Cinque aspiranti governatori, con mille candidati


CAGLIARI.Si presentano in sei, partiranno in cinque ma i favoriti per lo sprint finale sono sempre due, i leader dei grandi schieramenti del bipolarismo italiano e sardo. Assieme al presidente uscente Renato Soru (Centrosinistra) e allo sfidante Ugo Cappellacci (Centrodestra) si sono presentati altri quattro aspiranti governatori: Peppino Balia (Partito socialista), Gianfranco Sollai (Unidade indipendentista), Gavino Sale (Irs) e Alessandra Meli (Doddore Malu Entu).
Saranno escluse le liste di Malu Entu.La formazione di Salvatore «Doddore» Meloni, però, non parteciperà alle elezioni: il listino regionale e le liste presentate in quasi tutti collegi provinciali saranno eliminati oggi stesso in quanto avevano solo un numero simbolico di firme (appena una cinquantina anziché oltre mille).
Troppe firme, il Pcl ha rinunciato.Il problema delle firme ha impedito a un altro candidato, Gianfranco Camboni, designato dal Partito comunista dei lavoratori, di partecipare alla gara: il Pcl di Ferrando ha rinunciato a presentare le liste e ieri ha manifestato davanti al palazzo di giustizia di Cagliari con le sue bandiere rosse in segno di protesta: un cosi alto numero di firme per il listino e in ogni collegio, hanno detto, impedisce la nascita di nuove formazioni politiche: «E' una legge antidemocratica».
Oliviero Diliberto sarà escluso?Il leader nazionale del Pdci rischia di essere escluso dalle liste (in Gallura e nel Sulcis) perché non residente in Sardegna. La contestazione formale è stata fatta ieri sera dal tribunale di Tempio. Il segretario regionale dei Comunisti italiani ha confermato che Diliberto è residente a Roma ma ha detto che è comunque candidabile: «Lo Statuto sardo - ha spiegato - dice che chi non è residente non è eleggibile, non che non è candidabile. Quando sarà eletto, sarà sua cura riprendere la residenza a Cagliari. Se ci fosse un'esclusione da parte del tribunale, è chiaro che faremmo ricorso».
E' presente l'assessore Sanna.La suspance provocata dalla mancata presentazione della lista del Pd nel collegio di Oristano è stata superata ieri mattina. L'assessore regionale all'Urbanistica, Gian Valerio Sanna, è rimasto ben saldo nella lista provinciale, dove era stato ripescato tre giorni fa provocando dure proteste, soprattutto da parte dei sostenitori del capogruppo uscente Antonio Biancu, il suo rivale, escluso per via del numero dei mandati (la deroga è stata concessa solo a Sanna e negata ad altri a causa della linea del rinnovamento imposta da Renato Soru).
Liste e candidati in calo rispetto al 2004.Cinque anni fa i candidati governatori erano cinque: Renato Soru, Mauro Pili (Centyrodestra), Giacomo Sanna (Psd'Az), Gavino Sale (sempre Irs) e Mario Floris (Uds). Il numero dovrebbe essere confermato, purché con la verifica delle documentazioni non ci siano altre esclusioni oltre a quella di Malu Entu. Ma sono diminuite i partiti che si sono presentati nei provinciali: erano 21, ieri sono stati 15. Soru ne aveva 9 ora ne ha 6 (per l'unificazione nel Pd e per l'uscita del socialisti), Cappellacci ne ha 6, come Pili nel 2004: solo che allora Forza Italia, An e Fortza Paris erano separati (ora sono nel Pdl) e adesso ci sono in più Mpa, Uds, Psd'Az. La diminuzione delle liste ha provocato una drastica riduzione del numero dei candidati: nel 2004 erano più di 1.200, ieri ne sono stati presentati 1.053, compresi quelli di Malu Entu, oltre 60. Con questa esclusione, in lizza rimarranno meno di mille nomi. Insomma, un candidato ogni milleseicento abitanti. Sarà difficile sfuggire alla campagna elettorale di parenti, amici o semplici conoscenti.
La novità della semplificazione politica.Il minor numero di candidati è certamente frutto della semplificazione politica realizzata dai partiti maggiori: tre sigle del 2004 sono confluite nel Pd (Ds, Margherita, Progetto Sardegna), altrettante sono confluite nel Pdl (Forza Italia, An e Fortza Paris). Si sarebbe dovuto realizzare una riduzione ulteriore di concorrenti, ma gli spazi lasciati liberi dai partiti maggiori sono stati occupati da altre sigle. Ma chissà se tutte riusciranno a entrare nel Consiglio regionale.
Centrosinistra, fuori solo il Ps.Un'altra novità, rispetto però alle elezioni politiche dello scorso aprile, riguarda la composizione dell'alleanza di Centrosinistra. Nove mesi fa il Pd di Walter Veltroni si presentò assieme all'Italia dei valori di Antonio Di Pietro. Il Pd di Renato Soru e del segretario Achille Passoni ha invece lasciato fuori solo i socialisti del Ps, che hanno deciso di presentarsi da soli con il segretario regionale Peppino Balia candidato alla presidenza. E' stata ricucita l'alleanza con Rifondazione comunista e il Pdci e all'ultimo momento anche con la neonata «La Sinistra», di cui fanno parte soprattutto esponenti di Sinistra democratica, negli ultimi tempi in rotta con Soru esattamente come i socialisti.
