E i bambini scoprono l'arte di Biasi

SASSARI. Quando i bambini incontrano l'arte, i grandi fanno... ooh! Forte è infatti lo stupore per l'innocenza e la vitalità che emergono da questo confronto col bello. E se l'arte è quella del grande pittore sassarese del primo Novecento Giuseppe Biasi, è anche occasione per conoscere meglio le nostre radici. Lo scorso anno gli scolari della IV C delle elementari di San Giuseppe (ora frequentano la quinta) assieme ai compagni della IV C di Porcellana, guidati dalle insegnanti Maria Cristina Podda e Maria Raga, con l'ausilio di un gruppo di studenti dell'Accademia, hanno portato avanti un progetto didattico che li ha avvicinati all'arte.
Progetto che è culminato con una mostra (si può visitare a San Giuseppe o nel sito www.secondocircolo.it) intitolata Quasi quasi Biasi. C'è anche un bel libro Noi e Biasi che mette in parallelo le opere dell'artista con quelle dei 'Biasi in erba" delle quarte C.
Il libro - che poi è la tesi di grafica di uno degli studenti dell'Accademia - sarà presentato lunedi 23 febbraio, alle 10,30, nella Biblioteca comunale in Piazza Tola.
«L'idea del progetto - racconta la maestra Maria Cristina Podda - mi è venuta due anni fa alle Bombarde mentre chiacchieravo con Paola Pintus, docente di pedagogia e didattica dell'arte all'Accademia di Sassari. La scelta è caduta subito su Biasi (1895-1945) autore che ha reinterpretato la sardità e ha attraversato parte della storia italiana del Novecento. Ed è grazie all'apporto volontario di un gruppo di studenti dell'Accademia - per 7 mesi hanno aiutato noi maestre con entusiasmo - che gli scolari hanno imparato le diverse tecniche artistiche dalla tempera al collage, dall'incisione all'acquarello, dai gesseti alla xilografia alla china».
Sette mesi non solo di lezioni, ma anche di laboratori e di visite guidate: «Siamo andati al museo Man di Nuoro - dice Cristina Podda - che è piaciuto tantissimo ai bambini che ora chiedono ai genitori di vedere altri musei e di comprare libri d'arte».
Cosi gli scolari hanno scoperto come si «leggono» le opere d'arte per poi rielaborarle con i loro occhi, la loro tecnica e la loro sensibilità primitiva, in piena sintonia col pensiero di Biasi. Ne sono scaturite opere straordinarie - a volte buffe, a volte fulminanti nella loro semplicità o nel lirismo infantile - che confermano che l'arte è linguaggio universale che si impara, si decodifica e si ricostruisce secondo l'interpretazione personale. Ma soprattutto l'arte si impara facendo gli artisti. Insomma, la creatività va educata.
I risultati del progetto didattico del Secondo circolo sono ora sotto gli occhi di tutti. Le opere degli scolari, confrontate con quelle del Maestro, sono - come dice nel libro la professoressa Paola Pintus «rivisitazioni colorate di stupore» e che non cadono mai «nello stereotipo dell'imitazione».
«Visto il successo del progetto - spiega la maestra Podda - quest'anno si fa il bis: i bambini sono alle prese con l'opera di Delitala e già pensiamo a una piccola collana di storia dell'arte sarda reinterpretata dagli scolari».
Domani la presentazione del libro nella Biblioteca comunale sarà anche l'occasione per cercare i finanziamenti per il nuovo progetto. Stampare il libro (tutto a colori e con una copertina cartonata) è stato un pesante impegno economico. Ma Noi e Giuseppe Biasi è la conferma che la scuola di base è scuola di eccellenza. E questo non ha prezzo.
Sandro Macciotta