ARCHIVIO la Nuova Sardegna dal 1999

Parole di speranza nella cattedrale del silenzio

 SANTADI. Tradizionale liturgia eucaristica nelle grotte di Is Zuddas. Ieri mattina, il vescovo di Iglesias monsignor Giovanni Paolo Zedda ha celebrato la Messa nella suggestiva Sala dell’Organo, ai piedi dell’artistico presepe in pietra. Una cerimonia semplice ma di grande spiritualità. E’ stata una occasione per riflettere sul messaggio evangelico i cui contenuti sono stati attualizzati dal rappresentante della chiesa sulcitana. Il vescovo ha anche risposto ad alcune domande sulla crisi del territorio e sul ruolo della Chiesa. Il 2008 si chiude con qualche difficoltà anche per le Grotte di Is Zuddas. Non manca tuttavia la speranza, ed è proprio questo il messaggio che il capo della chiesa locale ha voluto mandare alla comunità diocesana.
 La Cattedrale del Silenzio. Sarà per la magia dei luoghi, la solennità dei canti, l’atmosfera di «chiesa dei primi tempi», ma la liturgia che si celebra, da circa vent’anni, all’interno della grotta di Is Zuddas, provoca forti emozioni anche agli spiriti più laici. E’ stato così anche ieri mattina. Parlare sottovoce per non turbare quel silenzio, dove la natura con un lento lavorio di millenni ha creato la più splendida delle cattedrali, le cui icone sono favolosi intrecci di concrezioni e cristalli inimitabili.
 Una messa voluta in periodo post natalizio proprio per mantenere intatto lo spirito di una festività che non può ridursi all’aspetto consumistico. Il vescovo di Iglesias, Monsignor Giovanni Paolo Zedda, con una breve omelia ha ricordato quali sono i fondamenti di una fede che oggi è ancora viva fra gli uomini. Ma nella vita di tutti i giorni sono tante le difficoltà che opprimono l’uomo, soprattutto in questo periodo di grave crisi: «Le difficoltà non mancano - ha detto - ma c’è la possibilità di reagire. La speranza nasce dal non chiudere gli occhi di fronte alle difficoltà quotidiane. Bisogna trovare il modo di esprimere tutte quelle energie che esistono. Ciò è possibile se ci si basa sull’accoglienza, sul rispetto, sulla voglia di costruire qualcosa insieme. Nei periodi di crisi c’è la tendenza a chiudersi in se stessi ma in questo modo si acuiscono le ingiustizie e le difficoltà. Bisogna invece comunicare, per il bene di tutti».
 Il ruolo della Chiesa anche in questa situazione non cambia: «Annunciamo il Vangelo - ha aggiunto - ed il vangelo è sempre parola di Dio, padre di tutti. Ricordare dunque che siamo un’unica famiglia. Certo ci possono essere momenti di sconforto e di rabbia ed il nostro sforzo non basta. La presenza del Signore ci può aiutare a fare dei passi avanti».
 Un forte messaggio di speranza. La stessa che sorregge un personaggio straordinario, Gianni Salidu, un grande scultore di Sant’Antioco, autore delle statue in pietra che costituiscono l’artistico presepe. Da anni combatte una dura battaglia contro un nemico subdolo che non è riuscito a fiaccare né il suo fisico né il suo straordinario spirito: «Ho realizzato il presepe 18 anni fa- spiega - il primo lo realizzai all’interno di una grotta punica. Poi ho pensato a Santadi, dove ho realizzato delle figure tipiche della nostra tradizione sarda. Per le sculture ho utilizzato trachite, calcare ed una straordinaria pietra gialla, una sorta di tufo, che, mi dicono, provenisse da Malta. In ogni caso, sono delle pietre molto antiche».
 Le grotte di Is Zuddas sono un sito turistico rinomato, apprezzato nel mondo. Il 2008 sarà ricordato come un anno orribile: «Abbiamo lavorato male - conferma Stefano Diana, presidente della Cooperativa Monte Meana - abbiamo avuto una flessione di circa il dieci per cento. Il calo più vistoso s’è registrato ad agosto. Pochi visitatori. Eppure abbiamo fatto un buon lavoro di promozione. Siamo sei soci, più alcuni dipendenti stagionali. La situazione è molto difficile. Speriamo di far meglio il prossimo anno. Cerchiamo di non abbatterci perché crediamo nel nostro lavoro».