Ma restano le divisioni a sinistra.Dopo la fallimentare esperienza dell'Arcobaleno, i partiti comunisti hanno ripreso a viaggiare separati: con Soru ci sono Rifondazione, Pdci e La Sinistra. Tutti dicono di avere l'obiettivo dell'unità, che al momento resta evidentemente un'utopia.
Lo scontro sul Psd'Az a destra.Altra grande novità è lo spostamento del Psd'Az: dopo anni di scontri a sinistra a livello regionale, i sardisti di Giacomo Sanna e Efisio Trincas hanno abbandonato l'equidistanza dai due poli e stavolta si presentano con il Pdl: «Alleanza solo programmatica», dicono i suoi dirigenti. La scelta ha provocato una scissione: una parte del partito si è candidata nella lista dei Rossomori, collegata alla leadership di Soru. Dai risultati nei singoli collegi (i Rossomori in alcuni non sono presenti) si vedrà chi sarà premiato dagli elettori.
Rinnovamento, fuori molti big nel Pd.Gli scontri politici degli ultimi anni e quelli che hanno portato alle elezioni anticipate si è risolto nella scelta, imposta da Renato Soru, di ridurre da tre a due il numero dei mandati massimi. Tra i più anziani c'erano soprattutto dissidenti, tra i quali il presidente del Consiglio regionale Giacomo Spissu e Silvio Lai, che dei dissidenti era il portavoce. Il successivo scontro sulle deroghe ha finito per penalizzare anche alcuni soriani, come Biancu e come l'assessore Massimo Dadea (alla fine si è salvato solo Gian Valerio Sanna).
Molti vecchi big nel Centrodestra.La scelta di Soru di imporre il rinnovamento è stata spiegata anche come un'esigenza di immagine per contrastare la novità rappresentata nel Centrodestra da Ugo Cappellacci (alla sua prima esperienza elettorale). Il rinnovamento nelle liste a sinistra punta a contrastare il fatto che nel Centrodestra sono presenti diverse personalità che vengono da lontano: in particolare due nell'Udc, come Felicetto Contu (prima candidatura nel 1961) e Giorgio Oppi (1979), uno nell'Uds, come Mario Floris (1974).
La discesa di Berlusconi nel campo sardo.Come dimostrano le polemiche di ieri tra Nuoro e Tortoli, altra novità politica di queste elezioni è che il la sfida principale al candidato uscente (Renato Soru) non è apertamente portata dal competitore ufficiale (Ugo Cappellacci) quanto dal premier (Silvio Berlusconi). E' chiaro che Berlusconi punta a rassicurare l'elettorato del Centrodestra che potrebbe essere spiazzato dalla poca notorietà di Cappellacci. Ma è anche vero che la scelta del Centrodestra di fare una campagna elettorale puntando soprattutto sul leader nazionale sta consentendo a Soru di sottolineare con più convinzione e forza la politica dell'autogoverno. E' uno scontro che durerà per l'intera campagna elettorale, anche perché il Cavaliere ha iniziato a mettere in campo non solo la forza d'urto del Pdl ma anche quella del consiglio dei ministri: venerdi ha assunto le prime decisioni sul «piccolo Piano Marshall» per la Sardegna.
Sanna (Pd): «Deriva propagandistica del governo.Il senatore Francesco Sanna ha dichiarato che «la deriva propagandistica del governo Berlusconi nella campagna elettorale, mentre storpia i contenuti del ddl sul federalismo fiscale, sta sporcando la serietà del lavoro fatto in Senato grazie al dialogo tra maggioranza e Partito democratico». Secondo Sanna, «forse è il caso che Bossi e Calderoli se ne avvedano e sappiano che tali atteggiamenti proiettano una brutta luce sulla prospettiva della discussione parlamentare».
Maninchedda (Psd'AZ): «Insularità, era nell'intesa».Il consigliere regionale sardista Paolo Maninchedda ha replicato alle critiche del Pd sul provvedimento del consiglio dei ministri a proposito di insularità e federalismo fiscale. «Il governo - ha detto Maninchedda - ha recepito due dei punti dell'intesa di Ugo Cappellacci col Psd'az: fiscalità di vantaggio e smilitarizzazione». Polemizzando con la giunta uscente, Maninchedda ha aggiunto: «Quando parlammo di fiscalità di vantaggio con la Rau e con Soru furono scintille. Quando dicemmo che era meglio ottenere gli sgravi fiscali che farsi promettere le entrate nel 2010, venimmo trattati da mentecatti. Non è stato neanche necessario andare a Palazzo Chigi, ma fare un accordo serio, ed ecco che il governo si muove. Propaganda? Non mi pare. E' un provvedimento che facendo leva sull'insularità riassegna i costi della continuità territoriale alla fiscalità generale e crea i presupposti per un'ampia perimetrazione del vantaggio fiscale».
«La Destra è nelle liste con l'Mpa».La Destra dell'ex ministro Francesco Storace partecipa con un «progetto civico» assieme al Movimento per le autonomie e ad altre formazioni a carattere locale. Lo ha reso noto il coordinamento regionale guidato da Michele Di Cristo. «L'identità e l'autonomia de La Destra - ha detto Di Cristo - non è in discussione, ma abbiamo ritenuto che in questa fase cruciale per la Sardegna occorresse rappresentare il senso di appartenenza al territorio e cosi si è deciso di partecipare alla lista civica Insieme per le autonomie avendo riscontrato una piena convergenza programmatica, nell'obiettivo del rilancio della specificità sarda e nel rispetto dell'unità nazionale». La presenza de La Destra «è stata richiesta anche dal candidato governatore Cappellacci».

Filippo Peretti