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Nuovo ospedale, la Regione stacca l’assegno

 SASSARI. Servono 120 milioni di euro per cancellare il malandato «Santissima Annunziata» e costruire sulle sue ceneri un ospedale moderno e tecnologico. La Regione è pronta a staccare l’assegno: la promessa è scritta nero su bianco nella delibera 58/25 del 28 ottobre. Altri 80 milioni andranno ad Alghero, per il nuovo nosocomio di Taulera. Tre i milioni riservati al rinnovo della tecnologia sanitaria, cinque quelli destinati alle Case della salute. Gongola la Asl e fa festa pure l’Azienda mista: i patti sono stati mantenuti, con il direttore generale Renato Mura arrivano anche 123 milioni indispensabili per andare avanti.
 Nella torta di 862 milioni di euro, è ricca la fetta riservata alla sanità sassarese: tra Azienda sanitaria e Azienda mista, il tesoretto è di 331 milioni e spiccioli. Serviranno per realizzare quanto il piano sanitario regionale ha previsto per il Nord Sardegna.
Il nuovo ospedale. La storia è tormentata. Ma nonostante il flop imprevisto del project financing, probabilmente saranno rispettati i tempi stabiliti: entro il mese di marzo del 2009, verranno affidati i lavori per la costruzione del nuovo ospedale che prenderà il posto del «Santissima Annunziata». Dopo il primo bando fallito a causa dei costi elevatissimi, la Asl aveva scelto di seguire una strada diversa, cioè quella più classica dell’appalto. L’ufficio tecnico ha curato un’idea progettuale che ridisegna completamente il quadrilatero compreso tra le vie De Nicola, Italia, Monte Grappa e viale San Pietro. La proposta di cittadella sanitaria è stata sottoposta alle imprese che hanno partecipato al bando di gara. Il progetto migliore verrà acquistato dalla Asl al prezzo di 400mila euro, poi si procederà all’appalto. L’esame dei progetti è già iniziato, a breve si conoscerà quello vincente. Il nuovo ospedale civile occuperà un’area di 60mila quadri e avrà 470 posti letto. La struttura sarà divisa in vari blocchi, sopra il pronto soccorso troverà posto una piastra tecnologica con dieci sale operatorie. Ampi gli spazi riservati ai laboratori e agli ambulatori, 177 i parcheggi interrati raggiungibili da una rampa d’accesso sul lato di viale Italia.
L’azienda mista. Nella fase delicata del toto-candidati, l’Università era stata chiarissima. Nei vari incontri con la Regione, era stato ribadito un concetto considerato fondamentale: il nuovo direttore generale dovrà arrivare con una valigia carica di finanziamenti. E quando sul nome di David Harris, il primo re senza corona dell’Azienda mista, si erano perse le speranze perchè il manager angloamericano era sprovvisto di titoli indispensabili, il via libera al chirurgo Renato Mura era stato legato a una promessa da parte del presidente Soru e dell’assessore Dirindin. I patti sono stati mantenuti, anche sulla cifra ipotizzata dall’Università la Regione non ha battuto ciglio. Erano stati chiesti 123 milioni, la delibera del 28 ottobre dice che ne arriveranno 123. Con questi fondi potrà avviare sia la riqualificazione edilizia dell’esistente che la costruzione di nuove strutture ex novo. A partire dal Materno Infantile, che sorgerà accanto al Clemente. Dice il direttore generale Renato Mura: «Prioritari saranno gli interventi strutturali in grado di garantire un’offerta sanitaria d’eccellenza, grazie al potenziamento tecnologico e alla maggiore umanizzazione dei servizi»
Le case della salute. Saranno 33 spalmate in tutta l’isola. Sono cinque quella che la Asl 1 considera indispensabili nel Sassarese. Oltre a quelle di Ittiri e di Thiesi, l’azienda sanitaria aveva sollecitato lo stanziamento di fondi per l’apertura di strutture sanitarie anche a Porto Torres, Bono e Sorso. In attesa di conoscere i dettagli dell’operazione, per ora la notizia certa è che la Regione ha destinato alla provincia di Sassari cinque milioni di euro. È dunque altamente probabile che le richieste della Asl vengano esaudite. Nelle case della salute i posti letto saranno destinati alle fasce deboli della popolazione che non necessitano di ricovero ospedaliero per acuti ma che soffrono di patologie che non possono essere curate a domicilio.