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Arrivano i telegrammi con le sospensioni

 SASSARI. Un telegramma per annunciare la «sospensione dalla prestazione». Il messaggio ieri è arrivato a decine di lavoratori della Polimeri Europa che, a fare data da lunedì e fino al 31 gennaio 2009, sono stati collocati in cassa integrazione ordinaria. E’ il segnale che i provvedimenti vengono mantenuti e che, al momento, non ci sono cambiamenti di rotta. Per questo le organizzazioni sindacali del territorio di preparano a nuove manifestazioni di lotta. Martedì mattina si riunisce il coordinamento del petrolchimico creato da Cgil, Cisl e Uil per varare le iniziative.
 E sempre martedì è in programma anche un incontro dei tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil di Sassari con le istituzioni del territorio per confermare la volontà di non partecipare a un tavolo nazionale che non sia quello di Palazzo Chigi. Ieri, intanto, in una lettera inviata alla Confindustria e a Polimeri Europa, oltre che all’Eni e al presidente del consiglio Silvio Berlusconi, i segretari di Cgil, Cisl e Uil e quelli di tutte le categorie, hanno ribadito la richiesta «di revoca di tutti i provvedimenti che tendono a collocare il personale in cassa integrazione», con l’invito a «non adottare altri atti volti a mettere fuori dalla produzione le maestranze delle imprese d’appalto».
 Ma è una discussione tra sordi. Uno parla e l’altro non ascolta, e così Polimeri Europa va avanti (lo testimoniano i telegrammi arrivati ieri), e le organizzazioni sindacali ribadiscono «che ogni confronto, sia esso con Polimeri Europa che con ogni altro soggetto che non sia la Presidenza del consiglio dei ministri è da ritenersi inutile e fuori luogo». Infine, una questione non certo secondaria: «La situazione che si è determinata in conseguenza delle decisioni della Polimeri Europa, rischia di precipitare da un momento all’altro, con gravissime ripercussioni anche sul versante dell’ordine pubblico».
 E al presidente del consiglio Silvio Berlusconi, ieri si sono rivolti anche il presidente della Unioncamere della Sardegna Gavino Sini, e quelli delle Camere di commercio di Cagliari, Nuoro e Oristano Giancarlo Deidda, Romolo Pisano e Pietrino Scanu. Per affermare un concetto che evidenzia l’unità - che mai come questa volta, considerata anche la grande manifestazione di piazza di giovedì a Porto Torres - esiste tra tutte le componenti schierate per la difesa dell’occupazione dello sviluppo della Sardegna. Le Camere di commercio sarde contestano il provvedimento di chiusura dell’impianto industriale di Porto Torres da parte dei vertici di Polimeri Europa (la società del gruppo Eni). «La decisione - affermano i quattro presidenti - può essere l’inizio della fine per l’industria chimica sarda e di un gran numero di piccole e medie imprese nate in tutti questi anni dal volano del settore petrolchimico. Si stima che non saranno meno di mille le aziende coinvolte e almeno 20mila i lavoratori con le rispettive famiglie».
 I rappresentanti delle Camere di commercio parlano di «domino pernicioso che farà cadere migliaia di imprese dell’indotto, specie quello commerciale e artigianale, con sicure ripercussioni di ordine pubblico e sociale».
 Al presidente del consiglio Silvio Berlusconi, viene anche ricordato che «solo cinque anni fa, con il suo Governo e la precedente amministrazione regionale, avevamo sottoscritto un Accordo di programma che coinvolgeva tutti gli attori, compresa l’Eni, che prevedeva scelte strategiche e non certo chiusure. Per questo non è pensabile un dietrofront».
 Appello al Governo nazionale, dunque, perchè colga il grido di attenzione che parte dai lavoratori, dalle imprese, dagli enti locali, dalla società civile e dalle famiglie.
 «Siamo pronti - questa la conclusione - a essere coinvolti con la responsabilità che ha sempre contraddistinto il popolo sardo, ma altrettanto pronti a rifiutare di ricevere totalmente sulle nostre spalle, su quelle delle nostre famiglie e dei nostri figli, il peso di una crisi che non ha certo qui le radici».