Calciatore sassarese vive in vetrina


SASSARI. Non sembra una vitaccia. Nuovo obiettivo esistenziale: trascorrere le giornate come quelle di un calciatore di serie A, bello e pieno di soldi. E quindi appartemento superlusso, Porsche, PlayStation, abiti griffati. Unico inconveniente: per un anno dovrà fare il pesciolino in un acquario.
Quella del calciatore in vitro è la nuova trovata dello stilista Dirk Bikkemberg. Ha ritagliato 300 metri quadrati dentro i 1500 della sua boutique, piazza Cavour, nel cuore di Milano. Li ha arredati con 10 milioni di euro, molte trasparenze, e ci ha infilato un ragazzotto dagli addominali scolpiti e occhi verdi: risultato: il primo «reality-shop» della storia. L'inquilino che sguazza con finta disinvoltura dentro la casa boutique è Andrea Vasa, sassarese, trent'anni. Una timidezza a mollo in troppi sguardi. Dice: «Sto cercando di abituarmi al modo in cui la gente mi osserva: per ora è buffo. Sono molto incuriositi. Non capiscono cosa ci faccia qui dentro. Non sono un commesso, passeggio in calzoncini e a piedi nudi, mi sdraio davanti alla tv. Allora guardano se sono famoso, ma non mi conosce nessuno. Alla fine rimangono impalati davanti alla vetrina, con aria perplessa».
Li dentro c'è finito tre giorni fa e dovrà restarci per almeno un anno. Il lettone è foderato di pelliccia, la palestra è modernissima, il salotto è sul kitch andante, costellato di coppe dei campioni d'oro, televisori al plasma, divani in pelle lucida, la Porsche parcheggiata tra i mobili, su una piattaforma di vetro, la carrozzeria bianca a emettere bagliori di ricchezza.
Ma non è una prigione di cristallo, niente arresti domiciliari: «Il contratto non prevede tempi di permanenza stabiliti nell'appartamento. Devo semplicemente vivere come farebbe un giocatore di serie A. La mattina fare colazione, poi uscire per gli allenamenti, poi pranzo, poi rientrare, esercizi in palestra, riposarmi, andare in piscina, vedere gli amici, uscire».
Dentro ci può portare chi vuole. «Oggi (ieri ndr) è il mio compleanno - dice - farò una festa con gli amici venuti qui da Sassari». Poi c'è una governante che provvede alle pulizie e fa la spesa, ogni mese c'è lo stipendio assicurato che non sarà come quello di Ronaldinho ma non è nemmeno quello di un cassintegrato. «Non mi posso lamentare», ammette. D'altronde a Milano Andrea Vasa, sino a un mese fa, viveva dentro un monolocale di 40 metri quadrati, 700 euro, periferia sud. «Adesso il bagno è più grande di tutto quell'appartamento». Marmi neri lucidi, design ultramoderno, pareti completamente tappezzate dalle pagine della Gazzetta dello Sport, specchi che riflettono un'esistenza sovraesposta. «Non mi spaventa tutto questo. Per ora è divertente. Eppure non sono mai stato un esibizionista, le trasmissioni tipo Grande Fratello non mi hanno mai attirato. Mi è capitata questa occasione, l'ho presa al volo». I clienti della boutique ogni giorno faranno irruzione nella sua privacy, cammineranno ai bordi del suo letto, tra i suoi vestiti e tra le sue abitudini. Perché anche la sua casa è un negozio aperto, e negli armadi ci sono i vestiti da comprare, e si acquista sbirciando e frugando nell'intimità di Andrea Vasa. La sua unica difesa contro il voijeurismo e il mirino dei telefonini, sono delle tendine verdi. «Quando vorrò stare tranquillo, posso chiudere tutto, isolarmi un po'». Potrà anche continuare a dormire, mentre il mondo esterno gli scivola accanto e lo sfiora. Chi l'ha arruolato è Dirk Bikkemberg, un designer che fino a quindici anni fa non sapeva nemmeno cosa fosse il calcio. Poi ha capito che sopra quelle facce, calzoncini e muscoli che rotolano dietro un pallone, si posavano volentieri i riflettori e la curiosità della gente. Ci ha fatto un business. Ha cominciato a reclutare giocatori per le sfilate, si è comprato la squadra del Fossombrone, ha messo in campo nuove idee per dribblare la crisi. Dall'erbetta li ha fatti scarpinare sulle passerelle. E Andrea Vasa, che dalle giovanili della Don Bosco, è passato alla Torres, poi al vivaio del Monserrato ed è finito nella storica Brera Calcio, è diventato il piccolo re di un castello d'aria e di cristallo. Non avrà il piede d'oro, ma sa sfruttare gli assist della vita. Diploma allo scientifico, lavori stagionali come deejay, gavetta al Ruscello di Alghero, poi allo Shocking e al Must di Milano, e infine all'Egò di Arcore. Sportivo sino alla punta dei capelli: calcio, basket, pallamano, pallavolo e surf tra le onde di Porto Ferro. «Mi mancherà il mare della Sardegna». Dovrà stare al gioco, accettare le regole del Truman Show, riadattarsi a una vita sotto vuoto. Inventarsi una felicità e un senso dentro la sua bolla d'aria, lasciarsi colare addosso la curiosità morbosa della gente, smettere di farci caso, sperando che gli altri non facciano lo stesso, e continuino sempre ad accorgersi di lui.

Luigi Soriga