Guerra a Orgosolo Tutta la storia della grande disamistade


Quando si parla di «disamistade», in Sardegna, viene subito alla mente Orgosolo. Perché di tutte le «disamistades» che la Sardegna ha conosciuto nell'Ottocento e nel Novecento, quella di Orgosolo fu forse una delle più lunghe e certamente la più famosa. Durò quasi 12 anni, dal 1905 al 1917. E' stata raccontata cento volte, praticamente da tutti quelli che si sono occupati di Orgosolo, della sua drammatica storia e dei suoi cupi eroi. Alle storie orgolesi furono dedicati tanto una polemica inchiesta socio-antropologica firmata nel 1954 da Franco Cagnetta quanto il film di Vittorio De Seta che fu tratto da quella inchiesta: intitolato «Banditi ad Orgosolo», colpi gli spettatori del Festival di Venezia nel 1961, gli articoli di Cagnetta raccolti in volume subito dopo adottarono lo stesso titolo. Ora una giovane studiosa sassarese, Silvia De Franceschi, ce ne offre un'ampia ricostruzione, basata su lunghe ricerche d'archivio (le carte dei processi che accompagnarono la «disamistade» sono quasi tutte depositate nell'Archivio di Stato di Sassari) e su una serie di testimonianze raccolte nella stessa Orgosolo fra quanti ancora conservano memoria di quegli eventi. Intitolata «Orgosolo 1905-1917. La grande 'disamistade"», è il settimo volume della collana «Banditi & Carabinieri» della «Biblioteca della Nuova Sardegna». I lettori del giornale la troveranno in edicola da domani con il quotidiano.
Tutto comincia, in realtà, nel 1903, quando muore Diego Moro, uno dei più ricchi possidenti di Orgosolo. Ci sono dissensi nella divisione della sua eredità, e si favoleggerà a lungo di un tesoro nascosto. La prima svolta cade nel 1905, quando al problema dell'eredità si accompagna una serie di rifiuti matrimoniali fra i componenti di diverse famiglie. Cominciano i danneggiamenti vicendevoli, che durano lungo tutto il 1906. Il 9 aprile 1907 Carmine Corraine, uno dei membri della famiglie in dissidio, viene ferito mentre guarda il suo gregge al pascolo a San Vero Milis. Chi ha sparato è suo cugino Egidio Podda. Carmine non si riprende dall'attentato, muore a giugno. Sua sorella Bannedda, ricordata come una delle donne più belle (e più intelligenti) del paese, canterà per lui un «attittu» passato nei testi di letteratura sarda.
C'è il processo contro Egidio alle Assise di Oristano. A sorpresa il giovane viene assolto. Dove la legge dello Stato ha mancato il bersaglio, interviene il codice della vendetta. E' una sequela di ferimenti, attentati, omicidi. Il paese si divide in due «partiti», quello dei Cossu, capofila del gruppo cui appartiene la famiglia Podda, e quello dei Corraine. Molte delle famiglie sono legate da vincoli di parentela, ma l'obbligo della restituzione dell'offesa sembra non rispettare più nessuno. Le forze dell'ordine sono praticamente incapaci di mettere un freno alla carneficina, nonostante il ricorso anche agli arresti di massa. I più sospettati (e sono molti) si danno alla macchia.
E' in questo quadro drammatico che si compie la vicenda di Paska Devaddis, una giovane che diventa latitante anche per seguire la sorte del fidanzato, ma, minata da una malattia (forse la tubercolosi), muore lontana dal paese: ce la riportano nottetempo i parenti e i compagni, l'indomani mattina la troveranno, composta nel suo abito da sposa, nella casa natale. L'autopsia dichiarerà che è vergine: ne nascerà una gentile leggenda popolare, raccontata in cento modi dai poeti e dagli scrittori (indimenticabile la versione che ne dà per un radiodramma di Radio Cagliari Michelangelo Pira, grande studioso della «civiltà» barbaricina).
Il punto d'arrivo sono le «paci» siglate a Posada nel 1916, sponsorizzate dallo stesso Governo. C'è la guerra, i sardi si fanno onore sul fronte. Quando nel 1917 si celebrerà il grande processo in cui viene riassunta e giudicata l'intera «disamistade» molti testimoni si presenteranno in divisa. Il «processone», seguito giorno per giorno con una dettagliatissima cronaca dalla Nuova Sardegna, finisce con un'assoluzione generale. La «guerra civile» paesana lascerà anche eredità di ira e di ribellione (uno dei grandi banditi degli anni Venti sarà Onorato Succu), ma la pacificazione avanzerà anche grazie a una serie di matrimoni fra membri delle famiglie che si sono cosi duramente combattute. Una storia epica e tragica insieme, rimasta non solo nella memoria collettiva di Orgosolo ma anche nella storia della Sardegna contemporanea.

Manlio Brigaglia