, contro le ingiustizie che dividono il pianeta in caste e classi sociali. È la musica dei Ruja Karrera (Strada Rossa) che viaggia senza confini. Una miscela fantasmagorica di ska core, sonorità e vocalismi punk, rock, oi britannico, hardcore, reggae e raggamuffin... insomma: un'esplosione di musiche dure e combattive che fanno della band nata poco meno di due anni fa ai piedi del Montalbo una delle nuove realtà artistiche più interessanti del panorama isolano. Anzi, internazionale, visto che il gruppo è frutto di un insolito connubio di amici siniscolesi, spagnoli e brasiliani.
Un connubio che ora vanta anche la prestigiosa partecipazione di Jose Miguel Redin detto Joxemi, chitarrista di Pamplona, chitarrista degli Ska-p, una delle formazioni ska più famose in Europa e nel mondo. È lui, infatti, la new entry dei Ruja Karrera, che ha già registrato un brano al fianco del leader Skakallo, alias Giancarlo Coronas, voce e anima della combriccola, veterano assieme al batterista Carletto Sezzi e al bassista nuorese Mauro Dore. Con loro, poi, ci sono i fratelli Matteo e Daniele Todde, chitarristi; Juri Deriu, voce, di Bolotana; i sassaresi Giuseppe Ruiu e Luca Chessa alla sezione fiati e i madrileni Javier Garcia ed Elias Porras, anche loro alla sezione fiati.
L'altra novità dei Ruja Karrera è la collaborazione con Nico Navarro, cantante degli spagnoli Einstein. A completare la carovana ambulante ska core, un posto d'onore spetta al fonico Marco Marini, di Sassari (che si avvale dell'aiuto di Fabrizio Porcu, di Nuoro), e agli 'artisti del popolo" Raphael Lopez Abreu, brasiliano, e Giada Degortes, di Olbia, mago sputafuoco lui, principessa del punk lei, impegnati sul palco in uno spettacolo coreografico fatto di fiamme, gas fumogeni e coriandoli.
Un piccolo esercito di musicisti scapigliati che ha già pubblicato un album, «Indianos metropolitanos», dicembre 2007, etichetta indipendente, primo lavoro discografico, 4mila copie vendute, e che ora va registrando il secondo cd, «Semos tottus clandestinos», un mix di limba, italiano e spagnolo, che uscirà ai primi di luglio.
Intanto i Ruja Karrera continuano a viaggiare, di tappa in tappa, lungo le strade del Vecchio Continente, penisola iberica e Francia soprattutto, da un festival all'altro. Ma ancora, nonostante i tour, non si sono esibiti nel palco di casa loro, Siniscola, capitale del combat rock sardo, con i Kenze Neke e gli Askra che fanno scuola anche oltre il Tirreno. Del resto, il quartier generale dei Ruja Karrera è in quel di Sassari: è qui, infatti, in una casa di campagna, che per tre giorni e tre notti di fila al mese si ritrovano le diverse anime del gruppo. Amici senza frontiere: baroniesi, spagnoli, barbaricini, brasiliani, olbiesi. Tutti assieme per suonare, provare e riprovare i pezzi partoriti dalla mente di capitan Skakallo. Poi i sardi si rimettono in macchina e tornano a Siniscola. Gli stranieri, invece, prendono un aereo da Alghero e tornano chi a Pamplona chi a Madrid.

Luciano Piras