Angelo Del Boca, il taccuino di un testimone del Novecento


Come ha fatto Giorgio Bocca qualche mese fa, anche Angelo Del Boca raccoglie in un volume la storia e gli scritti più importanti del suo mestiere di giornalista ('Il mio Novecento", Neri Pozza, 570 pagine, 19 euro). Nato nel 1925, Del Boca è stato come Bocca (più anziano di qualche anno) partigiano nelle brigate di 'Giustizia e Libertà" - il suo comandante fu Fausto Cossu, tempiese, ufficiale dei carabinieri, eroe della Resistenza nel Piacentino, liberatore del paese di Bobbio e poi anche questore di Piacenza -, quindi giornalista e militante socialista, inviato speciale della 'Gazzetta del popolo" e del 'Corriere della Sera". Come Bocca ha anche scritto libri di storia: in particolare, sulla storia del colonialismo italiano e sulle guerre d'Africa (prima in Libia poi in Abissinia). Su quest'ultimo tema, anzi, i suoi libri ne hanno fatto uno dei maggiori studiosi mondiali del colonialismo. Non senza fastidi, se è vero che l'apparizione dei libri sulla conquista dell'Etiopia, dell'Etiopia,in cui raccontava anche il largo uso dei gas che Mussolini aveva autorizzato (99 bombardamenti, 2582 bombe quasi tutte all'iprite, non meno di 500 tonnellate di aggressivi chimici su soldati ma anche su civili etiopici), gli procurarono l'accusa di diffamare la patria. Ci furono roventi polemiche, in particolare con Montanelli. Poi vennero, col contagocce, le ammissioni ufficiali, dal governo e dai comandi militari.
Polemiche che si ripeterono ogni volta che - raccontando, per esempio, la riconquista della Libia a cavallo del 1930 o la distruzione della città-convento di Debrà Libanòs nel febbraio del 1937 dopo l'attentato al maresciallo Graziani, con lo sterminio di più di duecento monaci) - i suoi libri erano la smentita documentata del luogo comune degli 'Italiani brava gente". Le differenze fondamentali rispetto al libro di Bocca sono due: innanzitutto, la 'mondialità" della sua carriera di inviato, che lo ha portato a viaggiare nelle più lontane regioni del mondo e a intervistare alcuni dei personaggi personaggipiù famosi del Novecento (per dire solo i tre che vengono alla mente, Hailè Selassiè tornato ad Addis Abeba, Madre Teresa di Calcutta tra i suoi lebbrosi, Muammar Gheddafi nella sua tenda); e, in secondo luogo, l''idea" di fondo del libro: mentre quello di Bocca si presenta soprattutto come una riflessione dura e appassionata sul mestiere di giornalista e su quello che è diventata l'informazione oggi in Italia, il libro di Del Boca è una autobiografia 'da sempre a sempre" che restistuisce anche i più minuti dettagli, si potrebbe dire, della vita dell'autore, a cominciare dall'epopea del nonno e del padre, fondatori e per un lungo periodo proprietari delle terme di Crodo. C'è il ricordo del suo amore per la moglie, la gentile signora del castello di Lisignano, conosciuta nel turbine della guerra partigiana, del dolore per la sua scomparsa che detta una piccola antologia di liriche in memoria, la presenza rassicurante della seconda moglie, gli studi e la crescita dei figli. C'è la storia del suo iter politico, dal distacco sofferto dal Partito socialista alla candidatura a senatore nelle elezioni del 1994 (con il gustoso diario di quell'avventura: 'il comune che mi ha dato più voti è stato Borgonovo, dove non conosco nessuno"). Ci sono i suoi difficili rapporti con l'Università che, come dice Del Bocca, 'prima mi boccia e poi mi premia": lo boccia nel 1984, quando Giorgio Rochat lo convince a presentarsi al concorso per professore di prima fascia alla cattedra di Storia delle istituzioni dei paesi afroasiatici (ma 'appena furono noti i nominativi dei cinque componenti la commissione esaminatrice non ebbi più dubbi: la mia corsa all'ordinariato era già finita"); i premi sono la chiamata come professore a contratto nella stessa Facoltà di Scienze politiche di Torino doveva aveva studiato e soprattutto le due lauree 'honoris causa" offertegli dalla sua stessa Università e poi dall'Università di Lucerna. E ci sono le trattative con gli editori e la storia della nascita dei suoi libri, dalla prima raccolta di racconti, 'Dentro mi è nato l'uomo", Einaudi 1947, ai quattro volumi della monumentale 'Gli italiani in Africa Orientale e in Libia", edita da Laterza a partire dal 1976, a questi ultimi, 'La nostra Africa", 'Italiani, brava gente?", 'La scelta", pubblicati da Neri Pozza.
Come ho detto, quasi ogni capitolo è chiuso dagli articoli giornalistici che su quell'argomento o su quella fase della sua vita l'autore ritiene più significativi; ma ci sono anche molte pagine di diario, in cui Del Boca diventa personaggio lui stesso, con i suoi umori e i suoi problemi. Cosi il 'mio" Novecento cessa di essere solo il Novecento di Del Boca per diventare quello della sua generazione (una generazione che, con gente come lui, ha fatto l'Italia democratica e repubblicana) e, insieme, di tanti uomini in tante parti del mondo.

Manlio Brigaglia