Guardando Biasi con i bambini


Lunedi 23 febbraio scorso ho partecipato, accompagnandola istituzionalmente, alla presentazione presso la Biblioteca Comunale di Sassari di 'Noi e Biasi", volume curato da Paola Pintus (docente di Pedagogia e didattica dell'arte all'Accademia di Belle arti di Sassari), una delle linee della progettazione istituzionale dell'Ateneo artistico sassarese, che ne ha finanziato la stampa. Presenti gli assessori alla Pubblica istruzione della Provincia di Sassari Lalla Paoni e l'assessore alla Cultura del Comune di Sassari Angela Mameli.
Stimolante e ben curato (graficamente da Luca Sanna), espone un lavoro molto speciale proposto dall'Accademia alla scuola primaria, che ha coinvolto il circolo didattico di San Giuseppe di Sassari (in specifico, una quarta elementare). «E' la sintesi - sottolinea Paola Pintus - di un progetto di divulgazione dell'arte che sviluppiamo dal 2005, sfociato nella produzione di sussidi didattici multimediali incentrati sulla figura di Biasi». Vi hanno concorso sia i livelli di didattica «tradizionale» che quelli di didattica digitale, che costituiscono specificità e target dell'Accademia.
Il ruolo centrale di Biasi nella pittura sarda del Novecento è stato in questi mesi narrato nella magnifica mostra al Carmelo di Sassari. Il suo «primitivismo» comunica una visione forte della Sardegna spesso in consonanza con la propria lettura del mondo; eppure la tecnica, notevole, dà una tale forza alle idee debordando fortunatamente da esse, facendone intravedere altre chissà se consapevoli: racchiusi da geometrie colorate o liberati in belle nudità, i corpi ed i visi.
L'Accademia ha portato in tirocinio i suoi studenti (Giulia Dessi, Chiara Ferrara, Alessandra Manca, Laura Marchiori, Martina Nioi, Fabio Petretto, Erika Pili, Claudia Sanna, Sabina Spreafico) fra i banchi dei bambini, che hanno restituito, con belle indicazioni cromatiche e compositive, un caldo dischiudersi di intelligenze, sensibilità e linguaggi.
Dallo sviluppo di questa traccia vorrei aprire due riflessioni nel campo della tutela dei beni culturali e in quello della natura della scuola pubblica italiana.
Comunicare ai bambini cose d'arte prepara quel formidabile strumento di tutela, la conoscenza, non meno efficace del più rigoroso dei vincoli. Un bene culturale è pubblico, quindi nostro, perché «vincolato», ma lo non sarà davvero senza gli strumenti per poterlo capire. L'arte, poi, è in una strana regione soggetta al mercato e non sempre al vincolo, ciò che rende ancora più forte, per la sua tutela, il ruolo della conoscenza. Forse lo spazio dell'alta formazione artistica e musicale sarebbe meglio definito in un rapporto più stretto con il ministero dei Beni e delle attività culturali.
E' grande la responsabilità di formare coscienza attraverso competenza e godibilità, iniziando dai bambini costruendo un maggior amore per la cultura. D'altronde musei e mostre non bastano, spesso sono inadeguati se non potenziamo capacità ricettive, coscienze e passione creativa. Ci ricordiamo il disagio per una visita guidata sbagliata e noiosa subita da bambini in un luogo d'arte, in un monumento, in un museo? La cesura della nostra sfera pensante e desiderante fra maestre, guide, vetrine?
E' bene perciò lavorare per le odierne generazioni future nella costruzione di percorsi artistici che sappiano unire l'elettricità del momento creativo al prendersi cura di ciò che possiamo sentire «nostro», facendolo percepire per empatia come bene comune. Oggi disponiamo di strumenti più intriganti nella comunicazione, in grado di ampliare la passione e il campo della tutela, preziosi in questa fase storica che registra un attacco frontale all'idea di scuola e beni culturali proprio come beni comuni.
Si aprono cosi spazi interessanti «da pubblico a pubblico». L'azione e la supervisione dell'alta formazione artistica e musicale (penso alle Accademie, e anche ai Conservatori) può migliorare le nuove dimensioni laboratoriali della scuola primaria togliendole dal campo dell'improvvisazione a volte autodidatta, o da qualche lobby privata. Sono certo che, a iniziare dai dirigenti scolastici incontrati, ci sia un grande spazio di lavoro comune per accrescere - e ce n'è proprio bisogno - le competenze e la scuola di tutti, preparare cittadini colti e sensibili che sappiano governare meglio di noi la comunità e questo Paese. Gli enti locali dovrebbero poter valorizzare al massimo questo spazio.
I bambini hanno mostrato ai nostri occhi eccezionali ricchezze e sensibilità: meritano di trovare spazi veramente creativi, che facciano diventare le scuole più desiderabili. Lavorando assieme non sarà male mettere come pratica e obiettivo il ridurre l'esposizione televisiva: essa è più insidiosa di mille «bullismi», non di rado da essa, comodo parcheggio fortemente diseducativo, generati.
E' la morte del pensiero che trasforma l'uomo da Sapiens a Videns uccidendone capacità simboliche e razionali, come scrisse nove anni fa in un magnifico libro («Homo videns») sui rischi della televisione Giovanni Sartori. E' l'affermarsi del linguaggio brodaglia e del pensiero melassa.
Sostituiamo Povia e Marco Carta, il messaggio profondamente distorto e competitivo ad essi collegato, con scuole reali e vere pratiche artistiche fin da bambini, aiutando tutti a passare dalla passività alla creatività soggettiva. Magari più che loro, per la sorpresa di vedere un nuovo mondo saranno «gli adulti che fanno oh».

Marcello Madau