06 dicembre 2008 —
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sezione: Spettacolo
SASSARI. Quattordici miliardi di dollari. Il valore degli studenti che scelgono di andare a vivere vicino alla loro università non si misura solo in voti e conoscenza. Qualche tempo fa la Federal Reserve ha progettato uno studio per capire quanto potesse costare agli Stati Uniti il calo di studenti stranieri dopo l11 settembre. Il risultato a nove zeri di questo capitale umano si riferisce al giro di affari generato da 564 mila universitari che arrivavano negli States da ogni angolo del mondo. Il dato è saltato fuori ieri mattina a Sassari durante il convegno «Dai collegi medievali alle residenze universitarie» organizzato dallErsu nella nuova casa dello studente di via Coppino.
«Le sedi decentrate sono ectoplasmi. Luniversità è un luogo dove si trovano servizi, didattica, accoglienza. Altrimenti manca lelemento principale: la civitas». Così lassessore regionale alla pubblica istruzione Maria Antonietta Mongiu nel suo intervento. Ma sfogliare le pagine della storia si trovano motivi diversi che hanno convinto le istituzioni a dare un letto agli studenti. Se il pragmatismo americano dimostra limportanza dellargomento con il potere dei numeri, è dal Milletrecento che collegi e convitti hanno iniziato ad accompagnare i corsi di studi. I gesuiti sono stati un punto di riferimento. Lintento era quello di plasmare la futura classe dirigente: allevare nuovi burocrati per garantirsi un dialogo privilegiato con la chiesa.
Le rivoluzioni più importanti sono nate nelle aule guidate dalla Compagnia di Gesù: la divisione in classi e le verifiche dei progressi negli studi sono state messe a punto proprio dai gesuiti, come ricorda Andrea Romano, dellUniversità di Messina.
Ma i cattolici non si sono fatti attendere. Già nel Cinquecento si aprono a studenti poveri e volenterosi le prime residenze volute da cardinali e arcivescovi. A spiegarlo è Simona Negruzzo delluniversità Cattolica del Sacro Cuore di Brescia. Studi di teologia, logica e grammatica si accompagnano a un codice rigoroso. Chi salta le lezioni è escluso dalla cena, se è fortunato rimedia pane e vino. Il vestiario è quasi sempre in panno nero, mai di seta, ad eccezione del mantello.
Nellincontro, coordinato da Attilio Mastino e Piero Sanna, si intravede anche un intenso scorcio della Sardegna del Seicento, grazie alla ricostruzione storica del Collegio dei nobili di Cagliari messa a punto da Carla Ferrante (Archivio di Stato di Cagliari) e da Antonello Mattone, professore dellateneo sassarese e anima del convegno.
Oggi in Italia gli studenti universitari hanno a disposizione 33 mila letti. Rispetto agli iscritti (un milione e 800 mila nellultimo anno accademico) le stanze coprono solo il due per cento. «Un vero e proprio gap rispetto allEuropa» denuncia Christian Solinas, presidente dellassociazione nazionale per il diritto allo studio universitario. La Spagna garantisce il 9 per cento, e le repubbliche baltiche toccano la punta vertiginosa del 23%. In molti casi però la quantità si bilancia con stanze microscopiche di sette metri quadrati.
«La Sardegna è la regione che ha investito di più in Italia per lo studio universitario» conferma Solinas. Un dato più volte sottolineato anche dallassessore regionale allistruzione, Maria Antonietta Mongiu, intervenuta a fine mattinata.
Oggi, dalle 9, la giornata conclusiva dei lavori, dedicata ai risultati di unindagine che rivela pregi e difetti della vita nelle case dello studente. Doveva esserci anche Soru, ma ha fatto sapere che non verrà.
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Silvana Porcu